Le Protagoniste

ESTERI

FRANCIA BATTE ITALIA SU TROPPI FRONTI

maggio 24, 2017

In Italia la parità al Governo è durata lo spazio di una settimana. Nel 2014, al momento della presentazione della lista dei Ministri, Matteo Renzi fece l’inaudibile nella storia della Repubblica italiana: parità assoluta, otto donne e otto uomini, con dicasteri di peso e mai al femminile come la Difesa. Appena una settimana dopo, però, la lista dei Viceministri vedeva la quota femminile scesa al 32% e quella dei sottosegretari al 27%. Da lì un percorso in discesa, con la dipartita prima del Ministro Lanzetta, poi di Federica Mogherini e Federica Guidi fino ad arrivare a 11 uomini e 5 donne (69% contro 31%) fra i ministri e a 35 uomini e 11 donne (76% a 24%) fra viceministri e sottosegretari. Con Gentiloni, il rapporto è sceso ulteriormente con 5 ministre su 18 dicasteri e il 14,2& di viceministre il 14,2%. E, nel frattempo, da Renzi passando per Gentiloni, la Pari opportunità continuano a non meritare la dignità di Ministero per rimanere un semplice Dipartimento.

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VENEZUELANE IN PIAZZA

maggio 7, 2017

DI Valeria Ferrero & Valeria Gangemi

Lilian Tintori, moglie del leader oppositore venezuelano Leopoldo Lopez in carcere da tre anni, ha annunciato che domani si svolgerà “una protesta di sole donne, senza uomini e senza armi”, vestite di bianco e con un fiore in mano, per chiedere che “cessi la repressione e si restituisca la democrazia nel nostro paese”. In una conferenza stampa, Tintori – insieme a dirigenti femminili e spose di prigionieri politici – ha denunciato che la repressione della protesta si sta indurendo nel paese.
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La moglie di Leopoldo Lopez si è rivolta direttamente al ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, a cui ha chiesto: “Ordinerai di sparare anche contro le donne? Lascerai che Maduro ti faccia sporcare di sangue l’uniforme? Hai un’ultima possibilità questo sabato, non sprecarla”. “Ai militari della Guardia Nazionale diciamo: scendete dai blindati, deponete le armi e abbracciate le vostre donne, le vostre madri, le vostre mogli. Basta sparare, basta uccidere, basta con la paura e la violenza”, ha aggiunto.

Il paese sta vivendo uno dei periodi piu violenti ed una prevedibile svolta autoritaria di una fragile democrazia. La sua elezione alla Presidenza della Repubblica infatti e’ stata decisa con uno stretto margine il 50,78% dei voti contro il 48,95% dello sfidante
E’ dal 2014 che esiste questa protesta che ora diventa incontenibile con una repressione violenta inaccettabile.
Il simbolo di questa rivolta e’ Wonder Woman dopo che una donna Caterina Ciarcelluti da sola ha bloccato un blindato a Caracas.
A questa forma di protesta ora si affianca quella prevista domani da parte di tutte le donne senza armi che sfideranno il potere con la sola forza del silenzio. Una lezione di politica attiva da parte delle donne venezuelane che sfida
quelle europee troppo supine e ripiegate in se stesse che hanno perso il gusto della sfida e della protesta per una società’ più equa e giusta.
Che neanche di fronte al femminicio riesce in modo unitario forte e deciso a lanciare una protesta organizzata ed una reale proposta di cambiamento.
Dovremmo apprendere da questo ennesimo esempio che i diritti si conquistano con una lotto seria e costante. Nessuno ne tantomento il potere ti regala nulla…

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L’EUROPA CHIAMA IL SOCIALE. GLI STATI RISPONDANO

aprile 27, 2017

È spesso accusata di tecnocrazia, di anteporre i numeri alle persone, i bilanci alle povertà, i conti alle famiglie. Ma spesso è anche vero che Ue e Bruxelles fungono da capro espiratorio di una mancanza di volontà politica da parte dei singoli Stati, che in materia di welfare hanno competenza pressoché esclusiva.
Adesso l’Europa ci prova, o meglio riprova, e oggi la Commissione fa un importante passo in avanti per l’istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali, con l’obiettivo di realizzare un’economia competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Il pilastro stabilisce 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. I principi e diritti sanciti dal pilastro sono articolati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali.

