Le Protagoniste

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DATI ISTAT: CALA SOLO IL LAVORO DELLE DONNE

marzo 31, 2015

Se fino ad ora la crisi aveva sì aggravato la precarietà e ampliato divario retributivo ma aveva “garantito” la tenuta del livello dell’occupazione femminile, oggi anche questa ultimo baluardo al ribasso viene meno. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, l’occupazione a febbraio torna a diminuire ma la frenata è dovuta esclusivamente alla perdita di forza lavoro femminile: mentre gli occupati di sesso maschile sono «sostanzialmente stabili», le donne al lavoro diminuiscono in un mese di 42 mila unità (44 mila il dato complessivo). Anche il tasso di disoccupazione cresce al 14,1% per le donne (+0,3 punti su mese e +0,9 punti su anno) mentre per gli uomini è all’11,7% (invariato sul mese e in calo di 0,3 punti nell’anno). Si arresta dunque la serie positiva di dicembre e gennaio.
Peggiora anche la situazione sul fronte dei giovani. ù giovani disoccupati. Tra dicembre e febbraio il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti, in larga misura per la risalita del tasso di inattività (+0,3 punti). Nella fascia 15-24 anni, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, sale al 42,6% rispetto al 41,2% di gennaio. Su base congiunturale gli occupati diminuiscono dello 0,2% (-44.000), i disoccupati aumentano dello 0,7% (+23.000). Il numero di inattivi cresce dello 0,1% (+9.000) nel confronto con gennaio. Il tasso è stabile al 36%.

In Europa il tasso complessivo di occupazione femminile è del 63% circa contro il 75% degli uomini tra i 20 e il 64 anni. Le donne svolgono più spesso lavoro part time (34,9% contro 8,6%) pagandone le conseguenze in termini di carriera, opportunità di formazione, diritti pensionistici e sussidi di disoccupazione. La situazione italiana è drammatica: nonostante il trattato di Lisbona avesse fissato l’obiettivo di un tasso del 60% di occupazione entro il 2010, il tasso italiano è del 46. Ma questo dato non dice ancora tutto della questione italiana.
Mentre il Nord si avvicina all’Europa, il Sud ha un tasso di occupazione di poco superiore al 30%. In 50 anni il tasso di occupazione delle donne italiane non è neanche raddoppiato (era il 28% nel 1960). E una donna su quattro lascia il lavoro dopo l’arrivo del primo figlio. Gli economisti vanno ripetendo da tempo quale perdita in termini di crescita economica, intesa come punti di Pil, comporta l’esclusione delle donne dal mercato del lavoro.
Tra le ultime stime ci sono quelle del Fondo monetario internazionale e di Goldman Sachs, che indicano tra il 15 e il 20 per cento il mancato aumento del Prodotto interno in assenza di un equo apporto femminile al lavoro.


DISOCCUPAZIONE DONNE 0VER 40

gennaio 27, 2014

di Valeria Gangemi
Rimanere disoccupate o non avere un lavoro quando si hanno superato i 40 anni è un fenomeno che sta diventando drammatico. Qualche anno fa i lavoratori “maturi” e con esperienza erano ricercati, ambiti e non avevano alcun problema e potevano ricollocarsi in vari ambiti lavorativi. Oggi, le cose sono radicalmente cambiate e le prospettive non sono per niente drammatiche: il lavoro per le over quarantenni è difficile da rintracciare, ma non del tutto introvabile.

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LAVORO: CONCILIAZIONE TEMPI VITA, GIOVANNINI ISTITUISCE COMMISSIONE

gennaio 24, 2014

Rimuovere gli ostacoli che impediscono una piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro e sviluppare nuove proposte per favorire l’occupazione femminile migliorando la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e riequilibrando le responsabilità’ genitoriali. Questo l’obiettivo del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, che ha firmato il decreto che istituisce una commissione ad hoc, composta da esperti in materia e coordinata dal vice ministro Maria Cecilia Guerra.

