Le Protagoniste

Monthly Archives: aprile 2014

LA VITA, COME DONNA BRASILIANA

aprile 28, 2014

Di Ornella del Guasto

Può una nazione misogina avere una donna presidente? Si domanda International New York Times. Il Brasile prova che la riposta è sì. Infatti, nonostante siano passati 3 anni dall’elezione alla presidenza di Dilma Rousseff, la condizione delle brasiliane è cambiata molto poco. Nel Paese, il femminismo è ancora visto come un ridicolo estremismo e la violenza sessuale trivializzata e spesso scusata. Solo pochi anni fa un famoso intrattenitore prese in giro in Tv un corteo di protesta contro gli stupri: “di che vi lamentate: i colpevoli non dovrebbero essere imprigionati ma ringraziati”. Dopo il vespaio di proteste disse che si era trattato solo di una battuta ma a tutt’oggi la maggior parte dei brasiliani sostiene che ormai uomini e donne sono trattati alla pari e quindi “ è tempo di smetterla con tutte queste lagne”. Secondo una recente fonte dell’Istituto per la Ricerca Economica applicata il 26% dei brasiliani ritiene che le donne vestite in modo provocante si meritano di essere infastidite e il 59% è convinto che il numero degli stupri denunciati sia esagerato. Le critiche e le colpe sono comunque soprattutto addossate alle donne e quasi mai agli uomini che anche qui guadagnano dal 35 al 50% in più senza alcuna motivazione di maggiore talento o professionalità. Eppure ogni anno il Brasile celebra il più sensuale carnevale del mondo con donne seminude, è ossessionato dal gossip su bellezze nazionali come Gisele Bundchen, è secondo solo agli USA nell’utilizzo della chirurgia plastica con 1,5 milioni di operazioni estetiche all’anno e registra un’esplosione di blogger che discutono di bellezza e di diete. Per questo sono profondamente ipocrite le proteste contro alcune pubblicità come quelle di Adidas, che per vendere Tshirt in occasione dei Mondiali, allude a riferimenti sessuali utilizzando immagini di donne ammiccanti. Così come è anche noto che Rio e Salvador sono tra le mete internazionali del turismo sessuale e che il traffico di donne e la prostituzione infantile sono tra i problemi più urgenti del Paese. Una società difficile quindi, in cui ogni giorno le brasiliane combattono contro gli abusi sessuali e la violenza domestica tanto che, in base alle statistiche, ogni 15 secondi una di loro viene violentata tanto che una fonte del governo ha ammesso che nel 2011 il 43% delle brasiliane aveva subito una qualche forma di abuso sessuale e domestico ma che anche le più acculturate avevano rinunciato a denunciarli nella convinzione di non essere credute. Per arginare questa piaga 7 anni fa il Governo varò una legge che inaspriva la pena sulla violenza domestica, che sortì un certo effetto positivo, e che si chiamò “Maria Da Penha” da nome di una donna il cui marito aveva reso paraplegica. Ma resta ancora moltissimo da fare.


MARY JO WHITE, LA MASTINA DELLA SEC

aprile 22, 2014

di Ornella del Guasto

“L’applicazione determinata delle regole aiuta a creare mercati finanziari che operano in modo trasparente e onesto e rassicura gli investitori che possono operare con fiducia”. Questo è il credo, scrive l’Espresso, di Mary Jo White da un anno alla guida della Sec (Security Exchange Commission) Il risultato è, che in questo arco di tempo, dopo 686 investigazioni sono entrati nella cassa dello Stato 3 miliardi e 400 milioni di dollari, tra multe e profitti illegali, restituiti per le più diverse violazioni che vanno da insider trading, conflitti di interesse e violazioni varie. Obama quando scelse la White sapeva di mettere a capo dell’agenzia una superesperta dei codici. Mary Jo, 66 anni, un marito e un figlio, originaria di Kansas City, amante della corsa e del tennis, per 35 anni ha lavorato nella Procura distrettuale di New York e nel famoso studio legale newyorkese Debevoise & Plimpton. Oggi, dal suo ufficio di Washington controlla le attività di 35mila banche, edge fund, broker e società di investimento aiutata da 4 mila collaboratori esperti di bilanci, regole societarie, finanziamenti di mercati e di cambi. Appena nominata ha dichiarato che il suo mandato sarebbe stato “indagare, indagare e ancora indagare” e ha scelto come vice il collega dello studio Debevoise & Plimpton, Andrew Ceresny. I fatti le hanno dato ragione: in questi 12 mesi le più importanti istituzioni della finanza americana hanno avuto problemi con la Sec. Tra queste Goldman Sachs Fabrice Tourre riconosciuta colpevole di frode, Merrill Lynch costretta a pagare 131,8 milioni di dollari, JP Morgan Chase per manipolazione di valute addirittura 920 milioni di dollari e Bank of America obbligata a transare un accordo con Fannie Mae, il gigante dei mutui, per 300 milioni di dollari. Sotto accusa sono finiti 70 tra amministratori delegati e alti dirigenti di Wall Street. Per operare, Mary Jo White ha rafforzato la sezione che si occupa di vagliare le segnalazioni degli informatori a cui, oltre all’anonimato, la legge stabilisce un compenso che varia tra il 10 e il 30% di quanto incassa la Sec. Finora il premio più alto attribuito a un informatore anonimo è stato 14 milioni di dollari.