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ARABIA SAUDITA ELETTA NELLA COMMISSIONE ONU PER I DIRITTI DELLE DONNE. UNO SCANDALO O UN’OPPORTUNITÀ?

aprile 27, 2017

Ryad avrà, per i prossimi quattro anni, una rappresentanza tra i 45 membri della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (Uncsw), l’organismo Onu più impegnato nella lotta per l’uguaglianza di genere e l’avanzamento delle donne. Una decisione molto controversa stante la situazione in cui versa l’Arabia Saudita proprio sul fronte della parità di genere.

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ISLANDA, È LEGGE L’UGUAGLIANZA DI PAGA TRA UOMINI E DONNE

marzo 29, 2017

Già da decenni all´avanguardia nelle politiche di gender equality, l’Islanda è da ieri il primo Paese al mondo dove è in vigore una legislazione che obbliga tutti i datori di lavoro privati e pubblici a provare che donne e uomini ricevono la stessa retribuzione a parità di qualifica. La legge, approvata poche settimane fa dal Parlamento, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed è quindi operativa a tutti gli effetti. E non si tratta di raccomandazioni ma di un obbligo stringente sulla cui ottemperanza vigilerà la polizia, la tributaria e al limite anche lo Squadrone vichingo, il reparto scelto delle forze dell´ordine.

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GB: PER LA PRIMA VOLTA UNA DONNA ALLA GUIDA DI SCOTLAND YARD

febbraio 23, 2017

Per la prima volta nella storia di Scotland Yard è stata scelta una donna per comandare la celebre polizia di Londra. Si tratta di Cressida Dick, 56 anni, che sostituisce così Sir Bernard Hogan-Howe in procinto di andare in pensione. Dick era stata a capo della sezione anti-terrorismo della Met Police fino al 2014 quando poi aveva ottenuto un incarico al Foreign Office. Si è detta entusiasta di “tornare a lavorare con i favolosi donne e uomini del Met”.
Dick, figlia di una storica di Oxford e di un filosofo dell’East Anglia, lei stessa laureata a Oxford, non ha lasciato che la morte di Jean Charles de Menezes, un brasiliano erroneamente identificato come terrorista del 7 luglio 2005 e ucciso dalle forze dell’ordine sotto il suo comando, fermasse la sua ascesa ai gradi di Scotland Yard.


LIBIA: LE DONNE NON POTRANNO PIU’ VIAGGIARE DA SOLE

febbraio 21, 2017

A dare l’ordine generale Abdul Razzaq Al-Nazhouri, governatore dell’Est della Libia sotto il comando del generale Khalifa Haftar: le donne sotto i 60 anni non potranno lasciare il Paese se non accompagnate da un uomo della loro famiglia (tranne i cugini, chissà perché!). La misura è stata accolta con scherno, ma anche forte risentimento nell’Est del Paese, non solo da donne e attivisti, ma anche da esponenti del parlamento di Tobruk.
Intanto, scherno o meno, da due giorni i funzionari all’ aeroporto di Labrak, il maggiore tra Bengasi e Tobruk, hanno ricevuto l’ordine di controllare i dati anagrafici delle passeggere con l’ autorità di rimandare a casa quelle «fuorilegge». Ai media locali Nazhouri ha spiegato che si tratta di una misura adottata per evitare che le donne sole all’ estero possano diventare spie. «Sappiamo di casi di giovani libiche contattate da servizi segreti stranieri», ha detto criptico. L’ unica esenzione è per le donne parlamentari o che lavorano negli uffici governativi.
Una decisione così tanto drastica ha ovviamente suscitato forti reazioni di rabbia. «Per par condicio si dovrebbe applicare lo stesso divieto ai maschi libici, visto il gran numero di scandali a sfondo sessuale», rispondono le associazioni delle donne libiche emigrate al Cairo.
Ma le critiche non vengono solo dalle attiviste. “Le persone sono molto arrabbiate – ha detto al Libya Herald una donna di Bangasi che ha sempre sostenuto le forze guidate da Haftar – i miei amici mi dicono che non hanno certo appoggiato la rivoluzione e quindi le forze armate per avere questo”. Anche il deputato di Bengazi nel Parlamento di Tobruk, Ziyad Daghim, ha criticato la misura, accusando Nazhuri di aver abusato della propria autorità emettendo tale direttiva. Di fatto, il divieto di Nazhuri non riguarda Tobruk, stando a quanto precisato dal personale dell’aeroporto della città libica, dove le donne viaggiano come vogliono e possono attraversare da sole, in macchina, anche il confine con l’Egitto.
La questione ha indotto anche il principe Idris Al-Senussi, membro della famiglia reale spodestata da Muammar Gheddafi nel 1969, a diffondere un comunicato per sollecitare il rispetto e la difesa dei diritti delle donne. Ma proprio il suo intervento è stato attaccato dall’uomo che secondo molti libici sarebbe l’artefice della restrizione imposta alle donne: l’imam saudita salafita Osama Al-Otaibi.
Gli analisti leggono il provvedimento come un tentativo dei militari legati ad Haftar di ingraziarsi le milizie di Misurata più vicine al fronte religioso. Ma Haftar, che si presenta tra l’ altro come un leader laico, potrebbe essere costretto ad intervenire per abrogarlo. Fatto sta che da adesso in poi le donne non sono più libere nemmeno di andarsi a fare una vacanza.


EGITTO E ARABIA SAUDITA: LE DONNE AVANZANO IN POLITICA E FINANZA

febbraio 20, 2017

Donne da primato nei paesi arabi, dove volti femminili al vertice sono ancora troppo pochi e quelli che ci sono fanno ancora troppo poca notizia. Dalla politica all’economia, dalla letteratura allo sport: ogni nomina è una conquista. Le ultime due arrivano dall’Egitto e dall’Arabia Saudita e sono scelte destinate a lasciare un segno, anche al di là dei confini nazionali.
Nel rimpasto di governo dei giorni scorsi, in Egitto sono stati nominati nove nuovi ministri e anche cinque nuovi governatori, tra cui Nadia Abdou. Definita donna di ferro dal parlamento egiziano, Nadia Abdou è diventata la prima governatrice regionale del Paese dei Faraoni. Laureata in ingegneria chimica all’Università di Alessandria, classe 1944, Abdou è stata direttrice della Alexandria Drinking Water Company dal 2002 al 2012 e poi vice-governatrice dal 2013. Ora è a capo della provincia di Buhayra, nella regione nord-occidentale del Paese, famosa per essere il governatorato più popoloso oltre che per ospitare Rosetta, la città dalla quale proviene la famosa stele situata al British Museum di Londra. A differenza di altri paesi del nord Africa, l’Egitto ha una bassissima rappresentanza femminile in Parlamento. In Marocco, un sesto del Parlamento è destinato alle quote rosa. In Algeria e Tunisia la quota si aggira intorno al 30%, dipendentemente dalla dimensione della costituency. In Libia soltanto il 16% è occupato da donne. E in Egitto, dei 596 posti in Parlamento, soltanto 89 (il 14%) sono destinati alle donne, il dato più basso della regione nord-africana.

