Le Protagoniste

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13 DONNE NEI CDA DI MPS E UNICREDIT: LE QUOTE CONVINCONO E VANNO OLTRE LA LEGGE

aprile 20, 2015

Due Banche alle prese con le quote rosa. Unicredit e Monte dei Paschi di Siena rinnovano i loro organi societari e nei board entrano (o entreranno visto che i 16 nomi del board Unicredit saranno depositati ufficialmente domani) donne di livello, anche oltre le soglie imposte dalla Legge Golfo.
L’assemblea Mps, arriva al 50%, nominando 7 donne su 14 componenti, pur con Amministratore Delgato e un Presidente rigorosamente uomini. Le nuove consigliere sono Fiorella Kostoris, Fiorella Bianchi, Lucia Calvosa, Beatrice Derouvroy Bernard, Stefania Truzzoli, Stefania Bariatti, Maria Elena Cappello. Due donne, Elena Cenderelli (Presidente) e Anna Girello, su tre sindaci (tutte donne i sindaci supplenti).

Quanto a Unicredit, il 17 aprile sono state depositate le liste per la nomina del nuovo CdA che dovrà essere eletto dall’assemblea del 13 maggio. A quanto si è appreso, le liste stesse, quella di maggioranza e quella di minoranza dei fondi, verranno però pubblicate a valle della riunione del CdA della banca di martedì 21 aprile che ne deve prendere visione (il termine ultimo per la pubblicazione è il 22 aprile). A quanto risulta, i 16 nominativi della lista di maggioranza comprendono, come previsto, quelli del Presidente Giuseppe Vita, dell’Amministratore delegato Federico Ghizzoni e di tre degli attuali quattro Vicepresidenti: Fabrizio Palenzona, Vincenzo Calandra Buonaura e Luca Cordero di Montezemolo. Quanto alle donne, ci sarebbero le conferme di Helga Jung, Henryka Bochniarz e Lucrezia Reichlin e l’entrata della professoressa universitaria Paola Vezzani, l’imprenditrice del settore farmaceutico Elena Zambon, l’ex McKinsey Clara Streit (che siede nel board di Vontobel). Insomma, 6 donne su 16 membri, il 37,5%, ancora una volta oltre il dettato legislativo. Un bel segnale, soprattutto in un settore come quello finanziario finora tra i più impermeabili alla presenza femminile. Le quote funzionano? Sembrerebbe proprio di sì!


LA MERKEL SI È ARRESA SULLE QUOTE

aprile 2, 2014

Di Ornella del Guasto

Angela Merkel non è mai stata una sostenitrice delle quote rosa, commenta El Paìs, ma per la fine dell’anno, la Germania si accinge ad approvare una legge che obbliga le grandi imprese ad attribuire alle donne entro il 2016 almeno il 30% dei seggi nei Cda. Il progetto riguarda 180 grandi imprese tedesche che impiegano ciascuna un minimo di 2000 persone. Con questa decisione la Germania si allinea alla media di Francia e Italia che hanno optato per questa politica molto prima. La Cancelliera si è arresa a causa delle fortissime pressioni di Sigmar Gabriel, presidente del partito socialdemocratico, vicecancelliere e ministro dell’Economia e della Commissaria europea Viviane Reding.

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PERCHÉ DOBBIAMO FARE LA SCELTA GIUSTA SULLE QUOTE DI GENERE

marzo 17, 2014

di Luigia Tauro

C’è stato un gran dibattito, nei giorni scorsi, fra chi sostiene la necessità di assicurare pari partecipazione e pari rappresentanza alle donne in politica come in economia. Ed è un dibattito che non riguarda solo l’Italia, come dimostra una mappa sulle donne in politica, sviluppata da UN Woman, i cui contenuti potete approfondire nell’articolo dell 27°ora di Viviana Mazza.
Generalmente tutti si dicono d’accordo sul principio, ma non sono concordi sugli strumenti da adottare, o meno, per arrivarci.

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RIFORMA ELETTORALE: QUOTE DI GENERE A RISCHIO NAUFRAGIO

marzo 10, 2014

Dopo giorni di discussioni, lettere-appelli e polemiche, alla ripresa dei lavori in Aula il rischio di un nulla di fatto appare sempre più concreto.
Ieri, alla vigilia del riapprodo in aula dell’Italicum – le esternazioni più autorevoli pro-quote sono quelle della Presidente Boldrini e di Matteo Renzi. Mentre la prima auspica che “queste ore portino consiglio a chi dovrà decidere su come regolarsi sulle quote di genere” e, intervistata da Lucia Annunziata a In mezz’ora, cita il sondaggio commissionato dalla Fondazione Bellisario: “Il 67% degli italiani è favorevole e voterebbe i partiti con ai vertici le donne. Questo fa paura. C’è grossa resistenza di chi ha sempre avuto le leve del potere”. Più tiepido sembra Matteo Renzi, ieri ospite di Fabio Fazio, che si è già detto pronto al sì, pur sostenendo che non basta “solo una discussione sulle poltrone in Parlamento” e che è necessario un accordo tra tutte le forze politiche che hanno sottoscritto la riforma. Ed è proprio su questo fronte che in queste ore decisive si sta arenando tutto, con FI in prima fila contro la parità di genere. Stamane in Aula, iL Presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera e relatore della legge elettorale, Francesco Paolo Sisto, ribadisce la posizione del suo partito, già esplicitata anche da esponenti del vertice azzurro come Giovanni Toti: “Forza Italia, benché’ favorevole culturalmente, ritiene che non sia questa la sede per obbligare l’elezione di donne tout court, ma devono essere i partiti a farlo. Le leggi – sottolinea – non si fanno sulla spinta emotiva o sulle pressioni, seppur piccole, di alcuni”. Per Sisto, poi, introdurre la parità di genere per legge sarebbe anche a rischio incostituzionalità.
Sempre stamattina, arriva la decisione del governo di rimettersi all’Aula sugli emendamenti che mirano ad introdurre per legge la parità di genere, in tutto sono quattro, tre del Pd, di cui uno sottoscritto da deputate anche di Ncd, FI e Sel e uno di Sel. Una decisione che non aiuta il cammino delle quote. Si andrà, con ogni probabilità, al voto segreto ma sono soprattutto i numeri a ipotecare fortemente l’approvazione degli emendamenti. Il documento-appello pro quote rosa è stato infatti sottoscritto da 90 deputate su 197. Pallottoliere alla mano, poi, c’è il voto decisivo dei colleghi uomini: su 630 deputati, 433 sono uomini. Tirando le somme, quindi, se ai voti degli uomini si aggiungono quelli delle donne contrarie agli emendamenti pro parità di genere, almeno sulla carta dovrebbero essere circa 500 i voti contrari, fatti salvi quei deputati maschi che si sono detti, almeno ufficialmente, favorevoli alla battaglia di genere. Ma è in particolare l’emendamento che prevede la pari rappresentanza per i capilista a mobilitare i deputati uomini contro il voto favorevole.

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FRANCIA: PROGETTO DI LEGGE SULL’UGUAGLIANZA UOMO-DONNA VICINO AL TRAGUARDO FINALE

gennaio 29, 2014

L’Assemblea Nazionale francese ha approvato, con 359 voti a favore, 24 contrari e 174 astenuti, il progetto di legge sull’eguaglianza uomo-donna, che era stato adottato in Senato lo scorso settembre, e che entro la prossima primavera sarà riesaminato in seconda lettura dal Senato, ultimo passaggio prima dell’entrata in vigore.
«Vogliamo mettere il nostro Paese su un cammino senza ritorno, quello dell’uguaglianza tra uomini e donne, senza la quale non è possibile una vera libertà», ha dichiarato dopo il voto Najat Vallaud-Belkace, la ministra dei Diritti delle donne che ha presentato e sostenuto un testo che ha suscitato non poche polemiche. Su tutte, le misure maggiormente controverse riguardano l’interruzione volontaria di gravidanza. In base alla legge sulla parità uomo-donna appena approvata, infatti, viene abolita la condizione di «detresse» (sconforto, grave difficoltà) perché la donna possa fare ricorso all’aborto, ed è stato respinto l’emendamento proposto da alcuni deputati dell’opposizione che mirava a sopprimere il rimborso da parte del servizio sanitario pubblico.
In realtà, al di là di questa disposizione che è stata al centro del dibattito, la nuova legge riunisce e presenta in modo organico una serie di disposizioni già presenti nella legislazione francese e contiene anche novità rilevanti e interessanti.
A partire dalle quote di genere.

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