Le Protagoniste

Tag: quote rosa

G8-Gipfel in St. Petersburg 2006

LA MERKEL ANNUNCIA: QUOTE ROSA NELLE GRANDI AZIENDE

gennaio 30, 2014

Lo scorso mercoledì, Angela Merkel ha annunciato che il suo governo promulgherà nuove leggi per rendere possibile una quota femminile nella gestione di grandi aziende tedesche a partire dal 2016. Attualmente, secondo uno studio Wob-index , in Germania le donne rappresentano il 17% dei componenti dei CdA e poco meno del 6% nei consigli di sorveglianza.

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CONTROLLATE PUBBLICHE: NUOVE PROCEDURE PER PIU’ DI CENTO RINNOVI E TANTE BIG

gennaio 30, 2014

Sarà una primavera calda, su cui vigilare. Chi dice cento, chi duecento, a quanto pare nemmeno il Ministero dell’economia e delle finanze ha il polso esatto di quante saranno le controllate, di primo e secondo livello, dirette e indirette, le cui assemblee scadranno nel 2014. Certo c’è che si giocano partite importanti come Eni, la prima società italiana per valore di Borsa (circa 64 miliardi di euro), Enel, Finmeccanica e Terna, solo per citare le quotate e le più importanti, ma anche di Poste Italiane. E che la Legge Golfo impone anche alle controllate di rispettare la quota del 20% per il primo mandato e del 30% per il secondo e il terzo di donne nei Consigli di Amministrazione e nei collegi sindacali. La seconda novità, introdotta da una circolare dello scorso giugno, è che l’istruttoria sulle singole candidature sarà svolta dal Dipartimento del Tesoro, che sarà supportato, nel processo di ricerca e valutazione dei candidati, da Spencer Stuart Italia e Korn Ferry Intl., società specializzate nel recruiting di top manager, individuate con una specifica procedura di selezione. E non finisce qui.

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Servizio TG2 Rai: Legge Golfo sulle Quote Rosa

agosto 13, 2013

Clicca qui per vedere il servizio del TG2 andato in onda il 12 Agosto 2013 alle 20.30 sul bilancio del primo anno della Legge Golfo sulle Quote rosa nei CdA.


GOLFO: A UN ANNO DA LEGGE QUOTE GENERE BILANCIO ECLATANTE

agosto 11, 2013

(AGI) – Roma, 11 ago. – “A un anno esatto dall’entrata in vigore della mia legge sulle quote di genere, ci troviamo di fronte a quell’autentica rivoluzione del merito sulla quale solo in pochi avevamo scommesso”. Ad affermarlo e’ Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e prima firmataria della Legge 120 che a partire dal 12 agosto 2012 ha introdotto le quote di genere nei Cda delle societa’ quotate e controllate dalle pubbliche amministrazioni. “Sono orgogliosa e felice che oggi – sottolinea Golfo in una nota – di fronte a numeri cosi’ eclatanti, tutti riconoscano la portata epocale di una norma per cui mi sono battuta senza sosta e che va ancora sostenuta con forza”. Secondo le ultime rilevazioni Consob, ricorda Golfo, oltre il 17% sono le donne che attualmente siedono nel Cda delle societa’ quotate: erano il 5,9% quando Lella Golfo presento’ la proposta di legge tanto osteggiata. Solo due le diffide finora accertate dalla Consob che potrebbero portare alle multe previste dalla legge mentre in questa tornata assembleare oltre 125 donne hanno fatto il loro ingresso nei Cda delle quotate grazie alla norma. “E’ stato un percorso difficile e pieno di ostacoli – dichiara Golfo – ma i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti e ci danno ragione. Da quando la legge e’ in vigore solo un’ottantina di societa’ quotate hanno rinnovato i loro organi di gestione e da questi primi dati si evince che l’obiettivo del 20% e’ stato quasi raggiunto. Significa che, oltre alla paura delle sanzioni, si e’ innestato quel cambiamento culturale auspicato che di fatto ha anticipato l’obbligo della legge in aziende come la Fiat”. Ora, continua Golfo, “la mia battaglia si e’ spostata sulle societa’ controllate, su cui si giocheranno i numeri piu’ grandi. Le sole controllate da Regioni, Provincie e Comuni sono oltre 4000, cui si aggiungono le aziende controllate da scuole, istituzioni universitarie, Camere di commercio, aziende del Servizio Sanitario Nazionale, Enti Pubblici non economici, aziende e amministrazioni dello Stato a ordinamento autonomo e altre ancora. Lo scorso marzo con la Fondazione Bellisario ho costituito una Commissione di garanzia e di manutenzione con l’obiettivo di mettere in piedi un corposo database e prossimamente presenteremo i primi risultati della attivita’ svolta. Intanto, dal lavoro fin qui fatto, emerge che tra consiglieri, presidenti, amministratori delegati nei Cda nominati dagli enti locali, il 90,3% e’ costituito da uomini contro un misero 9,7% di donne. Dal 2022, le quote non saranno piu’ un obbligo: sono certa che per quella data la situazione nel nostro Paese sara’ completamente cambiata, ma sono anche consapevole che bisogna vigilare sulla corretta applicazione della legge e sono determinata a farlo senza sconti per nessuno. Anche per questo, abbiamo deciso di valorizzare il nostro database di oltre 3000 curricula di donne con profili professionali del ‘merito’, permettendo un accesso selettivo a quattro interlocutori privilegiati: Ministero del Tesoro e Cassa Depositi e Prestiti, ovvero i due maggiori azionisti di societa’ quotate sul mercato italiano; Assogestioni, che presenta candidature per i Cda tramite liste di minoranza ed Egon Zehnder, societa’ leader mondiale specializzata nella ricerca delle principali funzioni aziendali e nella consulenza ai Consigli di amministrazione. E’ un’altra, preziosa opportunita’ che diamo non solo alle donne ma alle aziende e al Paese tutto, affinche’ possano selezionare figure professionali eccellenti. L’Italia deve crescere e deve farlo in fretta e sono convinta – conclude Golfo – che il contributo delle donne e’ una risorsa indispensabile e innovativa per lo sviluppo economico”.


