Le Protagoniste

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AFGHANISTAN, PROTESTA DONNE CONTRO LEGGE CHE DIFENDE AUTORI VIOLENZA

febbraio 13, 2014

Donne in protesta nelle strade di Kabul, in Afghanistan, contro la legge accusata di limitare gravemente l’accesso alla giustizia per le vittime di abusi domestici. Il Parlamento ha di recente passato un nuovo codice di procedura penale che impedisce ai parenti dal testimoniare contro gli autori della violenza di genere. La misura, che è in attesa di essere firmata dal presidente Hamid Karzai, ha destato preoccupazione in tutto il mondo, tra cui organizzazioni per i diritti umani, Usa e Unione europea. Gli esperti ritengono che avrà effetti gravemente limitanti nella persecuzione di chi commette violenza contro le Donne, perché spesso i parenti sono gli unici testimoni. Secondo l’attivista Fatana Gailani sarà un duro colpo per la vita delle Donne. Il corteo di Kabul, cui hanno partecipato circa cento dimostranti, era scandito da slogan come “Basta violenza” e “Giustizia, giustizia”.


AFGHANISTAN: LA SFIDA DI JAMILA, PRIMA POLIZIOTTA A CAPO DISTRETTO KABUL

gennaio 14, 2014

(Aki) – Per la prima volta una poliziotta afghana arriva al comando di un distretto di Kabul.
A scrivere una pagina della storia della nuova polizia afghana e’ il colonnello Jamila Bayaz, che ha gia’ lavorato alla direzione investigativa nel quartier generale della polizia della capitale afghana. Il ministero dell’Interno ha scelto lei per il primo distretto di Kabul, una zona piena di edifici governativi e negozi e Bayaz ha promesso di ”servire” il suo ”popolo oppresso”.

continua

Le afgane temono l’erosione dei loro diritti

luglio 10, 2013

Quando passò la legge contro la violenza sulle donne, il presidente afgano Karzai si congratulò con Noor Zia Atmar che, diventata deputata dopo la sconfitta dei Talebani, si era molto impegnata ad imporla. Oggi Noor vive in un rifugio per donne abusate  dopo essere sfuggita a un marito violento e a una famiglia  che l’ha ripudiata dopo il divorzio. Sull’argomento-donne l’Afghanistan  sta arretrando  perché le leggi che le difendono dalla violenza  saranno certamente rimesse in discussione dopo il ritiro delle forze internazionali dal Paese.”Tutte le conquiste di questi ultimi 12 anni corrono il rischio di essere cancellate” scrive Wall Street Journal. Noor Armar , dopo la sconfitta talebana , è tornata in Afghanistan dall’esilio in Pakistan decisa rendersi utile per il suo paese. Prima ha fatto la speaker  per la stazione radio di Jalalabad,  poi è stata eletta in Parlamento dove ha contribuito  a far passare la legge antiviolenza e quella che obbliga ad attribuire un terzo dei seggi alle donne. Nel 2010, dopo la mancata rielezione, si è sposata con un uomo apparentemente liberal che invece l’ha confinata in casa, l’ha costretta d indossare il burqa (che mai lei aveva indossato) impedendole di uscire e di usare il telefono senza permesso  fino a minacciarla con un coltello. Fuggita da casa e ripudiata dai suoi stessi parenti (“perché la gente di Jalalabad è molto tradizionalista”)  ha trovato ospitalità  in un rifugio per donne abusate, dove ora lavora come consulente. Adesso però l’esistenza di questi rifugi accolgono le donne e le bambine è  rimessa in discussione dai conservatori che sostengono che sono contro i dettami dell’Islam  così come le leggi anti violenza  sono una cospirazione delle società occidentali.  Intanto sono riusciti a rimuovere le quote rosa dai consigli provinciali e distrettuali. I tentativi continuano e le afgane tornano a soffrire della stessa mentalità repressiva subita in passato.

Ornella Del Guasto


Afghanistan: a rischio i pochi diritti delle donne

maggio 25, 2013

Secondo Le Figaro, la filiale di Kabul dell’Agenzia dei Diritti Umani non esclude che l’imminente ritiro delle truppe straniere segni la fine dei diritti delle afgane. In un anno e mezzo, segnala l’Agenzia, è molto aumentato il numero delle donne  incarcerate per “crimini morali”. Almeno 600 vittime di stupro si trovano in prigione segnando un’ulteriore  sconfitta per quanti nel Paese lottano per una sia pur modesta emancipazione femminile. Il 18 maggio  la legge per l’eliminazione della violenza contro le donne non è stata abrogata come volevano i conservatori che in ogni caso ne pretendono la modifica in Assemblea. La legge infatti non è passata attraverso il Parlamento, ma promulgata per decreto presidenziale ed è l’unica protezione che hanno le afgane contro gli abusi di congiunti e genitori. Tra le varie proibizioni di violenza domestica infatti fissa a 16 anni  l’età legale a cui le ragazze possono essere date in sposa e obbliga i mariti poligami ad ottenere il consenso della moglie per poterne sposare un’altra. La legge ha permesso l’arresto di un centinaio di aggressori e la creazione di 18 case-rifugio  per donne maltrattate. I deputati religiosi sono scatenati contro la legge che “non rispetta i dettami  della Charia” e sostengono che spetta al padre decidere quando e con chi la figlia si mariterà e che le case-rifugio “incoraggiano la depravazione dei costumi”. Per le 69 deputate la reazione dei conservatori era largamente prevista ma sono consapevoli che la legge “è troppo fragile” per sopravvivere al voto assembleare. L’importante dicono è fare fronte comune e cercare di sviluppare “una presa di coscienza dei problemi femminili” soprattutto in provincia. Il problema infatti è l’ampiezza dello scarto sociale tra la capitale Kabul e la realtà delle province dove la maggior parte degli abitanti è ancora appassionatamente impegnata  a respingere i rischi dei valori percepiti come occidentali.

Ornella Del Guasto