VI SPIEGO LA RIVOLUZIONE ROSA DI RENZI. PARLA LELLA GOLFO

aprile 16, 2014

La nomina di Marcegaglia, Todini, Grieco e Bastioli come presidenti di Eni, Poste, Enel e Terna segna una “rivoluzione culturale”. Parola di Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario, secondo cui le donne rispetto agli uomini… È un giorno di “grande gioia” per Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario, da sempre in prima linea nel sostenere i diritti e la carriera delle donne.
LEGGI L’INTERVISTA
http://www.formiche.net/2014/04/15/rivoluzione-rosa-renzi-parla-lella-golfo/


Patrizia-Grieco-ex-amministratore-Italtel

LA PRESIDENZA A TRE DONNE

aprile 15, 2014

Tre Presidenze per tre dei colossi pubblici italiani: Renzi ha mantenuto le promesse e non si è limitato a rispettare la legge Golfo nominando il 20% di donne nei CdA delle aziende controllate.

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CDA PUBBLICI: GOLFO, LA GRANDE RIVOLUZIONE DI RENZI

aprile 15, 2014

“Il Premier Matteo Renzi ha mantenuto la promessa e la rivoluzione femminile nel nostro Paese si sta finalmente compiendo. La mia legge garantiva il 20% di donne nei CdA delle società controllate ma siamo andati oltre e questa è la vittoria più importante: un vero cambiamento culturale”. Sono le dichiarazioni di Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario.
“Sono molto orgogliosa – continua – che tra i nuovi Presidenti ci siano ben due Premi Bellisario come Luisa Todini e Patrizia Grieco: la prova tangibile della qualità e credibilità della nostra ‘lobby del merito’. Sono certa che le donne scelte faranno bene e daranno un grande contributo alla guida d’importanti aziende pubbliche in un momento tanto cruciale. E spero che sia solo un inizio perché tante altre nomine ci attendono e magari vedremo qualche amministratore delegato in più. Alle donne appena promosse ai vertici di Eni, Enel e Poste vanno le nostre congratulazioni, certe che sapranno dare ampia prova del talento e del merito femminili”.



NOMINE: DELRIO, PUNTIAMO ALLA PARITÀ UOMINI-DONNE

aprile 14, 2014

Con le nomine delle grandi aziende pubbliche il governo vuole “proporre volti nuovi” ma senza arrivare alla “rottamazione generazionale”. Lo ribadisce il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che intervistato da ‘Repubblica’, annuncia piuttosto una “rivoluzione culturale” che punta a “promuovere le donne” fino ad arrivare a “una sostanziale parità di genere nelle nomine”. Spiega Delrio: “Lo facciamo per colmare un ritardo italiano che è di almeno 30 anni rispetto ad altri Paesi. Così com’è successo con la scelta di 8 donne ministro”. Una sostanziale parità, insiste il sottosegretario, “farebbe avanzare l’Italia nella concretezza molto più di tanti proclami”. E ancora: “Vogliamo dirigenti capaci e che siano orgogliosi di guidare aziende che sono un patrimonio dell’Italia”.
Oggi Matteo Renzi sceglierà i vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e probabilmente anche di Poste. Staremo a vedere. Il 20% di donne nei CdA non sarebbe una “scelta” o un nuovo input di questo Governo ma semplicemente il rispetto della Legge Golfo sulle quote di genere. Il 50% sia come Consigliere sia come Amministratori Delegati e Presidenti, sarebbe invece la svolta auspicata da più parti, il vero salto in avanti che il neo Premier promette.
MA