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SMARTWORKING, L’ITALIA È ULTIMA IN EUROPA

febbraio 16, 2017

Indagine Eurofound-Ilo sul lavoro a distanza. Nella Ue media del 17% ma con forti differenziazioni tra i Paesi.
A rivelarlo è uno studio promosso da Eurofound e dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro, che mette a confronto i Paesi dell’Unione Europea con altri Paesi nei quali lo smart-working è già molto diffuso, tra i quali gli Stati Uniti e il Giappone. Le percentuali di diffusione del lavoro a distanza affidato alle nuove tecnologie variano moltissimo, passando dal 2 al 40% dei lavoratori dipendenti. L’Europa si attesta su una media del 17%, con l’Italia fanalino di coda, preceduta da Grecia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Portogallo e Germainia. In testa invece Danimarca (intorno al 37%), Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo e Francia.
Un posizione stigmatizzata dalla ricerca, che ricorda le posizioni dei sindacati, includendosi le nostre confederazioni Cgil, Cisl e Uil: la flessibilità nel lavoro, la possibilità di potersi organizzare con orari non rigidi sicuramente favorisce la gestione della famiglia e le amicizie. Per l’Italia, un Paese che sta invecchiando rapidamente, si cita anche la necessità per molti lavoratori di prendersi cura dei genitori anziani. Una legge in effetti giace in Parlamento: è tra quelle che per il momento sono state “dimenticate” dopo le dimissioni di Renzi a favore di questioni ritenute più urgenti.
Del resto anche la media europea non è esaltante. È vero che si parla di un 17% di lavoratori a distanza però per il 10% si tratta di un’attività occasionale, che si alterna a quella tradizionale in ufficio. Solo il 3% lavora da casa, per il resto si tratta di smart-working su base regolare.

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FONDAZIONE BELLISARIO E CIFE DANNO SEGUITO A PROTOCOLLO D’INTESA FIRMATO A TUNISI

febbraio 8, 2017

Si rafforza la collaborazione tra la Fondazione Marisa Bellisario e l’associazione tunisina Consiglio Internazionale di Donne Imprenditrici (Cife) che domani sarà ricevuta dal Presidente Sergio Mattarella nel corso della visita di Stato in Italia guidata dal Presidente della Repubblica Tunisina Béji Caid Essebsi.
Dopo la convenzione di partenariato firmata a Tunisi nel corso della Conferenza internazionale per gli investimenti “Tunisia 2020”, le Presidenti delle due associazioni, Lella Golfo e Rachida Jebnoun – accompagnata dalla Presidente del Cife Italia Mariella Liverani – si sono incontrate oggi a Roma per parlare dei passi da compiere per dare seguito e concretezza al protocollo d’intesa.
“Domani – dichiara la Presidente della Fondazione Marisa Bellisario Lella Golfo – la Presidente Jebnoun, sarà ospite nella nostra sede nazionale per mettere a punto le linee guida di un programma di formazione. Sarà destinato alle donne ma soprattutto alle giovani tunisine, con l’obiettivo di renderle protagoniste del rilancio dell’economia della Tunisia. Nel frattempo, la Fondazione Marisa Bellisario sta elaborando – in collaborazione con la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri – un progetto che presenteremo a Tunisi nei prossimi mesi. L’accordo tra il Cife e la Fondazione è molto solido ma soprattutto vuole portare a risultati concreti per le donne imprenditrici di entrambi i Paesi. E ci riusciremo, non ho dubbi”.


USA: DUE DONNE NELLA SQUADRA DI TRUMP

novembre 24, 2016

Haley ambasciatrice all’Onu, DeVos all’Istruzione
La governatrice del South Carolina, Nikki Haley, avrebbe accettato l’offerta di Donald Trump di diventare l’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. Lo riferiscono fonti vicine allo staff che gestisce la transizione del presidente eletto, riportate da Nbc News. Haley, 44 anni, è al suo secondo mandato da governatrice della South Carolina, dove è molto apprezzata. Durante le primarie repubblicane per le presidenziali, aveva inizialmente appoggiato il senatore Marco Rubio, poi il senatore Ted Cruz. Haley prenderebbe il posto di Samantha Power, scelta da Obama nel 2013.

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LE “OMBRE” DI HILLARY

novembre 11, 2016

Di Ornella Del Guasto

Gli esperti di Le Monde, convinti della elezione di Hillary Clinton alla Casa Bianca, l’avevano anticipata con una lunga ricostruzione della sua figura umana e politica da cui ho ricavato le informazioni più interessanti. La sua è la storia di una di una femminista alle prese con la realtà degli anni ‘70 in uno stato del sud povero e ultraconservatore dove non c’erano donne nelle università, nel sistema giudiziario e naturalmente nella politica (per far entrare i neri nelle scuole a Little Rock le autorità dovettero usare l’esercito).

