Le Protagoniste

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FRANCIA BATTE ITALIA SU TROPPI FRONTI

maggio 24, 2017

In Italia la parità al Governo è durata lo spazio di una settimana. Nel 2014, al momento della presentazione della lista dei Ministri, Matteo Renzi fece l’inaudibile nella storia della Repubblica italiana: parità assoluta, otto donne e otto uomini, con dicasteri di peso e mai al femminile come la Difesa. Appena una settimana dopo, però, la lista dei Viceministri vedeva la quota femminile scesa al 32% e quella dei sottosegretari al 27%. Da lì un percorso in discesa, con la dipartita prima del Ministro Lanzetta, poi di Federica Mogherini e Federica Guidi fino ad arrivare a 11 uomini e 5 donne (69% contro 31%) fra i ministri e a 35 uomini e 11 donne (76% a 24%) fra viceministri e sottosegretari. Con Gentiloni, il rapporto è sceso ulteriormente con 5 ministre su 18 dicasteri e il 14,2& di viceministre il 14,2%. E, nel frattempo, da Renzi passando per Gentiloni, la Pari opportunità continuano a non meritare la dignità di Ministero per rimanere un semplice Dipartimento.

MADRI NONOSTANTE TUTTI (GLI OSTACOLI)

maggio 18, 2017

Diventano madri sempre più tardi, spesso sono costrette a rinunciare al lavoro e al tempo libero a causa degli impegni e di un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino. È questo il quadro che emerge dal II Rapporto “Le equilibriste: la maternità tra ostacoli e visioni di futuro” sulla condizione materna in Italia, diffuso da Save the Children.
Partendo dal principio, possiamo dire che le italiane sono tra le mamme più attempate d’Europa: penultimo posto, seguita solo dalla Spagna, con una media di anni al parto di 31,7 contro quella europea di 30,5.

IL DIVARIO TRA REGIONI
I tre indicatori di cura, lavoro e servizi per l’infanzia della seconda edizione del Mothers’ Index italiano sottolineano come la scelta di diventare madre nel nostro Paese possa pregiudicare la condizione sociale, professionale ed economica di una donna. E già qui ci sarebbero motivi sufficienti per preoccuparsi (o arrabbiarsi) ma, visto che peggio non c’è fine, dal rapporto emergono anche delle differenze tra le Regioni italiane a dir poco inaccettabili. Come sempre, al Nord è meglio e per una madre che mette al mondo una creatura nel profondo Sud, le difficoltà si moltiplicano, quasi non fosse anche lei italiana e quasi che la maternità non fosse una risorsa ma solo un ostacolo… La Regione “mother friendly” per eccellenza è, manco a dirlo, il Trentino-Alto Adige, seguito da Valle d’Aosta (2°), Emilia-Romagna (3°), Lombardia (4°) e Piemonte (5°). Emblematico il caso del Veneto, che rispetto allo scorso anno, sale di tre posizioni (dal 9° al 6° posto). È la Sicilia (20°) a registrare la performance peggiore a livello nazionale, preceduta da Calabria (19°), Puglia (18°), Campania (17°) e Basilicata (16°).
MAMME AL LAVORO, O FORSE NO…
Ovviamente nella poco sollevante condizione delle madri italiane influiscono pesantemente le criticità strutturali sul fronte dell’occupazione. Le disparità salariali, i part-time, le riduzioni dell’orario di lavoro, i contratti precari sono spesso le situazioni alle quali le donne devono adattarsi per non perdere il proprio posto nel mercato del lavoro. In questo quadro, la conseguenza più diretta è un abbassamento del livello di qualità della vita che spesso pregiudica scelte familiari e riproduttive. Inoltre, rispetto ai loro colleghi uomini, in Italia le donne vengono pagate meno, una condizione che le rende vulnerabili e a rischio di povertà. In Italia, le donne in fascia d’eta “fertile” sono occupate per il 57,9% (media che ovviamente al Sud è meno della metà) contro il 77,9% di uomini della stessa età. Con l’aumentare del numero di figli, aumentano anche le possibilità di rimanere disoccupate. In Italia, si passa da un tasso occupazionale del 58,4% per le donne con un figlio (72,5% la media UE28), al 54,6% per quelle con due bambini (71% la media UE28) fino al 41,4% per quelle con tre o più figli (54,9% la media UE28). Invece gli uomini registrano tassi occupazionali rispettivamente dell’82,1%, dell’86,7% e dell’82,9%: ovvero per un uomo avere figli è assolutamente ininfluente se non un incentivo alla carriera!!

CAREGIVERS
In Italia, poi, molte donne, spesso sole (anche a causa dell’aumento dei divorzi e delle separazioni), si trovano a dover sopperire ad un welfare carente e a doversi occupare di genitori anziani e di figli piccoli in un’età sempre più adulta. Sono circa 8 milioni, infatti, le madri tra i 25 e i 64 anni che convivono con figli under 15 o tra i 16 e i 25 anni ancora economicamente dipendenti. Le incombenze della cura familiare si concentrano maggiormente sulle mamme con il figlio più piccolo sotto i 5 anni (2,7 milioni), su quelle con il figlio più piccolo tra i 6 e gli 11 anni (2 milioni) e su quelle con il figlio più piccolo oltre i 12 anni (3,2 milioni); anche se le maggiori criticità relative al carico di cura pesano soprattutto sulle mamme con tre o più figli (646mila) e su quelle con due figli dei quali quello più piccolo è sotto i 5 anni (1,1 milioni). Se si sommano a questi dati quelli sulla cura di persone anziane, il risultato è allarmante: la media complessiva del lavoro di cura di bambini 0-4 anni e anziani over 80 che grava sulle donne in Italia tra i 15 e i 64 anni è del 33,8% e aumenterà nel 2036 arrivando al 46,2% (a meno che, come è auspicabile, non si rafforzi nel frattempo la rete di welfare e cambi in modo significativo la distribuzione dei carichi di cura tra donne e uomini).
Un trend, quello del carico della cura familiare, che passa di donna in donna come una staffetta obbligata e viene chiamato global care chain (catena della cura globale) e che vede le donne come caregivers, siano esse componenti della famiglia oppure no. Le donne italiane, a causa del loro ingresso nel mondo del lavoro e del mancato welfare a loro supporto, sono costrette a delegare altre donne spesso provenienti da Paesi economicamente meno avanzati, la cura di figli ed anziani. Queste stesse donne, sono costrette a lasciare la propria famiglia nel Paese di provenienza e a delegare a loro volta altre donne all’accudimento dei bambini o degli anziani.

