Le Protagoniste

Tag: violenza donne

VIOLENZA. ‘ONE BILLION RISING’: LE DONNE BALLANO IN 115 CITTÀ

febbraio 13, 2014

Il 14 febbraio torna nelle piazze italiane “One billion rising”, il flash mob per ricordare che nel mondo una donna su tre subisce violenza nel corso della vita: quanto fa a livello globale? Un miliardo. Un miliardo di donne costrette a subire abusi e maltrattamenti.
L’idea, nata un anno fa, è della drammaturga e attivista femminista Eve Ensler e già l’anno scorso aveva coinvolto donne e uomini di 207 Paesi in più di 10 mila eventi in tutto il mondo. Anche quest’anno sono moltissime le iniziative lungo tutto la penisola: più di 150 eventi già previsti in 115 città. Filo conduttore della seconda edizione è la giustizia perché, come ha dichiarato Eve Ensler, “senza affrontare il tema dell’ingiustizia, la battaglia contro la violenza non può essere vinta”. “One billion rising” respinge una visione della donna vittima, favorendo, invece, un momento di denuncia, di lotta e affermazione positiva dei diritti delle donne.

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HUMAN RIGHTS WATCH: MIGLIAIA DONNE IRACHENE MALTRATTATE

febbraio 6, 2014

Migliaia di donne sono detenute illegalmente nelle prigioni irachene, dove spesso sono vittime di maltrattamenti e torture, oltre che di abusi sessuali. Lo scrive Human Rights Watch in un dettagliato rapporto di 105 pagine diffuso oggi. Le accuse contenute nel documento, che si basa sulle testimonianze delle prigioniere, delle loro famiglie, degli avvocati, medici e anche del ministero della giustizia, rafforzano la credibilità delle accuse lanciate dalla comunità sunnita, confessione cui appartiene la maggioranza delle detenute. Le donne sunnite si considerano ingiustamente perseguitate dal potere, in mano agli sciiti, e dalle forze di sicurezza, e protestano regolarmente contro il modo in cui vengono trattate le detenute. Secondo Rights Watch molte donne sono state picchiate, schiaffeggiate, sottoposte a scariche elettriche e violentate. Altre sono state minacciate di violenze anche in presenza dei loro familiari.

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La tratta delle donne

maggio 27, 2013

Nove persone, informa El Paìs, sono state condannate a 22 anni di carcere per aver rapito donne, soprattutto immigrate, costringendole in schiavitù con inganno, violenza e abusi per avviarle alla prostituzione. Le donne venivano rese vulnerabili  con la minaccia che gli aguzzini, in caso di fuga si sarebbero rivalsi sulle loro famiglie e per questo si sono dimostrate poco collaborative con le autorità a smantellare la rete mafiosa, anche se in cambio otterrebbero permessi di residenza e lavoro. Infatti è tale la loro devastazione psicologica, che delle 763 donne liberate nel 2011, solo 98 hanno accettato di fornire indicazioni . Per questo, scrive il quotidiano,è importante la collaborazione dei clienti quando si accorgono che le donne sono in evidente stato di schiavitù. Il fenomeno della tratta non conosce battute d’arresto: uno studio di Eurostat ha registrato che tra il 2008 e il 2011 le vittime sono aumentate  del 18%. Italia e Spagna sono al primo posto in questo deprecabile traffico che, secondo i calcoli muove circa 5 milioni di euro al giorno. Nel 2011 la polizia spagnola calcolò che la tratta riguardava 14.730 donne e, per facilitare le denunce, il Ministero dell’Interno  ha creato un numero gratuito che assicura l’anonimato.


La violenza contro le donne militari USA

maggio 15, 2013

Pochi giorni fa il colonnello Jeffrei Krusinski, capo dell’aviazione militare USA,  è stato arrestato per aver violentato una collega. Una fonte del 2012 ha rivelato che nei 2 anni precedenti si sono verificati nelle forze armate 26mila casi di violenza sessuale perpetrati contro le donne ma anche contro alcuni uomini. Un’epidemia se non uno sgradevole sport che le autorità militari non riescono a  contenere. Per questo un furibondo Obama è intervenuto imponendo al Segretario alla Difesa di provvedere senza indugi. L’efficacia del suo intervento sarà testato domani ,15 maggio, se i diversi corpi  riusciranno finalmente a fissare i piani  di una seria parità di genere nelle operazioni militari mettendo fine alle regole che escludono la partecipazione delle donne dai combattimenti. Congresso e Pentagono infatti concordano che la soluzione alla violenza sessuale verrà solo con la loro completa integrazione nei servizi militari, dove ancora oggi sono considerate addetti di seconda fila. Si ritiene infatti  che la violenza sessuale sia il sintomo non la causa, il prodotto di una cultura istituzionale costruita intorno a regole che proibiscono la parità della donna nel mondo militare. Certamente non sarà semplice smantellare  le barriere istituzionali costruite nei secoli, e perciò bisognerà impostare una strategia  di cultura, di training, di servizi  e di opportunità di posizioni e promozioni. Se le regole che impediscono la parità di genere domani non saranno cancellate non sono previste sanzioni ma comunque si tratterà di un pessimo segnale. Quale che sia il risultato, il Pentagono da adesso dovrà ostacolare che all’interno delle forze armate si perpetui un ambiente ostile. D’altra parte la prevalenza delle donne in ogni istituzione sta cambiando la cultura. Non è casuale  che gli sforzi di riforma dell’approccio legale al problema del Pentagono, voluto da Hagel, coincidano con le pressanti richieste di donne importanti: le senatrici  Kirsten Gillibrand, Barbara Boxer e la deputata  Niki Tsongas  questa settimana proporranno una legislazione che emenderà il Codice di Giustizia Militare.

Ornella Del Guasto