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TRE DONNE A FARE GLI ONORI DI CASA DEL PIU’ IMPORTANTE MEETING DI FINANZA MONDIALE

novembre 3, 2016

Una volta l’anno circa 90 fra governatori di banche centrali e direttori delle politiche monetarie si trovano per fare il punto delle strategie di politica finanziaria mondiale. Si tratta della conferenza internazionale sulle “Policy challenges for the financial sector“, ospitata da Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Federal Reserve.
Fin qui niente di nuovo. La vera novità è che nel 2017, per la prima volta nella storia della conferenza, a fare gli onori di casa non ci saranno i soliti 3 uomini ma tre donne: la Direttrice del Fmi Christine Lagarde, la Presidente della Fed Janet Yellen e la neo-nominata Chief Executive Officer della World Bank Kristalina Georgieva. Per la serie: forse la finanza non è più e non è solo roba da uomini!
Sperando di non dover fare più commenti a quelle foto ufficiali dei meeting internazionali in cui da grigiore dei vestiti d’ordinanza spiccano solo una, al massimo due, giacche dai colori pastello!


ITALIA SEMPRE PIÙ IN BASSO NELLA CLASSIFICA DEL GENDER GAP REPORT DEL WORLD ECONOMIC FORUM

ottobre 25, 2016

Diciamo che ce n’eravamo accorti ma è stata lo stesso una doccia fredda. Se l’Italia, infatti l’anno scorso aveva risalito un po’ la china nella classifica del Gender Gap Report (41° posto), il 2016 vede un nuovo arretramento al 50°! In sostanza, l’indice del World Economic Forum, che da 10 anni misura il progresso di 142 Paesi del mondo nella direzione della parità tra uomini e donne, non solo ci dice che c’è ancora molto da fare ma che stiamo peggiorando (se si poteva fare peggio!), abbiamo il passo del gambero…
Allora, va male sul fronte della (l’Italia è 72ª), l’Istruzione (siamo 56 ª), la Presenza politica (25 ª) ma il tasto davvero, davvero dolente è la 117 ª posizione ( su 142 Paesi!!9 in fatto di Partecipazione socio economica. Abbiamo perso sei posizioni dal 2015, e ben venti dal 2014.
Come mai? Basti pensare che l’occupazione femminile in Italia è inchiodata ai livelli pre crisi economica, 47,2%, contro un’occupazione maschile che viaggia sopra al 60%. Basti considerare che siamo al 79° posto per presenza di donne in posizioni manageriali, all’87° per la presenza di figure tecniche e professionali, 89° per tasso di occupazione; 98° per reddito da lavoro e infine 127° per “parità di salario per occupazione simile” (e questa definizione taglia la testa al toro sul tema di cosa sia il “pay gap”!).
Il World Economic Forum lancia l’allarme: la condizione delle donne negli ultimi tre anni è peggiorata quasi ovunque nel mondo. Sul sito si trova un “gender gap calculator” che invita a inserire la propria data di nascita e ti dice quanti anni avrai quando verrà raggiunta la parità di genere. Il numero di anni che mancano al traguardo, se manteniamo questo passo, è 170… forse le nostre pro-nipoti ci saranno, forse…


MA CHI È THERESA MAY?

agosto 2, 2016

Di Ornella Del Guasto
“Non è un leader carismatico, scrive The Spectator per definire la signora a cui gli inglesi hanno affidato la difficile gestione dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE, “ma è intelligente, tenace e ostile alle ideologie”. Theresa May non ha mai fatto parte della gioventù privilegiata nè di circoli politici esclusivi ma è stata scelta dai Tories per la sua determinazione e per essere riuscita a mantenere la calma mentre tutti la perdevano. Quando è stata nominata con pacatezza ha discusso con i conservatori la direzione da dare al paese e come avrebbe gestito la Brexit.

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