GLI ASILI, QUESTI SCONOSCIUTI…
Nella conciliazione tra vita e lavoro per le donne, ruolo fondamentale riveste l’accesso al nido e ai servizi di assistenza all’infanzia. Diversi studi evidenziano come anche lo sviluppo del bambino sia strettamente legato alla frequenza dell’asilo nido. Solo 9 paesi in UE hanno raggiunto l’obiettivo del 33% di bambini sotto i 3 anni che frequentano il nido. L’Italia è di poco sopra il 27% considerando il cumulo di presenze nei nidi pubblici e in quelli privati. Il dato che riguarda l’utenza effettiva dei soli asili pubblici in Italia è preoccupante, la media nazionale è solo del 12,9%. Negli ultimi anni, nel nostro Paese sono state approvate leggi a sostegno delle famiglie, che mirano a combattere le difficoltà anche economiche di chi decide di mettere al mondo un figlio, tuttavia, il più delle volte si tratta di bonus e misure una tantum che non rafforzano la rete strutturale dei servizi.

VENEZUELANE IN PIAZZA

maggio 7, 2017

DI Valeria Ferrero & Valeria Gangemi

Lilian Tintori, moglie del leader oppositore venezuelano Leopoldo Lopez in carcere da tre anni, ha annunciato che domani si svolgerà “una protesta di sole donne, senza uomini e senza armi”, vestite di bianco e con un fiore in mano, per chiedere che “cessi la repressione e si restituisca la democrazia nel nostro paese”. In una conferenza stampa, Tintori – insieme a dirigenti femminili e spose di prigionieri politici – ha denunciato che la repressione della protesta si sta indurendo nel paese.
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La moglie di Leopoldo Lopez si è rivolta direttamente al ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, a cui ha chiesto: “Ordinerai di sparare anche contro le donne? Lascerai che Maduro ti faccia sporcare di sangue l’uniforme? Hai un’ultima possibilità questo sabato, non sprecarla”. “Ai militari della Guardia Nazionale diciamo: scendete dai blindati, deponete le armi e abbracciate le vostre donne, le vostre madri, le vostre mogli. Basta sparare, basta uccidere, basta con la paura e la violenza”, ha aggiunto.

Il paese sta vivendo uno dei periodi piu violenti ed una prevedibile svolta autoritaria di una fragile democrazia. La sua elezione alla Presidenza della Repubblica infatti e’ stata decisa con uno stretto margine il 50,78% dei voti contro il 48,95% dello sfidante
E’ dal 2014 che esiste questa protesta che ora diventa incontenibile con una repressione violenta inaccettabile.
Il simbolo di questa rivolta e’ Wonder Woman dopo che una donna Caterina Ciarcelluti da sola ha bloccato un blindato a Caracas.
A questa forma di protesta ora si affianca quella prevista domani da parte di tutte le donne senza armi che sfideranno il potere con la sola forza del silenzio. Una lezione di politica attiva da parte delle donne venezuelane che sfida
quelle europee troppo supine e ripiegate in se stesse che hanno perso il gusto della sfida e della protesta per una società’ più equa e giusta.
Che neanche di fronte al femminicio riesce in modo unitario forte e deciso a lanciare una protesta organizzata ed una reale proposta di cambiamento.
Dovremmo apprendere da questo ennesimo esempio che i diritti si conquistano con una lotto seria e costante. Nessuno ne tantomento il potere ti regala nulla…

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LA FONDAZIONE MARISA BELLISARIO E INTESA SANPAOLO INCONTRANO LE IMPRESE FINALISTE

maggio 4, 2017

Sì è conclusa la selezione delle imprese candidate al premio istituito da Fondazione Bellisario e Intesa Sanpaolo, che incoraggia l’attuazione di politiche
concrete e innovative nel campo della parità di genere
111 le aziende finaliste, scelte in tutta Italia tra le quasi 600 che si sono presentate: tutte riceveranno un riconoscimento nel corso di cinque eventi sul territorio, in cui saranno condivise le esperienze più virtuose. Oggi a Milano l’incontro con le prime 28
Le due imprese vincitrici, una piccola e una media, saranno proclamate il prossimo 16 giugno, durante la XXIX edizione del Premio Bellisario “Donne ad alta quota”

L’EUROPA CHIAMA IL SOCIALE. GLI STATI RISPONDANO

aprile 27, 2017

È spesso accusata di tecnocrazia, di anteporre i numeri alle persone, i bilanci alle povertà, i conti alle famiglie. Ma spesso è anche vero che Ue e Bruxelles fungono da capro espiratorio di una mancanza di volontà politica da parte dei singoli Stati, che in materia di welfare hanno competenza pressoché esclusiva.
Adesso l’Europa ci prova, o meglio riprova, e oggi la Commissione fa un importante passo in avanti per l’istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali, con l’obiettivo di realizzare un’economia competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Il pilastro stabilisce 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. I principi e diritti sanciti dal pilastro sono articolati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali.