Le Protagoniste

DONNA & EUROPA

EUROPA: DONNE IN QUOTA POCHISSIME

marzo 7, 2017

Lo squilibrio di genere ai vertici delle aziende e delle istituzioni non è solo una questione italiana. La vicenda della direttiva promossa da Vivine Reding e ferma in Commissione da anni lo dimostra chiaramente: l’Europa dei vertici è piuttosto tiepida con le donne.
All’Europarlamento le deputate sono il 37%, che non sarebbe malaccio come statistica se non si considerasse che nelle istituzioni più “pesanti” sul fronte dell’adozione delle politiche europee, la presenza femminili crolla miseramente. Nel Consiglio Europeo, per esempio, sono solo 4 su 28 (14,29%), all’Ecofin – l’organismo composto dai Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri -, 3 su 28 (10,71%); al Consiglio degli Affari Esteri, 1 sola donna su 28 componenti (3,57%).
Si potrebbe ritornare al dilemma se viene prima l’uovo o la gallina…sono gli Stati europei che riflettono in Europa il loro women-scetticismo o è l’istituzione Europa a essere scettica verso l’universo femminile? La risposta, in realtà, la troviamo in un solo dato: le donne premier su 28 Paesi Europei siano solo 3 può essere già la risposta. Certo che l’Europa potrebbe metter un po’ più sotto traccia il maschilismo dei singoli Stati, introdurre elementi di virtuosismo…tale dovrebbe essere un’istituzione che rappresenta “al meglio” i Paesi membri. Ma tale non è, anzi…


ITALIA AI VERTICI EUROPEI PER DONNE NEI CDA. GLI ULTIMI DATI CONSOB

gennaio 30, 2017

Dal 5,6% del 2008 al 30% del 2016. Un’accelerazione inimmaginabile, resa possibile dalla a legge Golfo che nel 2012 ha introdotto le quote di genere nella composizione dei cda delle società quotate e partecipate. Una legge che ha proiettato l’Italia fra le best practice europee accanto a Finlandia, Francia e Svezia (la Norvegia viaggia attorno al 40%, quota prevista per legge). L’obiettivo della legge italiana, quindi, è stato praticamente raggiunto e sarà consolidato dal prossimo triennio di rinnovi. Ben inferiore è stato, invece, l’effetto avuto sulla scelta dei vertici aziendali: se da una parte il numero delle Presidenti a Piazza Affari è salito a 21 (3,1% contro il 2,5% del 2013), quello dei CEO è salito in termini assoluti (17 contro 13), ma sceso in percentuale dal 3,2% al 2,5%. Stesso discorso si può fare per i consiglieri: le donne sono la maggior parte degli indipendenti (68,6%), mentre la percentuale è esigua fra gli executive.
La fotografia emerge dagli ultimi dati Consob. Qual è l’identikit delle donne che siedono nei board? Innanzitutto sono aumentate in valore assoluto: 617 contro le 283 del 2012. Sono in media più giovani degli uomini (50,9 anni contro 58,9) e sono meno spesso legate alla famiglia azionista di maggioranza (13,1 contro il 16,9% degli uomini). Sono, inoltre, più spesso laureate (88,5 contro 84,5%) e più spesso hanno un’istruzione post-laurea (29,7 contro 16,7%). Come si diceva meno spesso sono manager (54,1 contro 76,5%) perché sono poche fra gli executive delle società di cui sono consigliere, mentre sono più spesso professioniste (33,2 contro 16,6%) e accademiche (12,2 contro 6,4%).
Due le questioni ancora aperte per il futuro: allo scadere della legge il cambiamento all’interno dei board avrà efficacia nel tempo? Ma soprattutto: quali strumenti si possono mettere in atto perché sia data l’opportunità di crescere (anche in termini di carriera) ai talenti femminili all’interno delle aziende e nelle loro professioni? Sono due temi all’ordine del giorno.


MA CHI È THERESA MAY?

agosto 2, 2016

Di Ornella Del Guasto
“Non è un leader carismatico, scrive The Spectator per definire la signora a cui gli inglesi hanno affidato la difficile gestione dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE, “ma è intelligente, tenace e ostile alle ideologie”. Theresa May non ha mai fatto parte della gioventù privilegiata nè di circoli politici esclusivi ma è stata scelta dai Tories per la sua determinazione e per essere riuscita a mantenere la calma mentre tutti la perdevano. Quando è stata nominata con pacatezza ha discusso con i conservatori la direzione da dare al paese e come avrebbe gestito la Brexit.

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UE: LELLA GOLFO, FAR RIPARTIRE ITER LEGGE QUOTE GENERE

dicembre 15, 2015

Presidente Fondazione Bellisario, parlamentari Ue si impegnino
(ANSA) – ROMA, 14 DIC – “Le parlamentari europee devono impegnarsi seriamente affinché la proposta di direttiva sulla parità di genere nei board europei, presentata dall’ex Commissaria Viviane Reding, non cada nel nulla. Nel 2013 la sua approvazione da parte del Parlamento europeo è stata un passo importante, una grande vittoria, e non possiamo ritornare indietro. Per questo faccio appello alle parlamentari europee, all’opinione pubblica di tutti gli Stati europei e al Consiglio perché la proposta sulle quote di genere torni al centro dell’agenda politica europea”. Lo dichiara Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario e prima firmataria della Legge 120 che ha introdotto le quote di genere nei CdA delle società quotate e controllate dalle Pubbliche Amministrazioni nel nostro Paese.
“In Italia le quote hanno dimostrato di funzionare. Secondo la Consob, – continua Golfo – nelle società quotate siamo arrivati al 27,4%, oltre i limiti imposti dalla norma per il primo mandato, con un aumento di donne nei Cda del 21,2%! Non dimentichiamoci che quando ho presentato la proposta di legge, nel Maggio 2009, le donne nei CdA erano 170 e gli uomini 2602! Oggi l’Italia non solo è sopra la media europea ma è, insieme alla Francia, il Paese più all’avanguardia e tutto questo grazie alla legge sulle quote! In Europa, la proposta di direttiva Reding si è arenata in Commissione per il disaccordo di alcuni Stati. Per questo, rivolgo alle parlamentari di tutti gli Stati europei l’invito a impegnarsi a rimettere in campo la battaglia sulle quote, fondamentale per lo sviluppo economico dell’Europa”.


IL NUOVO PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA IN MATERIA DI UGUAGLIANZA DI GENERE (2016-2020)

ottobre 5, 2015

di Laura Micca
La Commissione europea ed il Servizio europeo per l’ azione esterna (EEAS) hanno adottato un nuovo piano di sviluppo in materia di parità di genere che sarà applicato a decorrere dal 2016.
L’ obiettivo è quello di supportare i Paesi partner, specialmente quelli in via di sviluppo o di vicinato, a raggiungere risultati tangibili in ambito di uguaglianza di genere, argomento ormai centrale tra i valori europei, insieme ai nuovi obiettivi di sviluppo sostenibili che dovranno essere adottati formalmente.
Il forte posizionamento dell’ Unione europea nell’ agenda di sviluppo post-2015 ha chiaramente contribuito ad una crescita di interessamento alla tematica di uguaglianza di genere.
Il nuovo piano sarà basato sui risultati raggiunti e sulle lezioni apprese durante il periodo 2010- 2015.
Esso verrà finanziato attraverso una serie di strumenti di azione esterna europea (come per esempio lo sviluppo o strumenti di cooperazione) ed altre modalità di aiuto (sostegno al bilancio o assistenza alle organizzazioni della società civile).

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Il costo del sessismo. Il potere delle donne

settembre 7, 2015

di Ornella del Guasto

Il sessismo non è solo sbagliato ma anche costoso, scrive The Economist. L’America Latina ha fatto notevoli passi avanti nel portare le donne nel mondo del lavoro ma nonostante questol loro tasso di occupazione è ancora molto indietro rispetto agli uomini. Secondo uno studio di 2 esperti dell’Università di Barcellona e del Massachusetts se il gap venisse chiuso il Pil regionale pro capite aumenterebbe del 16% .I due economisti, David Cumberes e Marc Teigner, hanno calcolato l’effetto economico se venisse eliminato lo squilibrio tra gli uomini e le donne che controllano il business, arrivando alla conclusione che l’ America Latina sarebbe più ricca procapite del 4,7%. Per esempio nel Continente sudamericano, la forza lavoro femminile varia da paese a paese: in Messico, la seconda più grande economia e in Cile , l’economia più avanzata, è molto più bassa per le donne che per gli uomini, nonostante entrambi i Paesi appartengano all’OCSE, sacrificando così la capacità di produzione molto più della Bolivia che pure è un paese molto più povero ma che ha una sostanziosa partecipazione femminile al mondo del lavoro, o nel contesto dei Paesi poveri, della Bielorussia probabilmente perché come stato comunista ha incoraggiato l’occupazione delle donne ( il modello mondiale al top resta la Scandinavia dove entrambi i sessi hanno eguali tassi di partecipazione). Tuttavia anche se i due economisti hanno sottolineato con schemi e grafici i benefici che scaturirebbero a un paese da una più alta partecipazione delle donne alla forza lavoro nel loro studio non hanno adeguatamente messo in evidenza come le donne latine siano più istruite dei loro fratelli e quindi più produttive se venissero impiegate. Anche la violenza sulle donne ha costi notevoli: secondo uno studio del 2007 in Brasile riduce il Prodotto nazionale lordo del l’1,2% mentre molti studi hanno rilevato come le compagnie senza donne nei Cda facciano meno profitti rispetto a quelli più femminilizzati perché sono meno meritocratici .E’ giusto quindi dare eguali opportunità ai 2 sessi perché questo rappresenta anche un notevole potenziale economico.


FORUM DI ALTO LIVELLO SULLA PARITÀ DI GENERE

maggio 5, 2015

di Laura Micca
La Direzione generale Giustizia della Commissione europea attraverso la Commissaria per la Giustizia, i consumatori e l’uguaglianza di genere Vera Jourová ha organizzato a Bruxelles una due giorni di lavori sul tema della parità di genere con l’obiettivo di concretizzare una società più equa, dal punto di vista del bilanciamento uomo- donna, in modo più rapido ed efficace.
Questo evento ha permesso di riunire rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea ed altri attori appartenenti agli Stati membri ed alle organizzazioni internazionali.
Attraverso questa iniziativa si è offerta la possibilità di ascoltare le principali parti interessate e si è offerta l’opportunità di raccolta e di scambio di idee per la realizzazione di una società europea più efficace in ambito di parità di genere.
I temi trattati sono stati quelli collegati al processo decisionale, all’occupazione e retribuzione, alla salute, allo sviluppo e alla violenza di genere.
I partecipanti hanno sviluppato collettivamente soluzioni politiche, che saranno successivamente riesaminate dai politici di alto livello, dai rappresentanti del Parlamento europeo e da quelli degli Stati membri.
La parità di genere è un problema sociale trasversale che colpisce tutte le donne e gli uomini all’interno dell’Unione europea, in tutti i settori di vita.


LA COMMISSIONE EUROPEA DELINEA LE PRINCIPALI SFIDE IN MATERIA DI PARITA’ DI GENERE

marzo 17, 2015

di Laura Micca
In occasione della giornata internazionale della donna (8 marzo), la Commissione europea ha riaffermato il suo impegno a combattere le disuguaglianze di genere in tutta l’ Unione europea.
Le nuove statistiche dell’ Eurobarometro sottolineano la lotta contro le disuguaglianze tra uomini e donna come una priorità europea, mentre l’ ultima relazione annuale della Commissione europea in materia di parità tra donne e uomini dimostra come, nonostante i registrati progressi, molti passi avanti dovranno essere ancora fatti.
“L’ Europa non può permettere un sottoutilizzo di un potenziale del 50% della sua popolazione. Anche se le pari opportunità per donne e uomini sono diventate più che mai una realtà, c’è ancora molta strada da percorrere. Per ogni euro guadagnato da un uomo in Europa, una donna ne guadagna ancora solo 84 centesimi. Le donne sono ancora sottorappresentate sia nel mondo degli affari sia in quelli della politica ed inoltre, una donna su tre ha subito violenza sessuale e fisica. Questo non può continuare ad essere possibile”. La stessa Vera Jourová, Commissaria europea per la giustizia, i consumatori e l’ uguaglianza di genere, ha sottolineato il suo personale impegno nell’affrontare queste sfide nel raggiungimento di risultati tangibili.Circa nove europei su dieci (91%) concordano sul fatto che la lotta contro la disuguaglianza tra uomini e donne sia necessaria per costruire una società più giusta, mentre una percentuale simile (circa l’ 89%) pensa che la priorità in ambito di parità tra uomini e donne debba essere quella di aiutare le donne a diventare più economicamente indipendenti.

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DIRITTI DELLE DONNE E L’ UGUAGLIANZA DI GENERE TRA LE PRIORITà DELLA PRESIDENZA LETTONE AL CONSIGLIO DELL’ UNIONE EUROPEA

febbraio 4, 2015

di Laura Micca
Tra le priorità stabilite dalla presidenza lettone durante il semestre europeo in Consiglio europeo, sono presenti anche i diritti delle donne e l’ uguaglianza di genere. La presidenza farà attenzione alla questione della parità tra donne e uomini, oltre ad altri settori quali l’ occupazione, le politiche sociali e sanitarie.
Tra le priorità del settore femminile quello di garantire la parità di retribuzione tra donne e uomini, la conciliazione del lavoro con la vita familiare e la riduzione delle disparità di pensione.
In concreto la presidenza della Lettonia solleciterà gli Stati membri dell’ Unione europea a ratificare ed applicare la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione della violenza sulle donne.
Aggiunge il ministro lettone: “Cercheremo di trovare un compromesso in seno al Consiglio dell’ Unione europea di sostegno alla direttiva in materia di presenza femminile all’ interno dei consigli di amministrazione in modo da aumentare il numero di donne tra le posizioni di vertice”.
Infine, continua il ministro: “verrà ribadita l’importanza della proposta di direttiva sul congedo di maternità, anche se si dubita che il Consiglio dell’ Unione europea interverrà a favore con un accordo comune”. In conclusione si evidenzierà la necessità di nuove e più moderne iniziative.


MAGGIORE PROTEZIONE PER LE VITTIME DI VIOLENZA IN TUTTA L’UNIONE EUROPEA

gennaio 16, 2015

di Laura Micca
La Commissione europea è impegnata a migliorare i diritti dei 75 milioni di persone che ogni anno sono vittime di violenza. Si parla in particolare di quelle persone che hanno subito violenze domestiche o stalking.Nel 2011 era stata adottata la direttiva europea, entrata in vigore nel 2012, che istituiva norme minime in materia di diritti, sostegno e protezione per le vittime ovunque si trovassero all’interno dell’Unione europea. Tale direttiva era stata integrata dal regolamento relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile, che ha ricevuto l’appoggio del Parlamento europeo e dei ministri della Giustizia in sede di Consiglio.

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INDIPENDENZA ECONOMICA PARITARIA TRA DONNE E UOMINI

gennaio 8, 2015

Il 31 marzo 2015 scade il termine per presentare le candidature per l’invito a presentare progetti riguardante “Azioni di sostegno a progetti promotori della indipendenza economica paritaria di donne e uomini” pubblicato nell’ambito del Programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020 ( Rec). L’obiettivo è quello di cofinanziare progetti nazionali ed internazionali che sostengano i meccanismi di integrazione del genere femminile in tutte le politiche e nei programmi comunitari; che promuovano modalità di lavoro flessibile e forniscano nuove prove sulle modalità innovative di organizzazione del lavoro e -time che consentano un migliore equilibrio tra lavoro e vita e una migliore ripartizione dei compiti domestici e di cura delle responsabilità tra donne e uomini, coerentemente con gli obiettivi definiti nella Strategia europea per la parità tra donne.

