Le Protagoniste

Monthly Archives: novembre 2013

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LELLA GOLFO THE ITALY AMERICA CHAMBER OF COMMERCE BUSINESS AND CULTURE AWARD 2013

novembre 23, 2013
 New York, 22 Nov – È stato assegnato a Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario, The Italy America Chamber of Commerce (IACC) Business and Culture Award 2013.
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USA: le donne hanno recuperato il lavoro perduto

novembre 23, 2013

E’ incredibile! Ci informa Wall Street Journal, ma le americane hanno recuperato praticamente i posti di lavoro perduti a causa della recessione. Gli uomini al contrario no. In base agli ultimi dati del Dipartimento del Lavoro un record  di 67,4 milioni di donne oggi ha un’occupazione contro 69 milioni di lavoratori uomini, al di sotto dei 70,9 milioni di giugno 2007. La ragione principale è che le donne lavorano soprattutto  nella sanità, nell’istruzione  e nelle vendite al dettaglio, settori  relativamente risparmiati dalla recessione anche se hanno perduto 2,7 milioni di posti di lavoro.  Gli uomini che invece dominano i settori delle costruzioni  e del manifatturiero sono stati fortemente penalizzati  dalla crisi che ha cancellato per loro 6 milioni di occupazioni. Lo scorso settembre, in base alle statiche, le donne avevano quasi recuperato le posizioni del 2007. Tuttavia, nonostante le laureate siano sempre di più numerose, resta il gap salariale: le donne guadagnano 77 cent rispetto a ogni dollaro guadagnato dagli uomini. Inoltre lamentano  di essere confinate nelle industrie nei segmenti a basso reddito, la mancanza di mobilità e le difficoltà di carriera nelle professioni dominate dagli uomini.


Italia: la crisi fa tornare le donne al lavoro

novembre 23, 2013

The Wall Street Journal traccia un quadro difficoltoso per la donna italiana in tempo di crisi economica. Dieci anni fa, dopo la nascita del primo figlio, spesso l’italiana decideva  di ritirarsi dal lavoro lasciando al marito il ruolo di mantenere la famiglia, ma oggi che molti capi famiglia sono stati licenziati, le casalinghe nonostante i figli sono costrette e rispolverare i diplomi e mettersi alla ricerca di un lavoro a tempo indeterminato. La recessione, iniziata nel 2007 ha distrutto  una grande quantità di posti di lavori in tutto il mondo ma in Italia rispetto ad altre nazioni ha assunto aspetti specifici. Secondo Eurostat solo il 50% delle italiane fa parte della forza lavoro rispetto al 62% dell’UE. In Svezia il tasso è del 76,8% e in Germania del 71,5%, un gap che si spiega anche con il modello culturale che in Italia vuole la donna soprattutto sposa e madre a casa ,e anche con la  la diffusa discriminazione di genere nel mondo del lavoro. Quasi il 9% delle  donne hanno detto di essere state licenziate quando sono rimaste incinte se non addirittura costrette a firmare al momento dell’assunzione la lettera di licenziamento in caso di questa eventualità. Inoltre le italiane non hanno mai potuto contare su aiuti consistenti  nel lavoro domestico:3,7% ore in più degli uomini rispetto  alle 2,3% ore di differenza della media OCSE. Mentre il tasso di disoccupazione globale è passato al 12% dal 7,8% del 2009, in questo arco di tempo l’occupazione femminile è aumentata di 110mila unità e, nelle coppie sposate con figli, le donne diventate principale fonte di sostentamento familiare sono passate dal 5% all’8,4%. La crisi in Italia ha perciò prodotto un’involontaria rivoluzione culturale, anche perché l’età pensionabile è stata portata  dei 62 anni del 2012 a 66 anni nel 2018. Un altro segnale della mutazione  dei tempi è il fatto che adesso le donne sono alla ricerca soprattutto di un lavoro a tempo pieno (raddoppiato al 14,1% dal 7,7% del 2007). Dopo l’approvazione lo scorso anno delle “quote rosa” anche i vertici delle grandi compagnie sono costrette per legge ad aprire le porte alla partecipazione femminile e, ad affidarsi alle proiezioni OCSE, nel 2030  in Italia il tasso di lavoro delle donne nel 2030 sarà eguale a quello degli uomini. Questo consentirà al  Prodotto nazionale lordo di crescere di un punto percentuale annuo nei prossimi 20 anni.


Il sistema delle quote sta trasformando i parlamenti africani.

novembre 11, 2013

Tra tutti i Parlamenti che registrano il 30 % di presenza femminile, 11 si trovano in Africa, scrive Economist . In base ai dati dell’Unione Interparlamentare di Ginevra un quinto della partecipazione femminile in grado di influire sulle decisioni politiche in  questi paesi è dipeso dall’introduzione delle quote di genere. Un incremento di 7 punti  rispetto ai dati del 2002, come in Senegal, dove il Parlamento ha avuto una rapidissima femminilizzazione dopo il rafforzamento delle legge sulla parità di genere. A settembre, Amineta Touré è stata eletta primo ministro. A poca distanza il Sudafrica con il 42% dei seggi occupati da donne. La leader del partito di opposizione Alleanza liberale democratica Helen Zille ha reso noto che il prossimo anno parteciperà alle elezioni presidenziali, così come farà Mamphela Ramphele leader del partito Agang mentre Nkosazana Dlamini-Zuma è a capo della commissione esecutiva dell’UA (Unione Africana).Persino nei paesi meno democratici la femminilizzazione della politica è in marcia. In Rwanda, dopo il genocidio del ’94, una legge sulle quote ha accelerato l’avanzata delle donne che in ottobre nel Parlamento hanno raggiunto il record del 64% dei seggi. La Nigeria meno vistosamente ha aumentato la partecipazione femminile dal 5 al 7%. Unico paese in controtendenza è il Botswana che dal 17% del 2003 ha registrato un calo  di genere all’8%. Nel complesso è un quadro continentale in movimento. Tuttavia  il World Economic Forum nell’ultima riunione ha confermato che anche nei paesi più avanzati dell’Africa le donne, a parità  di lavoro, continuano guadagnare il 35% in meno degli uomini.