Le Protagoniste

POLITICA

DONNE IN POLITICA: ITALIA E UE A CONFRONTO

maggio 2, 2016

Nel nostro Paese con l’attuale legislatura è stato raggiunto il record storico di donne in parlamento. Per capire a che punto è l’uguaglianza di genere nella rappresentanza politica, confrontiamoci con il resto dell’Europa.

Le parlamentari, in Italia, sono il 30% del totale, un record storico raggiunto con la legislatura corrente. