Le Protagoniste

Monthly Archives: novembre 2015

LA GESTIONE DEL POTERE

novembre 30, 2015

Di Valeria Ferrero e Valeria Gangemi
La gestione del potere in ogni ambito – personale, professionale, politico – è uno degli elementi che devono fare la differenza e contribuire al cambiamento di equilibri. Non è solo una questione di forma ma è la sostanza che impatta sui valori, sulle priorità, sulle modalità e sulle logiche che non possono più essere incentrate esclusivamente sulla competizione esasperata e sulla ricorsa del profitto a tutti costi, a meno di non pagarne il prezzo. Un prezzo alto, che si chiama ineguaglianze sociali, corruzione, distruzione, inquinamento.
Il primo interrogativo al quale dobbiamo dare una risposta coerente e vera è il nostro modello di gestione del potere. È un modello nuovo perché siamo ancora poche ad averlo ottenuto. In genere, veniamo definite poco inclini al compromesso e intransigenti. Se ci va male propense alla rottura…di cosa, lo lasciamo alla vostra brillante e fervida immaginazione.
La smania di misurare il potere non ci interessa. Il gioco di squadra, l’assunzione di responsabilità, l’innata capacita di risolvere, mediare e agire su più piani contemporaneamente ci appartengono. Così come l’approfondire, l’innovare, l’organizzare senza compartimenti stagni unitamente a una visione responsabile delle decisioni. A questo punto, la gestione al femminile richiede da parte nostra solo consapevolezza e coraggio, sperando che questo potere consapevolmente femminile inneschi un circolo virtuoso capace di contagiare anche la parte maschile.

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PER IL GOVERNO LE RAGAZZE GIAPPONESI DEVONO CONDURRE UNA VITA PIÙ SANA

novembre 30, 2015

Di Ornella Del Guasto
In questi mesi il Ministero dell’Istruzione giapponese ha distribuito 1,3 milioni di opuscoli nelle scuole superiori per aiutare le ragazze a condurre “una vita più sana”. Ma il quotidiano a larghissima tiratura Japan Times, ha rilevato in questi opuscoli molte informazioni fuorvianti sulla relazione tra età e fertilità, come quella che afferma che dopo i 22 anni la capacità di rimanere incinta per una ragazza è drasticamente ridotta, quando è noto che il periodo più fertile per la donna è tra i 20 e i 30 anni. L’intento di questa improvvisa premura informativa è convincere le ragazze a fare figli il più presto possibile per contrastare la bassa natalità del Giappone (è il paese più vecchio al mondo). Una mossa assurda, afferma il quotidiano, perché mira a promuovere il matrimonio e la riproduzione senza aiutare i giovani e tenere conto dei problemi della vita reale come la disoccupazione, la sperequazione di genere nel mondo del lavoro e l’assistenza alla famiglia. Tra l’altro nel 2002 il governo vietò agli insegnanti di parlare di sesso e di nominare gli organi genitali con il risultato, soprattutto per i giovani nelle aree rurali, di avere un’adeguata preparazione in materia.


BRASILE: ARRETRANO I DIRITTI DELLE DONNE

novembre 26, 2015

Di Ornella Del Guasto
In tutte le città del Brasile le donne stanno scendendo in piazza per manifestare contro un progetto di legge, approvato il 21 ottobre dalla commissione giustizia della Camera dei Deputati e che adesso dovrà essere discusso al Senato, che rende più complicata la somministrazione della “pillola del giorno” dopo alle vittime di stupro. In base ad esso, una donna che ha subito violenza se vuole interrompere la gravidanza dovrà pubblicamente denunciare lo stupro e sottoporsi a un accurato esame medico in ospedale.
E’ raro scrive El Paìs che le brasiliane alzino la voce in modo così clamoroso contro il maschilismo e paradossalmente il pretesto che ha fatto scoppiare il malcontento è stata una futile trasmissione televisiva, l’edizione brasiliana di Junior MasterChef: i social network si sono riempiti di commenti maschilisti, pedofili e volgari contro la giovanissima concorrente. Un atteggiamento, va sottolineato, molto diffuso in Brasile ma questa volta un gruppo femminista ne ha approfittato per lanciare via twitter una campagna con l’hashtag #primeiroassedio che invitava le donne a raccontare e condividere la loro prima esperienza di molestie sessuali. In 4 giorni sono arrivati 82mila messaggi e l’età media della prima violenza è risultata oscillare tra i 9 e i 10 anni.

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FOTO AUNG SAN 2

IL TRIONFO DI SUU KYI

novembre 11, 2015

La lenta conta dei voti delle elezioni birmane non soffoca i festeggiamenti fuori dal quartiere generale della National League for Democracy. Si parla di 70 o 80% dei seggi vinti ma la vera certezza è il sorriso di Madre Su, come viene chiamata dal ‘suo’ popolo il premio Nobel per la Pace e Premio Marisa Bellisario. “Vogliamo la democrazia e abbiamo votato per Suu Kyi perché è la Signora della gente.”

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QUOTE DI GENERE. ARRIVA LA FASE DUE

novembre 10, 2015

CORRIERE DELLA SERA
Intervista a Lella Golfo: “Alle Consigliere di Amministrazione chiediamo impegni concreti”.


LA SVOLTA DI HILLARY

novembre 6, 2015

Di Ornella Del Guasto

Dopo la rinuncia dell’attuale vice presidente Joe Biden a candidarsi, la strada si spiana davanti a Hillary Clinton, scrive il periodico specializzato “Politico Magazine”. Oltre a questo, migliora nei sondaggi anche grazie all’ottima performance durante il dibattito televisivo del 13 ottobre, in cui ha sovrastato sui contendenti , e al modo risoluto con cui ha risposto alla Commissione parlamentare che sta indagando sulla sua gestione come Segretaria di Stato, durante gli attentati del 2012 a Bengasi in Libia dove fu ucciso l’ambasciatore americano Christopher Stevens. Con calma ha replicato ai politici di entrambi i partiti che cercavano di metterla in difficoltà, mentre davanti alla sua autorevolezza il partito Repubblicano è apparso sempre più diviso e inadatto a governare. Soprattutto i repubblicani della Camera dei Rappresentanti speravano di metterla in difficoltà con la Commissione sulla vicenda di Bengasi ma la Clinton parlando quietamente ha convinto tutti con il dettagliato resoconto del suo tentativo disperato di cercare di salvare la vita a Stevens. Per la sua candidabilità certamente Hillary deve ancora sciogliere molti dubbi presso l’elettorato americano dopo la notizia di aver adoperato un account privato per gestire parte della sua posta elettronica quando era Segretaria di Stato ma, dopo il confronto televisivo, i sondaggi hanno rilevato che nessuno dei candidati si è avvicinato al suo livello, aiutata dalla diffusione dei dati sulla raccolta di finanziamenti negli ultimi 3 mesi (circa 30 milioni), una cifra che ha fugato il timore di alcuni investitori che la raccolta fondi avesse toccato il limite. D’altra parte la Clinton ha di fronte la frantumazione dei repubblicani guidati da due neofiti come Donald Trump e l’ex chirurgo Ben Carson che, con i loro interventi mettono invece in risalto la sua esperienza politica e la sua capacità di guidare il paese. Il partito repubblicano è frantumato da schermaglie interne e dalla guerra in atto tra i moderati del partito e gli estremisti dei Tea Party. L’importante è che Hillary non abbassi la guardia perché è noto che da il meglio di sé , come suo marito, proprio quando è in difficoltà non quando ha il vento in poppa: lo ha dimostrato nella famosa conferenza stampa del ‘94 quando come first lady difese le sue redditizie operazioni finanziarie in Arkansas o nell’”affare Lewinsky” quando insistette a bollarlo come il risultato di una “grande cospirazione di destra”. Allora l’uscita fu considerata inadeguata e imbarazzante ma le rivelazioni successive hanno dimostrato che non aveva torto. Sul cammino verso la Casa Bianca restano alcuni ostacoli: la difficoltà di ogni partito americano di riuscire a conservare la presidenza per 3 mandati consecutivi, il logorio del “marchio Clinton” e i possibili imprevisti in politica interna e estera che potrebbero portare il partito Democratico sulla difensiva. Intanto però oggi Hillary è in indubbio vantaggio con la maggior parte dei sondaggi che la danno vincente nei confronti di qualunque candidato repubblicano.


LA POLITICA MONETARIA DI JANET IRROMPE NELLA CAMPAGNA DI HILLARY

novembre 2, 2015

di Ornella Del Guasto
Il 28 ottobre il comunicato finale della riunione del Federal Open Market Committee, braccio della politica monetaria della Fed, ha comunicato di aver lasciato invariato i tassi di interesse allo 0-0,25% ma che probabilmente “sarà appropriato rialzarli nella prossima riunione del 15 e 16 dicembre”. È dal 2006 che la Banca centrale non alza il costo del denaro ed è quindi giustificabile una stretta monetaria dato che è incomprensibile che una banca così potente come quella americana continui a prestare denaro gratis, tanto più che gli USA sono in leggera ripresa , l’inflazione è minima e la disoccupazione è scesa dal 10 al 5,1%. All’annuncio del possibile abbandono della politica attendista della presidente Janet Yellen i mercati hanno avuto una reazione contrastata anche se lei ha precisato che fino a dicembre dovranno essere valutati i progressi nell’occupazione e nell’inflazione. Tuttavia, monitorati gli sviluppi economici e finanziari globali, la Presidente sembra abbastanza ottimista mentre a settembre non aveva nascosto la sua preoccupazione per lo stallo della Cina: “oggi – spiega- l’economia americana sta crescendo ad un’andatura moderata e investimenti e consumi procedono a passo solido”.

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