Le Protagoniste

Autore: LE PROTAGONISTE


Il costo del sessismo. Il potere delle donne

settembre 7, 2015

di Ornella del Guasto

Il sessismo non è solo sbagliato ma anche costoso, scrive The Economist. L’America Latina ha fatto notevoli passi avanti nel portare le donne nel mondo del lavoro ma nonostante questol loro tasso di occupazione è ancora molto indietro rispetto agli uomini. Secondo uno studio di 2 esperti dell’Università di Barcellona e del Massachusetts se il gap venisse chiuso il Pil regionale pro capite aumenterebbe del 16% .I due economisti, David Cumberes e Marc Teigner, hanno calcolato l’effetto economico se venisse eliminato lo squilibrio tra gli uomini e le donne che controllano il business, arrivando alla conclusione che l’ America Latina sarebbe più ricca procapite del 4,7%. Per esempio nel Continente sudamericano, la forza lavoro femminile varia da paese a paese: in Messico, la seconda più grande economia e in Cile , l’economia più avanzata, è molto più bassa per le donne che per gli uomini, nonostante entrambi i Paesi appartengano all’OCSE, sacrificando così la capacità di produzione molto più della Bolivia che pure è un paese molto più povero ma che ha una sostanziosa partecipazione femminile al mondo del lavoro, o nel contesto dei Paesi poveri, della Bielorussia probabilmente perché come stato comunista ha incoraggiato l’occupazione delle donne ( il modello mondiale al top resta la Scandinavia dove entrambi i sessi hanno eguali tassi di partecipazione). Tuttavia anche se i due economisti hanno sottolineato con schemi e grafici i benefici che scaturirebbero a un paese da una più alta partecipazione delle donne alla forza lavoro nel loro studio non hanno adeguatamente messo in evidenza come le donne latine siano più istruite dei loro fratelli e quindi più produttive se venissero impiegate. Anche la violenza sulle donne ha costi notevoli: secondo uno studio del 2007 in Brasile riduce il Prodotto nazionale lordo del l’1,2% mentre molti studi hanno rilevato come le compagnie senza donne nei Cda facciano meno profitti rispetto a quelli più femminilizzati perché sono meno meritocratici .E’ giusto quindi dare eguali opportunità ai 2 sessi perché questo rappresenta anche un notevole potenziale economico.


Nel Kurdistan turco le donne combattono i tabù feudali

luglio 2, 2015

Hamide Celek , di 48 anni, consigliera della municipalità di Batman città del sud –est della Turchia, ad un inviato di Le Monde ha dichiarato fermamente che mai permetterebbe alle sue figlie di passare nella vita quello che ha passato lei. Hamide a 14 anni è stata sposata dai genitori con un ragazzo più vecchio di lei di 10 anni che non aveva mai visto : “che potevo fare? solo obbedire”. Fortunatamente il matrimonio in qualche modo ha funzionato, allietato dalla nascita di 6 figli, 4 femmine e 2 maschi “ ma – precisa Hamide – mi sono sempre battuta perché le mie ragazze studiassero come i fratelli e si scegliessero i mariti che volevano”. Oggi Hamide è una donna politicamente rispettata nella sua città e un’appassionata militante dei diritti delle donne nel partito DPB (partito Democratico filocurdo delle Regioni). DPB è una filiazione del partito Democratico dei Popoli che alle elezioni legislative del 7 giugno ha ottenuto il 13% dei voti e 80 deputati, affermandosi in tutte le regioni curde del Sud e del Sud est della Turchia e condizionando i progetti del premier Erdogan. Il partito curdo ha dimostrato che la parità di genere non è una parola vana presentando liste scrupolosamente paritarie e responsabilità condivise e che bisogna strenuamente battersi per mettere fine ai tabù feudali ancora così radicati nel Kurdistan turco. Secondo il rapporto 2014 della Ong Ka-Mer circa 164mila ragazze in 23 città dell’Anatolia non hanno avuto accesso alla loro quota di eredità familiare che va solo ai discendenti maschi, in contrasto con la legge turca che stabilisce che l’asse ereditaria debba essere divisa in modo eguale tra tutti i figli. Inoltre secondo Ka-Mer in quelle regioni il 71% dei matrimoni è combinato e il 33% delle spose ha meno di 18 anni. Si registra almeno un dato positivo : sono in via di estinzione l’obbligo per la vedova di sposare uno dei cognati e il cosiddetto “prezzo del sangue” e cioè le donne consegnate come “merce compensativa” tra famiglie in conflitto perché ne facciano quello che vogliono. Resta però la violenza psichica, sessuale e psicologica esercitata sulle donne nel Sud e nel Sud Est del Paese (51-57%) rispetto alle aree più progredite dell’Anatolia (42%) ma le ragazze sono quasi sempre così sottomesse a enormi pressioni familiari da non riuscire denunciare alle autorità la loro condizione mentre resta in vigore il codice d’onore ancestrale che autorizza i parenti ad uccidere la ragazza che ha disonorato la famiglia. Secondo il sindaco di Batman, la liberazione della donna oltre che attraverso l’istruzione passa attraverso il lavoro e per questo la Municipalità ha finanziato un “Atelier di Formazione “. che in un quartiere periferico della città, sta formando un centinaio di ragazze a diventare sarte , parrucchiere, tessitrici di tappeti o altro…. Ma è solo l’inizio perché nelle regioni arretrate la maggioranza delle ragazze non sa ancora cosa sia il controllo delle nascite, spesso la violenza domestica le porta al suicidio e quelle che vogliono lavorare devono chiedere il permesso al marito, ai genitori e persino alla famiglia del marito. Poi anche la realtà è deludente: su 450 donne uscite dall’Atelier solo 5 hanno trovato un lavoro remunerato. Il 97% delle donne in queste regioni conservatrici è impegnata dalla mattina alla sera nei campi, un lavoro non censito né pagato. Regioni così arretrate che il 19 maggio una diciannovenne, Mutlu Kaya, che voleva diventare cantante, ha ricevuto una pallottola in testa dal suo ragazzo per aver partecipato a una selezione. E oggi è tra la vita e la morte.


Il nuovo partito di Nicolas Sarkozy avrà un tratto più femminile.

giugno 16, 2015

di Ornella Del Guasto

La Destra francese tenta di femminilizzarsi. Il nuovo partito di Nicolas Sarkozy avrà un tratto più femminile scrive Le Monde. Natalie Kosciusko-Morizet  vice presidente dell’UMP  è riuscita a imporre la sua lista per il nuovo Bureau Politico (BP) che sarà presentata il 29 maggio. La lista finalmente conterrà i nomi di 40 donne e 40 uomini ripartiti in 3 collegi (40 parlamentari, 30 eletti locali e 10 membri di federazione). Comunque il BP non sarà strettamente paritario perché bisogna aggiungere i membri aventi diritto (ex Primi Ministri, Presidenti del Senato e Presidenti dei gruppi parlamentari). E’ però importante -.dice  la Kasciusko–Morizet-  che sia intanto rafforzata la presenza  femminile. In ogni caso l’UMP resta un partito  fortemente mascolino  e l’evoluzione attuale non nasconde  l’enorme ritardo della Destra francese in termini di parità: ad esempio nell’Assemblea le donne dell’UMP sono  28 su 190 uomini rispetto alle 104 donne su 274 membri del Partito Socialista, così come al Senato nell’UMP sono 27 su 144 membri (30 su 110 del PS). Anche a livello regionale le donne sono sistematicamente sottorappresentate  nonostante le penalizzazioni finanziarie decise dallo Stato che ogni anno priva l’UMP di 4 milioni di euro all’anno.

 

 

 


E’ inaccettabilmente basso il numero delle donne nella gestione patrimoniale.