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IL DISCORSO DI MARTINE REICHERTS, COMMISSARRIA EUROPEA ALLA GIUSTIZIA, DIRITTI FONDAMENTALI E CITTADINANZA

novembre 24, 2014

di Laura Micca
“Ad oggi, in ambito di parità di genere, molti progressi sono stati compiuti”. I nuovi modelli sociali si stanno allontanando da un modello interamente al maschile. Facendo alcuni esempi: le giovani donne continuano i propri studi e la propria formazione professionale per tempi più lunghi e stanno entrando nel mondo del lavoro in numerose, contribuendo così alla crescita e alla competitività economica dell’ intera Europa. Molti di questi cambiamenti sono il frutto di pressioni politiche e di regolamenti adottati dai vari Stati membri dell’ Unione europea.
Nel corso degli ultimi decenni la legislazione in ambito di parità di trattamento tra uomini e donne si è sviluppata in più settori contemporaneamente: si parla quindi, per esempio, di avanzamenti registrati nel mondo del lavoro, della ricerca, e della cooperazione allo sviluppo. Sono stati finanziati programmi di promozione dell’ uguaglianza di genere attraverso fondi strutturali e di investimento europei, cercando di creare una connessione tra Stati membri dell’ Unione europea, tra le rappresentazioni nazionali e tra le organizzazioni non governative (ONG).

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EUROPA: FARE DELL’ UGUAGLIANZA UNA REALTA’ SI PUO’. PROGRESSI LENTI, MA SICURI

novembre 17, 2014

di Laura Micca

Secondo la relazione annuale dell’ Unione europea, ad oggi, le disparità uomo- donna stanno diminuendo in Europa, ma i progressi sono lenti.
Si rilevano differenze persistenti fra i due sessi a livello di occupazione, retribuzione e rappresentazione mentre, in campo di violenza contro le donne, il problema rimane ancora grave.
Fare dell’ uguaglianza una realtà è possibile.L’ Unione europea si è impegnata nel favorire l’ uguaglianza uomo-donna entro il termine del 2015.

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UGUAGLIANZA DI GENERE: PROGRESSI COSTANTI SU IMPULSO DELL’ UNIONE EUROPEA

novembre 13, 2014

di Laura Micca
Nel 2013 è continuata l’azione della Commissione europea volta a migliorare la parità tra donne e uomini. Grazie a misure per colmare il divario di genere occupazionale, retributivo e pensionistico, combattere la violenza e promuovere la parità nel processo decisionale, alcuni passi avanti sono stati registrati. Il divario retributivo di genere va concretamente riducendosi e aumenta il numero di donne ai vertici aziendali. Molto resta ancora da fare: al ritmo attuale ci vorranno circa 30 anni per raggiungere l’ obiettivo europeo del 75% di donne occupate, 70 anni affinché la parità retributiva diventi realtà e 20 anni per una pari rappresentanza nei parlamenti nazionali.

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LA STRATEGIA QUINQUENNALE ADOTTATA DALLA COMMISSIONE EUROPEA IN MATERIA DI PARITÀ FRA UOMINI E DONNE IN EUROPA

novembre 7, 2014

di Laura Micca

In ambito di promozione della parità tra donne e uomini, l’Unione europea ha contribuito a cambiare in meglio la vita di molti cittadini/e europei e ha gettato le basi per la costruzione di una società con un’effettiva parità di genere.
Nel 2010 la Commissione europea, con l’allora Commissaria europea Viviane Reding, ha adottato un piano quinquennale per raggiungere l’uguaglianza di genere negli Stati membri e incrementare la presenza femminile nelle posizioni di “decision-maker” al fine di realizzare gli obiettivi socioeconomici generali dell’Unione europea e tradurre così i principi definiti nella “Carta delle donne” della Commissione europea.

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