Il Giappone chiede più spazio al top per le donne

aprile 22, 2013

Financial Times informa che il 19 aprile il premier giapponese Shinzo Abe ha chiesto alle grandi compagnie nazionali di aumentare la partecipazione femminile nei Cda sollecitando ciascuna a prevedere la presenza di almeno una donna al vertice. La richiesta di Abe fa parte delle numerose riforme che saranno prese dal governo per rilanciare la stagnante economia nipponica. In Giappone solo il 15% delle compagnie ha una donna executive (non che anche in Europa la loro partecipazione brilli poiché nel complesso delle compagnie continentali la loro presenza raggiunge a stento il 14%) e il Premier spera così di fermare il declino della forza lavoro che ha ridotto la produzione e le finanze pubbliche. Sulle proposte del Governo si aspettano ulteriori dettagli a giugno. Kathy Matsui, strategist di Goldman Sachs, ha accolto con compiacimento la proposta anticipando però che un aumento del relativamente basso tasso d’impiego femminile produrrà profondi cambiamenti nella politica, nella cultura industriale e nei comportamenti sociali del Giappone. In uno studio 2010 la Matsui ha calcolato che se l’occupazione femminile sarà portata all’80% di quella degli uomini, la forza lavoro giapponese raggiungerebbe gli 8,2 milioni e il PIL aumenterebbe del 15%. Oggi solo un terzo delle madri giapponesi lavora rispetto al 50% degli USA, il 60% di Gran Bretagna e Germania e i ¾ di Svezia. E’ un fatto che Japan Airlines e Panasonic hanno anticipato i tempi e attirato l’attenzione dei media mettendo nei Cda per la prima volta una donna. Ma la proposta di Abe segna in ogni caso un profondo cambiamento dell’atteggiamento tradizionalmente conservatore del partito Liberaldemocratico che per anni  ha considerato le ambizioni  di carriera della donna come socialmente corrosive  e causa del basso tasso di natalità giapponese tanto che un ministro della Salute è stato accusato di considerare le donne solo come una “macchina di riproduzione”. La Matsui è perciò molto soddisfatta di questo cambiamento perché, dice, è la prima volta che un’Amministrazione giapponese sta dibattendo così a lungo sull’occupazione femminile.


Lella Golfo: Su quote di genere Italia batte Germania 1 a 0

aprile 18, 2013

“Per una volta la Germania non può darci lezioni: grazie alla mia legge sulle quote di genere nei CdA delle società quotate e controllate l’Italia in tema di pari opportunità è assolutamente all’avanguardia. Non solo il nostro Parlamento è riuscito a garantire al Paese una legislazione che promuove le donne in economia ma a differenza dei tedeschi non abbiamo usato un tema così delicato e importante come le pari opportunità per meri scontri tra schieramenti. Credo sia una bella rivincita e questa volta è la Germania a doversi preoccupare del suo spread in tema di parità di genere: una bella rivincita per il nostro Paese!”. Lo scrive in una nota Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario e prima firmataria della legge sulle quote di genere nelle società quotate e controllate entrata in vigore in Italia lo scorso agosto. “Certamente – continua Golfo – la bocciatura di oggi dispiace, per di più su una proposta molto conservativa e che prevedeva una quota del 20% entro il 2018 e del 40 per cento entro il 2023. Ma questo brutto segnale è anche la dimostrazione di quanto ripetiamo da tempo: è necessaria una vincolante legislazione a livello europeo sulle quote di genere affinché anche i Paesi culturalmente e legislativamente più indietro si adeguino. La proposta di direttiva europea della Vicepresidente Reding, già approvata dalla Commissione, che prevede una quota del 40% nei board delle società quotate è un primo passo e un precedente storico ma l’esempio negativo della Germania deve far riflettere e incoraggiare a d azioni ancora più stringenti”.


Quote rosa tedesche: giovedì il giorno della verità?

aprile 15, 2013

Angela Merkel  sta affrontando la rivolta  delle donne parlamentari, tra cui molte della sua stessa compagine politica, sulla questione di imporre le  quote rosa nei Cda delle compagnie tedesche  quotate in Borsa, scrive Financial Times. Le parlamentari la stanno minacciando di votare una risoluzione del Bundestag  che sarà discussa giovedì 18 aprile  e che  intende imporre  una presenza femminile di almeno il 20%  nei Cda entro il 2018 e del 40% entro il 2023. Se questo avverrà sarà un grande smacco per la Cancelliera, contraria alle quote per legge e a favore delle quote volontarie,  nonostante gli scarsi progressi della presenza femminile nei ruoli di vertice. Sull’argomento sono divise le stesse colleghe di Governo: la ministra del Lavoro Ursula von der Leyen è a favore delle quote per legge mentre la ministra della Famiglia Kristina Schroeder combatte per le quote volontarie. Dopo anni di discussioni l’iniziativa legale è stata presa  dal partito di opposizione socialdemocratica SPD  nel Bundesrat ( dove sono rappresentati 16 Lender) dove è stata approvata a  maggioranza  grazie al sostegno di 2 grandi Lender guidati dai democristiani.