giugno 16, 2015

di Ornella Del Guasto

Le donne che operano nella gestione dei fondi in USA ed in Europa sono diventate una specie in via di estinzione, scrive Financial Times. Secondo la banca dati Morningstar per loro è molto più facile cercare di diventare avvocato, medico o contabile perché su 7mila fondi comuni solo 184 sono gestiti da donne. Eppure l’aspetto paradossale , sottolinea Morningstar, è che mai come adesso le donne si dimostrano capaci di prendere decisioni sui propri investimenti mentre resta scarsa la fila delle manager nella gestione degli asset.  Le 20 maggiori compagnie di fondi si sono dimostrate molto riluttanti a comunicare se hanno rispettato  le sollecitazioni di genere. Ad esempio, nel 2014  Financial Times ha domandato a 10  importanti compagnie  americane ed europee nel settore della gestione patrimoniale quante donne avevano impiegato e a quale livello: ha risposto solo la Aberdeen Asset Management mentre le altre 9 hanno declinato. Oltre che in USA la situazione è identica in Europa: in Gran Bretagna solo il 7% dei fondi è gestito da donne e il Germania l’8% mentre gli analisti confermano che in Gran Bretagna gli incarichi front-line  della gestione patrimoniale  continuano ad essere dominio maschile in drammatico contrasto  con la proporzione delle donne che si laureano nelle Università e frequentano top master. Infatti è un paradosso dato che il 60% dei laureati è costituito da donne che però, scoraggiate dagli sbarramenti, preferiscono rivolgersi a Giurisprudenza e Medicina. Invece, più aperti a loro nel settore della gestione patrimoniale sono i Paesi giovani: in Australia la loro presenza è del 18%, a Hong Kong del 27%, a Singapore del 31%. Tuttavia Morningstar è sicura che la situazione migliorerà man mano che cresce il potere economico delle donne . Infatti è in continuo aumento il numero di quelle  che lavorano fuori casa  così come aumenta la loro capacità di prendere decisioni in proprio. Secondo le proiezioni, in USA nel 2020 le donne, frenate o no, dovrebbero arrivare a controllare  la metà della ricchezza nazionale , circa 22 trilioni di dollari.


Articolo de La Stampa “La carica delle 1000 donne nei cda delle società quotate”

giugno 4, 2015

Articolo de La Stampa “La carica delle 1000 donne nei cda delle società quotate”

LA STAMPA


PD: GOLFO, CON MAGGIORANZA DONNE RENZI INDICA LA STRADA A TUTTI I PARTITI

dicembre 10, 2013

(AGENPARL) – ROMA, 9 Dic – “Il neo segretario del PD ha mantenuto la promessa con una squadra in cui le donne non solo sono la maggioranza ma occupano ruoli importanti: mi sembra un ottimo inizio e un bel segnale di cambiamento e spero che gli altri partiti lo seguano in questa direzione di rinnovamento”. Lo scrive in una nota Lella Golfo, ex parlamentare e Presidente della Fondazione Marisa Bellisario. “Infrastrutture, Lavoro, Riforme istituzionali, Europa, Giustizia, Legalità e Sud, Ambiente: aver dato a donne la guida di temi così cruciali – continua Golfo – è già di per sè la conferma che non si tratti di una mera operazione d’immagine. Per questo guardo con grande favore a questa svolta impressa da Matteo Renzi. L’economia, anche grazie alla mia legge sulle quote, sta conoscendo una grande apertura al contributo femminile mentre la politica è finora restata al palo. Spero che da oggi la musica si decida a cambiare: più donne in ruoli chiave perché è solo con una guida paritaria che si può trovare la strada per uscire dalla crisi. Le proiezioni Ocse – come si legge oggi sull’inserto della Fondazione Bellisario in allegato a Il Sole 24 Ore – dicono che, se entro il 2030 la partecipazione femminile al mercato del lavoro convergesse verso quella maschile, il PIL dell’Italia aumenterebbe del 22,5%, facendo registrare il più alto incremento ‘stimato’ tra tutti i Paesi dell’area OCSE. È quindi evidente che è dalle donne che dobbiamo ripartire, in politica e in economia. A tutta la squadra di Renzi e in particolare alle sue giovani donne va il mio augurio di buon lavoro, certa che proprio la diversità ed eterogeneità sarà la garanzia di proposte innovative ed equilibrate che possano contagiare la discussione politica del Paese”. COM/SDB 091651 DIC 13 NNNN

 


rapporto-annuale-censis-come-sono-gli-italiani

DONNE : NUOVO SOGGETTO EMERGENTE NEL MONDO DELL’IMPRESA

dicembre 9, 2013

Un’Italia  “scontenta e rancorosa” è quella che emerge dal 47° Rapporto Censis “La societa’ italiana al 2013”, dominata negli anni della crisi dal solo processo della sopravvivenza da parte  di imprese e famiglie..

continua

CONVEGNO ABI-FONDAZIONE BERIONNE – FONDAZIONE MARISA BELLISARIO SUI PROFILI DI GESTIONE DELLE CRISI

dicembre 9, 2013

Il 2 dicembre si è tenuto a Roma il convegno “Profili di gestione delle crisi. Il Mercato, le imprese, la societa’” presso la sede dell’Abi di Palazzo Altieri, ,  realizzato da Fondazione Berionne, Fondazione Marisa Bellisario e Abi, in collaborazione con Deloitte. Esso prendeva spunto dalla pubblicazione del volume curato da Claudio Patalano e Carlo Santini edito da Cedam e ha rappresento un’importante occasione di approfondimento sul tema della crisi, in ottica di prevenzione e di crisi conclamata.

Il convegno è proseguito per l’intera giornata articolato in tre sessioni: Mercato e regolatori;  Strumenti per la prevenzione della crisi; Attori, ruoli e azioni per la gestione delle crisi, con  intervenuti d’ illustri relatori tra i quali :  CARLO SANTINI Presidente Fondazione Gabriele Berionne, GIOVANNI SABATINI Direttore generale ABI, LELLA GOLFO Presidente Fondazione Marisa Bellisario,  PAOLO PANARELLI Direttore generale Consap e membro del Consiglio Direttivo Fondazione Gabriele Berionne,  CLAUDIO PATALANO CEO di Patalano & Associati Consulenti di Impresa e Membro del Consiglio Direttivo Fondazione Gabriele Berionne, GIOVANNI CALABRO’ Direttore Generale dell’Antitrust, MARCO VULPIANI Partner Deloitte, RITA SANTARELLI, Coordinatrice della Commissione di verifica per la legge sulle quote di genere in Fondazione M. Bellisario e Presidente Vises.

LELLA GOLFO ha moderato la sessione dedicata agli ATTORI; RUOLI E AZIONI PER LA GESTIONE DELLA CRISI, per qualificare il ruolo, le attese e le esigenze dei singoli attori coinvolti nei processi di superamento delle situazioni di stallo, focalizzando l’attenzione sull’apporto della donna nei possibili ruoli di manager, consulente, controllore.

Nel suo eccellente intervento la Presidente della Fondazione Bellisario  ha tracciato un bilancio positivo sull’applicazione della  legge n. 120/2011 di cui è prima firmataria, una norma  dalla sofferta approvazione,  portata a termine  solo grazie alla sua tenacia e ad un suo incessante lavoro e che a partire dal 12 agosto 2012 ha introdotto le quote di genere nei Cda delle società quotate e controllate dalle pubbliche amministrazioni.

Un anno dopo la sua entrata in vigore, infatti, la legge 120  ha generato  benefici e crescita di valore, sui quali  solo in pochi avevamo scommesso, compiendo in Italia una piccola rivoluzione.  Un dato entusiasmante quello che emerge osservando la progressione:   nel 2008 le donne con un posto nei Cda di aziende quotate erano circa 5,9%  e  sono passate  al 17,2% in di questi giorni, mentre in America restano  ferme al 14 % .

I numeri,  poi, sono destinati a crescere perché man mano che i consigli vengono rinnovati si fa spazio alla  presenza di donne. Ciò significa che quel vincolo legislativo a tempo sta cambiando davvero cultura e mentalità ed esso ha rappresentato  la soluzione più immediata ed efficace per aprire al mondo femminile le stanze dei bottoni. Basti pensare che  per raggiungere la percentuale del 30 % nel 2015, senza questa legge, sarebbero stati necessari ben sessant’anni ! Se la cultura e la mentalità faticano a riconoscere alle donne compiti che meriterebbero,  allora ben vengano degli strumenti legislativi che impongono certi risultati,  permettendo di far emergere persone di valore senza discriminazioni di genere.

Grazie alla legge Golfo-Mosca, dunque, sempre più donne hanno raggiunto posti di comando, anche se a beneficiare di una leadership al femminile sono  state, soprattutto, le medie e grandi imprese, perché   nelle società dove la legge non è applicabile gli incrementi sono molto lenti.

Le imprenditrici italiane  che stanno lavorando sul difficile sentiero della recessione economica, inoltre, ci hanno dato prova di una capacità lavorativa e di una spinta innovativa eccezionali. Esse, infatti   non solo reagiscono e sfidano la crisi, ma lo stanno facendo con grandi successi  riuscendo anche a portare un segno positivo all’interno dell’andamento economico del nostro Paese drammaticamente negativo. Ed  è’ per questo che Lella Golfo  ha ribadito con forza che senza donne al potere l’uscita dal tunnel è lontana, esse poi riuscirebbero a fare impresa  e governare in modo più corretto e responsabile perché sono meno corruttibili, capaci di spirito di sacrificio e costanza.

La Presidente della Fondazione Bellisario  ha ricordato  che occorre sostenere fattivamente l’imprenditoria femminile  prevedendo incentivi e canali di microcredito privilegiati,  guardando anche al merito e ai risultati, mentre  invece, con la crisi,  la contrazione del credito si è diretta maggiormente verso le imprese femminili i e  le garanzie richieste alle donne dagli istituti di credito rispetto ai colleghi maschi sono sempre  maggiori. Non ha mancato, poi, di sottolineare che  in Italia la pressione fiscale ha raggiunto livelli troppo elevati, registrando un grosso divario rispetto alla  media europea, mentre essa andrebbe ridotta e il risultate è stato che tante imprese hanno trasferito le loro attività all’estero, incrementando l’esercito dei disoccupati.  Pertanto, occorre urgentemente offrire alle imprese italiane condizioni più favorevoli per sopravvivere ed essere di nuovo competitive .  Il sistema fiscale italiano non dovrebbe penalizzare il lavoro delle donne , bensì premiare e incentivare le imprese femminili. Occorre  abbattere la troppa burocrazia  che incombe sul  lavoro autonomo,  settore che può creare nuova occupazione, ma le tante leggi oppressive, l’eccessiva  tassazione  e rischi ai quali esso è sottoposto lo impediscono.

Secondo Lella Golfo primo fronte assoluto su cui intervenire da parte dello Stato è rappresentato dalla disoccupazione giovanile che con la recessione economica è cresciuta vertiginosamente,  aumentando il tasso di povertà . In particolare,  i settori in cui le donne sono state maggiormente  colpite nella perdita di posti di lavoro sono stati il Servizio sanitario nazionale , l’istruzione, la PA.   È vitale  tutelare le tante, troppe cittadine che hanno perso il posto di lavoro in misura anche maggiore rispetto agli uomini ed è sempre più necessario che più donne lavorino perché le famiglie possano avere una maggior capacità di spesa, aumentare i consumi,  per  far ripartire l’economia, garantendo una crescita generale. Per favorire l’ingresso della componente femminile nel mercato del lavoro occorre anche realizzare strategie di conciliazione tra lavoro e cura della famiglia, promuovendo  politiche del lavoro e del welfare   a misura di donne che risolvano il problema dell’esclusione e dell’abbandono del posto di lavoro da parte delle stesse.  Il welfare italiano, invece, non aiuta l’occupazione femminile e il gap con il resto dell’Europa è evidente.

Sul fronte delle donne al potere,  pero, c’è in atto un cambiamento generale e  ci incoraggiano molto le recenti esperienze estere,  come con la nomina di una donna alla guida della FED e insieme a lei la nuova Presidente della Banca Russa , esperienze che andrebbero imitate anche nel nostro Paese.

Alla conclusione dei lavori, Lella Golfo si è augurata che le proposte  fatte durante l’interessante convegno possano concretizzarsi ,  di poter lavorare per la crescita e sviluppo del nostro Paese e avere un futuro libero da paure e incertezze.

PAMELA PAPARONI

 

 


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LELLA GOLFO THE ITALY AMERICA CHAMBER OF COMMERCE BUSINESS AND CULTURE AWARD 2013

novembre 23, 2013
 New York, 22 Nov – È stato assegnato a Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario, The Italy America Chamber of Commerce (IACC) Business and Culture Award 2013.
continua

USA: le donne hanno recuperato il lavoro perduto

novembre 23, 2013

E’ incredibile! Ci informa Wall Street Journal, ma le americane hanno recuperato praticamente i posti di lavoro perduti a causa della recessione. Gli uomini al contrario no. In base agli ultimi dati del Dipartimento del Lavoro un record  di 67,4 milioni di donne oggi ha un’occupazione contro 69 milioni di lavoratori uomini, al di sotto dei 70,9 milioni di giugno 2007. La ragione principale è che le donne lavorano soprattutto  nella sanità, nell’istruzione  e nelle vendite al dettaglio, settori  relativamente risparmiati dalla recessione anche se hanno perduto 2,7 milioni di posti di lavoro.  Gli uomini che invece dominano i settori delle costruzioni  e del manifatturiero sono stati fortemente penalizzati  dalla crisi che ha cancellato per loro 6 milioni di occupazioni. Lo scorso settembre, in base alle statiche, le donne avevano quasi recuperato le posizioni del 2007. Tuttavia, nonostante le laureate siano sempre di più numerose, resta il gap salariale: le donne guadagnano 77 cent rispetto a ogni dollaro guadagnato dagli uomini. Inoltre lamentano  di essere confinate nelle industrie nei segmenti a basso reddito, la mancanza di mobilità e le difficoltà di carriera nelle professioni dominate dagli uomini.


Italia: la crisi fa tornare le donne al lavoro

novembre 23, 2013

The Wall Street Journal traccia un quadro difficoltoso per la donna italiana in tempo di crisi economica. Dieci anni fa, dopo la nascita del primo figlio, spesso l’italiana decideva  di ritirarsi dal lavoro lasciando al marito il ruolo di mantenere la famiglia, ma oggi che molti capi famiglia sono stati licenziati, le casalinghe nonostante i figli sono costrette e rispolverare i diplomi e mettersi alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato. La recessione, iniziata nel 2007 ha distrutto  una grande quantità di posti di lavori in tutto il mondo ma in Italia rispetto ad altre nazioni ha assunto aspetti specifici. Secondo Eurostat solo il 50% delle italiane fa parte della forza lavoro rispetto al 62% dell’UE. In Svezia il tasso è del 76,8% e in Germania del 71,5%, un gap che si spiega anche con il modello culturale che in Italia vuole la donna soprattutto sposa e madre a casa ,e anche con la  la diffusa discriminazione di genere nel mondo del lavoro. Quasi il 9% delle  donne hanno detto di essere state licenziate quando sono rimaste incinte se non addirittura costrette a firmare al momento dell’assunzione la lettera di licenziamento in caso di questa eventualità. Inoltre le italiane non hanno mai potuto contare su aiuti consistenti  nel lavoro domestico:3,7% ore in più degli uomini rispetto  alle 2,3% ore di differenza della media OCSE. Mentre il tasso di disoccupazione globale è passato al 12% dal 7,8% del 2009, in questo arco di tempo l’occupazione femminile è aumentata di 110mila unità e, nelle coppie sposate con figli, le donne diventate principale fonte di sostentamento familiare sono passate dal 5% all’8,4%. La crisi in Italia ha perciò prodotto un’involontaria rivoluzione culturale, anche perché l’età pensionabile è stata portata  dei 62 anni del 2012 a 66 anni nel 2018. Un altro segnale della mutazione  dei tempi è il fatto che adesso le donne sono alla ricerca soprattutto di un lavoro a tempo pieno (raddoppiato al 14,1% dal 7,7% del 2007). Dopo l’approvazione lo scorso anno delle “quote rosa” anche i vertici delle grandi compagnie sono costrette per legge ad aprire le porte alla partecipazione femminile e, ad affidarsi alle proiezioni OCSE, nel 2030  in Italia il tasso di lavoro delle donne nel 2030 sarà eguale a quello degli uomini. Questo consentirà al  Prodotto nazionale lordo di crescere di un punto percentuale annuo nei prossimi 20 anni.


Il sistema delle quote sta trasformando i parlamenti africani.