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ILO: in Italia un lavoratore su tre è precario

giugno 5, 2013

A 5 anni  dalla peggiore crisi economica da quella del ’29, gli oltre 30 milioni di posti di lavoro perduti non sono stati recuperati. La situazione peggiore riguarda le economie avanzate, anche se 6 su 37, hanno registrato tassi di occupazione superiori  ai livelli pre-crisi – Germania, Ungheria, Israele Lussemburgo, Malta e Svizzera-. Ma dei 65 paesi che pubblicano dati sul lavoro trimestrali si registra che in un terzo di questi paesi l’occupazione resta inferiore ai livelli 2007 e che in 22 Paesi ha continuato a cadere in modo costante. Di questi, 18 sono economie avanzate e più della metà si trovano nell’Eurozona tra cui, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro, ma a sorprendere è anche la  presenza in questo gruppo  di paesi campioni del welfare nordico come Danimarca, Olanda, Norvegia e Finlandia. Per quanto riguarda l’Italia, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro muove particolari critiche, scrive il Corriere della Sera, all’attuale ministro del lavoro Giovannini sull’ipotesi (ancora da applicare) della staffetta generazionale :”i giovani  non dovrebbero prendere il posto  di quelli più anziani nel mercato del lavoro. Il governo dovrebbe trovare altri mezzi per sostenere l’occupazione giovanile”. L’Ilo suggerisce  l’esempio del sistema di garanzia  per mantenere i giovani dentro il mercato del lavoro, incentivi all’assunzione dei più svantaggiati (disoccupati di lunga data e giovani poco qualificati), borse di formazione e soprattutto sforzi per migliorare l’incontro tra domanda e offerta. Altrettanto criticata la riforma della precedente ministra del Lavoro Fornero che facendo  lievitare la percentuale dei contratti a tempo determinato ha determinato un’ampia diffusione dell’occupazione precaria.

A partire dal 2007, il numero dei lavoratori precari  è cresciuto di 5,7 punti, praticamente uno su tre. Eppure  Cile e Colombia, paesi certamente aiutati da una crescita economica robusta, hanno avviato una serie  di iniziative che si sono dimostrate positive ed in entrambi l’occupazione giovanile  è aumentata del 3,5% all’anno. E’ bene affrettarsi a correre ai ripari perché il futuro è tutt’altro che roseo soprattutto per le economie avanzate che, secondo le proiezioni, nel 20015 avranno 54,3 milioni di disoccupati rispetto ai 29,1 milioni del 2007 mentre in tutto il  mondo il numerodei senza lavoro salirà a 207,8 milioni dai 169,7 milioni di 5 anni fa.

ODG


Innovativo piano inglese per aiutare le studentesse

giugno 5, 2013

Un sondaggio svolto dalla nota azienda nel settore delle risorse umane, Rondstad WorkMonitor, ripreso dal Corriere della Sera, in Italia per 8 lavoratori su 10 l’apporto femminile è indispensabile per costruire un team di lavoro di qualità, ma il 69% denuncia la difficoltà, molto maggiore degli uomini, che le donne incontrano per raggiungere posizioni di vertice. Anche se il dato sia cresciuto, la percentuale del 14% della presenza femminile nei CDA è molto lontano dall’equilibrio auspicato e questo nonostante le ragazze si laureino prima dei maschi e con voti migliori. Certamente non aiuta le loro possibilità il fatto che la disoccupazione italiana abbia raggiunto un livello così preoccupante. La Gran Bretagna ha già preso coscienza di questo problema, e la ministra delle Donne e della Cultura, Maria Miller, sta per varare un piano interessante e pragmatico: invierà ai genitori di bambine un pacchetto di informazioni sul mercato del lavoro che orienti le loro scelte scolastiche e una serie di  consigli  per sostenere le loro aspirazioni. Troppo spesso infatti le ragazze vengono indirizzate verso corsi di studi umanistici con scarsi sbocchi occupazionali così come perdura in Occidente il pregiudizio che maternità e lavoro siano difficilmente conciliabili. E’ un fatto però che per emergere nel lavoro alle donne vengono richieste una preparazione e prestazioni superiori a quelle dei maschi. Per questo è bene che le famiglie si impegnino per tempo a orientare e sostenere lo sforzo delle figlie.

Ornella Del Guasto