PER LA DONNA È MEGLIO FARE IL MEDICO CHE ESSERE FUNZIONARIO SUPERIORE

aprile 14, 2014

di Ornella Del Guasto

Al momento di scegliere gli studi, una ragazza con la vocazione, ha tutto l’interesse ad optare per la libera carriera di medico. Ne sono convinte Marie Morisot, preside della facoltà di medicina dell’Università Paris-Dauphine e l’economista Anne-Laure Samson che hanno spiegato a Le Figaro: “se per l’uomo è ugualmente interessante scegliere medicina o una carriera di quadro superiore per la donna non così. Anzi, fatti i calcoli, la scelta della facoltà di medicina le garantisce ricavi di gran lunga superiori a una carriera nell’Amministrazione Pubblica o nell’imprenditoria. E questo nonostante gli studi in medicina siano più costosi e lunghi, 9-11 anni rispetto ai 5 anni della Grande école, e quindi cominci a lavorare e a guadagnare molto più tardi. I 48 anni però sono considerati il giro di boa di questa scelta perché è a questa età che la donna medico guadagnerà molto di più che se fosse un quadro di livello superiore. Infatti i suoi interessi non sono solo finanziari ma desidererà soprattutto poter disporre di se stessa e del proprio tempo. Una salariata è fortemente penalizzata a causa della maternità in termini di carriera e di conseguenza di rimunerazione, mentre la carriera di medico ha una flessibilità che le consente di dedicarsi agli impegni personali e familiari oltre a essere remunerata alla stessa stregua del collega uomo: 23 euro per un consulto più molti benefit. Nell’Amministrazione pubblica invece, in base alle proiezioni, i colleghi uomini che lavorano come le donne riescono a guadagnare il 41% in più di loro.


I DIRITTI DELLE DONNE AL CENTRO DELLE ELEZIONI AFGHANE

aprile 4, 2014

I diritti delle donne sono, insieme alle minacce dei taleban, gli imprevedibili protagonisti delle elezioni di sabato con cui gli afghani chiuderanno l’era di Hamid Karzai per affidarsi al leader che avrà la responsabilità di guidare il Paese dopo il completamento del ritiro delle truppe internazionali.
I taleban hanno già attaccato il centro di registrazione dei votanti e il quartier generale della commissione elettorale, entrambi a Kabul, lasciando intendere di voler condizionare le consultazioni per ipotecare il futuro del Paese ciò che avverrà dopo, come la scelta se consentire o meno la presenza di basi Usa permanenti. Ma se le loro minacce erano prevedibili, a sorprendere è invece il ruolo elettorale delle loro più temibili avversarie: le donne.

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LAGARDE: DONNE E LAVORO, L’ITALIA LA PEGGIORE

aprile 4, 2014

Christine Lagarde elargisce elogi per il programma del nuovo governo italiano ma non risparmia critiche per quanto riguarda la situazione delle donne nel mondo del lavoro. In un’intervista al Corriere della Sera il direttore del Fondo Monetario Internazionale spiega: “Il vostro è uno dei Paesi della zona euro che incoraggiano meno la partecipazione femminile al mercato del lavoro”.
“Un cambiamento di rotta – aggiunge Lagarde – potrebbe avere effetti benefici sulla produzione di reddito aggiuntivo e quindi sull’uscita da un periodo di stagnazione”, senza considerare ovviamente il progresso sociale che comporterebbe una maggiore occupazione femminile. Il modello da seguire è quello dell’Olanda che ha favorito, ad esempio, lavori part time senza alcuna restrizione, oppure quello del Giappone che sta creando una rete di centri per la cura dell’infanzia che può aiutare le donne a entrare nel mondo del lavoro, spiega ancora il numero uno dell’Fmi.
MA