novembre 11, 2013

Tra tutti i Parlamenti che registrano il 30 % di presenza femminile, 11 si trovano in Africa, scrive Economist . In base ai dati dell’Unione Interparlamentare di Ginevra un quinto della partecipazione femminile in grado di influire sulle decisioni politiche in  questi paesi è dipeso dall’introduzione delle quote di genere. Un incremento di 7 punti  rispetto ai dati del 2002, come in Senegal, dove il Parlamento ha avuto una rapidissima femminilizzazione dopo il rafforzamento delle legge sulla parità di genere. A settembre, Amineta Touré è stata eletta primo ministro. A poca distanza il Sudafrica con il 42% dei seggi occupati da donne. La leader del partito di opposizione Alleanza liberale democratica Helen Zille ha reso noto che il prossimo anno parteciperà alle elezioni presidenziali, così come farà Mamphela Ramphele leader del partito Agang mentre Nkosazana Dlamini-Zuma è a capo della commissione esecutiva dell’UA (Unione Africana).Persino nei paesi meno democratici la femminilizzazione della politica è in marcia. In Rwanda, dopo il genocidio del ’94, una legge sulle quote ha accelerato l’avanzata delle donne che in ottobre nel Parlamento hanno raggiunto il record del 64% dei seggi. La Nigeria meno vistosamente ha aumentato la partecipazione femminile dal 5 al 7%. Unico paese in controtendenza è il Botswana che dal 17% del 2003 ha registrato un calo  di genere all’8%. Nel complesso è un quadro continentale in movimento. Tuttavia  il World Economic Forum nell’ultima riunione ha confermato che anche nei paesi più avanzati dell’Africa le donne, a parità  di lavoro, continuano guadagnare il 35% in meno degli uomini.


I nemici delle donne

ottobre 7, 2013

In base a un sondaggio del Ministero del Lavoro nipponico, che ha intervistato un campione di donne tra i 15 e i 39 anni, una giapponese su tre vuole fare la casalinga a tempo pieno. Lo riferisce il diffuso settimanale nipponico Aera, riportato da Internazionale, che accusa i mezzi di informazione di insistere sul ruolo della donna in famiglia soprattutto dopo la nascita di un figlio. Rientrate dal congedo di maternità, le donne trovano un ambiente lavorativo ostile, discriminate perché costrette a limitare il lavoro per accudire i figli e osteggiate anche dalle donne senza figli della loro generazione che, nella misura del 30%, considerano un peso le madri lavoratrici. A causa degli impegni familiari inoltre non possono partecipare ai “nomikai” le uscite serali con i colleghi, considerate  parte del lavoro. Una cultura conservatrice difficile da superare, nonostante  il premier Abe si sia impegnato ad aumentare la partecipazione femminile alla crescita economica e politica del paese.


Bisogna insistere sull’eguaglianza delle donne

ottobre 7, 2013

Una settimana fa, a New York, l’annuale  “Clinton Global Iniziative”  ha riunito i maggiori leader internazionali e in quell’occasione, Hillary Clinton ha detto che si impegnerà per un’accurata analisi degli avanzamenti realizzati dalle donne nel mondo e degli ostacoli che si devono ancora superare. “Credo che si arrivato il momento di calcolare  quanto lontano siamo andate e quanta strada dobbiamo ancora  fare nel 21mo secolo per una eguale partecipazione dei generi nel mondo del lavoro, dell’impresa e del commercio“ ha detto. Sono passati quasi 20 anni dalla storica conferenza sulla condizione femminile  che si svolse a Pechino nel 1995 dove Hillary, allora “First Lady”, fece la memorabile dichiarazione :” i diritti umani sono i diritti delle donne e i diritti delle donne sono i diritti umani. Una volta per tutte!”Poiché lei sarà la più accreditata candidata alla presidenza USA nel 2016 , ha reso già da adesso chiaro come la questione delle donne sarà la sua priorità numero 1 così come il loro progresso politico, sociale ed economico.

Dopo la Clinton è intervenuta  la senatrice democratica Kirsten Gillibrand  che ha proposto una legge indirizzata all’aiuto delle famiglie che prevede per le donne l’aumento  del salario minimo, un sistema sanitario favorevole al bambino, asili nido e parità di salario a parità di lavoro, iniziative  da coprire con tasse, sussidi e tagli di spesa. “La chiave della crescita economica del 21mo secolo sono le donne – ha detto la Gillibrand – Per questo devono avere eguali opportunità nelle attività commerciali  e imprenditoriali dove sono ancora la risorsa globale più sottovalutata. D’altra parte  è una realtà quanto sia importante il lavoro della donna in una famiglia. I dati statistici confermano che il sostegno salariale femminile è passato  dall’11% del 1960 all’attuale 40%. Le nostre madri e le nostre nonne hanno lottato per eguale salario a parità di lavoro. Eppure la promessa , inserita  50 anni fa nell’Equal Pay Act, non è stata ancora rispettata. Oggi tutto questo deve cambiare”.