Le Protagoniste

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USA: DUE DONNE NELLA SQUADRA DI TRUMP

novembre 24, 2016

Haley ambasciatrice all’Onu, DeVos all’Istruzione
La governatrice del South Carolina, Nikki Haley, avrebbe accettato l’offerta di Donald Trump di diventare l’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. Lo riferiscono fonti vicine allo staff che gestisce la transizione del presidente eletto, riportate da Nbc News. Haley, 44 anni, è al suo secondo mandato da governatrice della South Carolina, dove è molto apprezzata. Durante le primarie repubblicane per le presidenziali, aveva inizialmente appoggiato il senatore Marco Rubio, poi il senatore Ted Cruz. Haley prenderebbe il posto di Samantha Power, scelta da Obama nel 2013.

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COME ATTIRARE LE DONNE NELLE SPECIALIZZAZIONI TECNOLOGICHE?

maggio 5, 2015

Di Ornella Del Guasto
La storia è nota, scrive The International New York Times: alla Apple le donne sono presenti al 20% dei lavori tecnologici, a Google solo al 17%. In USA, secondo il comitato economico del Congresso, le donne impegnate nell’high tech raggiungono in tutto il 14%. Come mai così poche? Le ragioni sono varie: dal sessismo sul posto di lavoro, alla mancanza di un modello di riferimento femminile o a stereotipi quali la mancanza di competenza o predisposizione tecnica delle donne. Eppure qualcosa si muove dice l’esperta della prestigiosa università di Berkeley. Lo scorso autunno l’Università californiana ha svolto corsi e stabilito borse di studio per progetti tecnici volti a cercare di risolvere i problemi delle popolazioni a basso reddito e metà degli studenti che hanno partecipato erano donne. Gli obiettivi andavano ad esempio su come riuscire a garantire ai poveri più acqua potabile, o attrezzature medicali per curare malattie tropicali trascurate o strumenti per attività manifatturiere locali in regioni povere e remote. Questo dimostra che le donne sono interessate a progetti di engineering ma solo se puntano a prodotti sociali che riducano la povertà e la disuguaglianza. Non a caso nel 2014 il corso del MIT dedicato a tecnologie che possono migliorare la vita dei popoli che combattono la povertà ha registrato una presenza femminile del 74% su 270 studenti. Conferma l’Università dell’Arizona che ha rilevato nei corsi sull’engineering umanitario una presenza femminile doppia rispetto a quella nei corsi di engineering tradizionali. Susan Amrose che insegna al corso di tecnologie civili per l’Ambiente di Berkeley ha detto che dei suoi studenti 128 sono ragazze contro 103 maschi e che lo scorso autunno la media della presenza femminile nei corsi tecnici sociali era del 70%, in linea con le altre Università americane. Una chiara indicazione come il numero delle donne nelle specialità tecnologiche aumenti se vengono proposti loro obiettivi che coprano bisogni social.


LESLIE IRELAND, UNA DONNA PER LA SICUREZZA AMERICANA

aprile 23, 2015

Di Ornella Del Guasto
Negli ultimi 10 anni gli USA hanno usato le sanzioni per punire l’Iran, il Nord Corea, la Russia e sono riusciti spesso ad intercettare e bloccare il flusso di denaro ai cartelli della droga e ai gruppi terroristi dei Paesi islamici. Il merito, scrive Bloomberg Businessweek, va all’Ufficio “Intelligence and Analysis” del Dipartimento del Tesoro USA che nella decade ha assunto un ruolo di leadership nell’allestire la rete di sicurezza nazionale che deve proteggere l’America dalle minacce esterne. A capo di questo Ufficio dal 2010 c’è una giovane donna, Leslie Ireland, ex dirigente della CIA dove si è occupata delle problematiche legate all’Iran e alle armi di distruzione di massa. Leslie è il consigliere per la sicurezza di Obama dal giorno in cui è stato eletto nel 2008, a cui fa ogni giorno una rapida relazione sulla situazione. Leslie Ireland è figlia di un matematico che lavorò nel team del progetto lunare Apollo, e curiosamente fu incoraggiata a diventare una spia dal padre della sua compagna di stanza nell’università di Georgetown, che era un agente segreto che operava in Iran.


HILLARY: UNA SQUADRA AL FEMMINILE PER ESPUGNARE LA CASA BIANCA

aprile 17, 2015

Parte bene Hillary, consapevole che dalle donne dipenderà in gran parte la realizzazione del suo obiettivo. Nei giorni in cui la sfida elettorale è stata appena lanciata, prende sempre più corpo anche la macchina organizzativa e le prime mosse non lasciano spazi a dubbi: la rivoluzione al femminile di Hillary è già iniziata. L’ex First Lady, ormai ufficialmente in campagna elettorale per superare lo scoglio delle primarie all’interno del partito democratico e lanciarsi nella corsa per la Casa Bianca, ha infatti deciso di metter su un think-tank per metà al femminile, una task-force per le primarie in rosa.
Tra i tre super consiglieri nominati ufficialmente alla guida del suo ufficio politico elettorale, due sono donne: Maya Harris, esperta di diritti umani e già tra le menti più ascoltate del Center for American Progress e Ann O’Leary, responsabile dell’ufficio legislativo della Clinton al Senato e nota per la sua preparazione in materia di diritti dei minori. Ancor più spazio nel settore nevralgico della comunicazione. Jennifer Palmieri, fino a poco tempo fa a capo della comunicazione della Casa Bianca, ha assunto lo stesso incarico per ‘Hillary 2016′. Il vice sarà la già giornalista del canale MSNBC Karen Finney, assieme a Kristina Shake in passato primo consigliere alla Casa Bianca di Michelle Obama. E molte donne sono anche tra le responsabili della comunicazione scelte nei diversi Stati. Il coordinamento e la progettazione della piattaforma digitale della campagna è stato affidato a Stephanie Hannon, già nome di punta di Google.
Neera Tanden, di famiglia indiana, presidente del Center of American Progress, al di là degli incarichi ufficiali che riceverà, sarà comunque una tra le più ascoltate. Da tempo ottima confidente di Hillary, assieme alla figlia della stessa First Lady Chelsea, fa parte di quello che è stato ribattezzato il ‘cerchio magico’ dei Clinton. Accanto a lei anche Huma Abedin, considerata dalla Clinton una seconda figlia e già al suo fianco ai tempi dell’incarico come Segretario di Stato. Assieme a loro Stephany Schriock, presidente di Emily’s List, l’organizzazione da sempre in prima linea per promuovere la presenza delle donne in politica, ma anche amiche di sempre come Melanne Verveer, con Hillary sin dai tempi della Casa Bianca. E poi Minyion Moore, già in prima linea nelle Primarie del 2008, o la vecchia conoscenza Maggie Williams e Capricia Marshall, capo ufficio a Foggie Bottom quando Hillary era segretario di Stato, fino a Tina Flournay, presidente dell’associazione americana degli insegnanti.
Tutte scelte dettate dal cuore – certo – ma anche e soprattutto da una lucida strategia elettorale in cui niente sarà lasciato al caso. Nelle presidenziali 2012, infatti, il maggior numero di votanti sono stati donne (con una quota superiore al 53%), senza contare che tra le ragazze tra i 18 e i 29 anni, quelle della generazione ‘Millenial’, Hillary Clinton è super favorita. In un recente sondaggio della Survey Monkey, su un campione di oltre mille intervistate, tra di loro la Clinton ha raccolto oltre il 70% dei consensi, per poi scendere a 54% generale fra le elettrici di tutte le età. E gli esperti di statistica hanno già acceso i fari sul fattore ‘D’.


JANET YELLEN HA VINTO IL PRIMO ROUND

febbraio 13, 2014

di Ornella del Guasto

Secondo la stampa americana la nuova governatrice della Federal Reserve, Janet Yellen, ha dato un’impressione favorevole nell‘audizione davanti al Congresso che l’aveva accolta con i fucili puntati. Yellen ha rassicurato i parlamentari sulla continuazione della politica di Bernanke, che ha appena terminato i suoi 8 anni a capo della Banca centrale, e cioè anche in futuro la prosecuzione della graduale riduzione degli acquisti di titoli sul mercato nonostante a dicembre siano stati deludenti i dati sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Solo un deciso peggioramento delle condizioni economiche, ha precisato la Yellen, potrebbe spingere la Fed a cambiare rotta. I tassi a breve resteranno a zero ancora a lungo. Il mercato del lavoro USA rimane però molto precario ma l’analisi rassicurante della Yellen al momento è piaciuto alle borse che hanno reagito con forti rialzi. I mercati d’altra parte vivono alla giornata e hanno dato fiducia alla nuova Governatrice, convinta che l’economia americana sia al riparo dalle tempeste internazionali e che una maggiore prudenza monetaria della Fed non danneggerà le economie emergenti.


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READY FOR HILLARY?

gennaio 17, 2014

C’è qualcuno che può fermare Hillary?». Se lo chiede il Time, che all’ex Segretario di Stato dedica l’ultima copertina, spiegando il senso della domanda con una scarpa femminile che schiaccia un ipotetico rivale nella corsa alle presidenziali del 2016.

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MICHELLE SI BATTE PER L’ISTRUZIONE DEI POVERI

gennaio 13, 2014

La First Lady americana dopo la lotta all’obesità si è lanciata in una nuova iniziativa, scrive International New York Times. Vuole aiutare gli studenti provenienti dalle famiglie disagiate a laurearsi quando hanno conseguito il diploma.

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MARY BARRA: LA PRIMA VOLTA DI UNA DONNA ALLA GUIDA DI UN GRUPPO AUTOMOBILISTICO

gennaio 13, 2014

Marry Barra, in General Motors da più di trent’anni, dal 15 Gennaio sarà la prima manager a prendere il comando di una delle «Big Three».

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USA: la nuova guerra delle donne

luglio 1, 2013

Quando questo mese, scrive Herald Tribune, la Camera dei Deputati, dominata dai repubblicani, ha approvato una legge restrittiva sull’aborto, in tutti gli Stati americani c’è stata una sollevazione femminile. ”E’  la legge contro la libertà di scelta più restrittiva che si sia mai vista da anni – ha accusato Jess McIntosh, direttore  della “Lista Emily” che appoggia le candidate democratiche ed è uno dei maggiori comitati americani di azione politica- “E’ manifestamente anticostituzionale  e riduce i diritti di ogni donna”. “E’ chiaro che con la crisi economica e la disoccupazione dilagante  la questione femminile non è una priorità – ha aggiunto Stephanie Schriock capo di Emily- le donne nel 2012 hanno già respinto con largo margine l’Agenda repubblicana in materia ma evidentemente la lezione non è stata imparata”. Ci sono infatti scarse possibilità che la legge  che mette al bando l’aborto dopo le 22 settimane,  passi al Senato dominato dai democratici ma è un fatto indiscusso che l’aborto diventerà uno degli argomenti centrali delle prossime elezioni di mid-term e già serve a mettere in luce le crescenti proteste dei movimenti antiabortisti in alcuni Stati chiave perché secondo i repubblicani dopo le 22 settimane il feto è ormai in grado di soffrire. Negli ultimi 3 anni almeno 11 stati hanno approvato su base locale leggi restrittive in materia : tra cui  l’Arkansas, il Nord Dakota, l’Ohio e stanno per adottare il “Protection Act” del bambino non nato  la Carolina del Sud e il Wisconsin. Ma è soprattutto l’importante e repubblicano Texas in procinto di approvare la legge più restrittiva di tutti, seguito dal Tennessee dove è molto attiva Marsha Blackburn la deputata repubblicana che ha imposto la legge alla Camera. “Purtroppo –commentano gli analisti – quanto avviene in USA anticipa quello che avverrà nel resto del mondo  dove sta già diventando  sempre più difficile abbattere le barriere che limitano l’autodeterminazione delle donna nella scelta dell’aborto sicuro”.

Ornella Del Guasto


La violenza contro le donne militari USA

maggio 15, 2013

Pochi giorni fa il colonnello Jeffrei Krusinski, capo dell’aviazione militare USA,  è stato arrestato per aver violentato una collega. Una fonte del 2012 ha rivelato che nei 2 anni precedenti si sono verificati nelle forze armate 26mila casi di violenza sessuale perpetrati contro le donne ma anche contro alcuni uomini. Un’epidemia se non uno sgradevole sport che le autorità militari non riescono a  contenere. Per questo un furibondo Obama è intervenuto imponendo al Segretario alla Difesa di provvedere senza indugi. L’efficacia del suo intervento sarà testato domani ,15 maggio, se i diversi corpi  riusciranno finalmente a fissare i piani  di una seria parità di genere nelle operazioni militari mettendo fine alle regole che escludono la partecipazione delle donne dai combattimenti. Congresso e Pentagono infatti concordano che la soluzione alla violenza sessuale verrà solo con la loro completa integrazione nei servizi militari, dove ancora oggi sono considerate addetti di seconda fila. Si ritiene infatti  che la violenza sessuale sia il sintomo non la causa, il prodotto di una cultura istituzionale costruita intorno a regole che proibiscono la parità della donna nel mondo militare. Certamente non sarà semplice smantellare  le barriere istituzionali costruite nei secoli, e perciò bisognerà impostare una strategia  di cultura, di training, di servizi  e di opportunità di posizioni e promozioni. Se le regole che impediscono la parità di genere domani non saranno cancellate non sono previste sanzioni ma comunque si tratterà di un pessimo segnale. Quale che sia il risultato, il Pentagono da adesso dovrà ostacolare che all’interno delle forze armate si perpetui un ambiente ostile. D’altra parte la prevalenza delle donne in ogni istituzione sta cambiando la cultura. Non è casuale  che gli sforzi di riforma dell’approccio legale al problema del Pentagono, voluto da Hagel, coincidano con le pressanti richieste di donne importanti: le senatrici  Kirsten Gillibrand, Barbara Boxer e la deputata  Niki Tsongas  questa settimana proporranno una legislazione che emenderà il Codice di Giustizia Militare.

Ornella Del Guasto