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LA MERKEL ANNUNCIA: QUOTE ROSA NELLE GRANDI AZIENDE

gennaio 30, 2014 ESTERI, featured
G8-Gipfel in St. Petersburg 2006

Lo scorso mercoledì, Angela Merkel ha annunciato che il suo governo promulgherà nuove leggi per rendere possibile una quota femminile nella gestione di grandi aziende tedesche a partire dal 2016. Attualmente, secondo uno studio Wob-index , in Germania le donne rappresentano il 17% dei componenti dei CdA e poco meno del 6% nei consigli di sorveglianza.
La cancelliera ha giustificato la mossa dicendo che «un’economia sociale di mercato ha bisogno di una grande competitività e per la nostra esperienza sappiamo che questa competenza è maggiore quando gli uomini e le donne hanno dentro un’istituzione le stesse opportunità», scrive il quotidiano El Pais. La ministra socialdemocratica della Famiglia, inoltre, ha suggerito che la quota dovrebbe essere valida in 2.600 grandi aziende e ha annunciato che la legge dovrebbe essere approvata nel corso di questo anno per entrare in vigore nel 2015. Ma ha avvertito che la soglia del 30% sarà obbligatoria solo per circa 120 aziende quotate in borsa.
Un vero e deciso cambio di rotta se si pensa lo scorso aprile il Parlamento tedesco aveva bocciato con 320 no e 277 sì il progetto presentato dall’opposizione socialdemocratica e verde che prevedeva l’inserimento di un 30% di donne nei consigli di sorveglianza delle imprese e che a votare contro erano stati soprattutto i rappresentanti di Cdu/Csu, il partito di Angela Merkel, la prima a non essere convinta della proposta. «Sulle quote rosa non tutte le donne la pensano allo stesso modo – aveva dichiarato allora in un’intervista alla Bild – il che non significa che il tema non ci stia a cuore». D’altra parte, a pochi mesi dalle elezioni federali, la vittoria del provvedimento socialdemocratico avrebbe significato per Merkel una sconfitta politica netta, che ha preferito evitare. Come se non bastasse, a luglio la Germania, insieme all’Inghilterra e ad altri sette Paesi, si era strenuamente opposta alla proposta della commissaria europea Viviane Reding per l’introduzione di quote rosa obbligatorie pari al 40% in tutte le aziende pubbliche.
Cosa è cambiato da allora? A settembre la Cdu-Csu, guidata dalla Merkel, ha ottenuto il 41,5% dei voti alle elezioni politiche, un risultato che tuttavia ha sfiorato la maggioranza assoluta dei seggi che le avrebbero consentito di governare da sola. La cancelliera, con i propri alleati dell’Fpd fuori dal Parlamento, ha dovuto quindi puntare ad una “grosse koalition” con i socialdemocratici.Così, durante i negoziati ancora in atto, arriva l’annuncio che nel programma della futura grande coalizione ci sarà posto per le quote rosa. Dal 2016 obbligatoriamente le donne dovranno comporre almeno per un 30% i Consigli di Amministrazione e sorveglianza delle aziende. A ciò si aggiunge la disposizione per cui le grandi aziende, a partire dal 2015, dovranno porsi obbiettivi vincolanti per aumentare la presenza della componente femminile nei cda, negli uffici di presidenza e nella dirigenza in generale.
La proposta è stata salutata per lo più con scetticismo dal mondo del business. L’industria tedesca delle auto si è fortemente opposta. Volkswagen, BMW, Daimler e Opel hanno minacciato di muovere la produzione fuori dalla Germania, se saranno costretti a introdurre la Frauenquote. Non sono mancate, però, delle eccezioni. Deutsche Telekom ha accolto favorevolmente la proposta del governo. Già nel 2010 la compagnia di telecomunicazioni aveva annunciato l’obiettivo di raggiungere la quota del 30% nel 2015. Attualmente all’interno dell’azienda il 24% delle posizioni manageriali è ricoperto da donne, rispetto al 19% di tre anni fa.

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