ANNE

LA PRIMA DONNA ALLA GUIDA DI PARIGI

aprile 3, 2014

Ha vinto il ballottaggio contro la sfidante Nathalie Kosciusko-Morizet con il il 54.5% conquistando, prima donna nella storia della capitale francese, la poltrona di sindaco. È la socialist aHidalgo, «Ana María» all’anagrafe in Spagna dove è nata 54 anni fa, candidata della continuità, anche se lo slogan della sua campagna elettorale campagna era «la Parigi che osa». Sposata con il collega di partito Jean-Marc Germain con il quale ha un figlio dodicenne (altri due sono nati da un’unione precedente), è arrivata con la famiglia da Cadice in Francia, a Lione, quando aveva due anni. Figlia di un elettricista e di una sarta, naturalizzata francese a 14 anni, laureata in Legge, abita nel sudovest di Parigi dal 1984, quando fu nominata ispettore del lavoro nella cittadina di banlieue di Chevilly-Larue. La massima «Essere parigino non è nascere a Parigi, è rinascerci», dice, citando Sacha Guitry, nella sua biografia sul sito della campagna elettorale, rimarcando il lungo percorso all’interno del partito, da semplice militante a inviata all’Ufficio internazionale del Lavoro di Ginevra, poi consigliere giuridico nel gabinetto di Martine Aubry al ministero del lavoro, e infine vicesindaco di Parigi e braccio destro di Delanoe. Una scalata non facile, ricordano alcuni suoi sostenitori, in cui spesso la Hidalgo ha dovuto «combattere all’interno del suo stesso campo» per «acquisire la sua autorità e la sua legittimità», senza però mai tradire il suo credo femminista, prima vera passione politica.
Durante la campagna elettorale Hidalgo ha fatto attenzione a non essere associata troppo al presidente socialista François Hollande – che in teoria sarebbe stato un sostegno di peso ma sta battendo da mesi il record di impopolarità – eludendo i temi più generali che avrebbero chiamato il Presidente per concentrarsi sulle misure concrete che secondo lei potrebbero migliorare la vita dei parigini. Niente aumento di tasse, la costruzione di 10 mila nuovi alloggi all’anno per risolvere il problema della casa (gli appartamenti sul mercato a Parigi sono pochi e molto costosi), e un 30% di alloggi sociali entro il 2030; rifacimento delle grandi piazze parigine; mezzo milione di alberi da piantare entro il 2020; istituzione di un quartiere riservato ai pedoni in ognuno dei 20 arrondissement di Parigi; «corrispondenti di notte» e l’aumento delle pattuglie tra le 16 e mezzanotte per aumentare la sicurezza. Queste le promesse che le hanno valso la vittoria.
Appena saputo della vittoria, davanti all’Hotel de Ville della capitale francese sono comparsi grossi palloni con la scritta Merci Paris. Un entusiasmo che sembra tradire in parte la grande paura del campo socialista, che si era trovato in svantaggio, seppur lieve, dopo il primo turno, e che ha dovuto promettere agli alleati verdi 18 seggi in consiglio municipale per assicurarsi il loro indispensabile sostegno. Nella settimana tra i due turni, la Hidalgo, erede designata dal sindaco uscente Bertrand Delanoe, ha moltiplicato gli sforzi, gli incontri con gli elettori e le apparizioni mediatiche, ed è apparsa un po’ nervosa nel dibattito in diretta tv con la rivale di centrodestra.
La Hidalgo raggiunge così la madrilena Ana Botella nel ristretto circolo delle donne sindaco di capitali europee.
MA


QUEL GAP MATEMATICO NON ANCORA COLMATO

aprile 3, 2014

«I ragazzi superano le ragazze in 23 Paesi»: sono i risultati del rapporto PISA dell’Ocse sullo stato dell’apprendimento dei quindicenni. Secondo lo studio, in media gli studenti maschi dei Paesi Ocse staccano le coetanee di 7 lunghezze. Con punte negative massime in Slovacchia (22), Giappone (19) e Italia (18) e poche, risicate, eccezioni positive – dove le studentesse sono in media più performanti – in Finlandia (-6), Slovenia e Svezia (-4) e Norvegia (-3). Il che già offre una prima chiave di lettura: nei Paesi dove la parità di genere è la prassi, le performance femminili sono migliori di quelli maschili mentre il gap s’inverte in nazioni, come l’Italia, dove l’uguaglianza è ancora una conquista da compiere.

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ROYAL_GOLFO

LA RIVINCITA DI SÉGOLÈNE ROYAL

aprile 3, 2014

Nominata Ministro dell’Ambiente e dell’Energia del nuovo esecutivo, torna alla ribalta della scena politica accanto all’ex consorte.

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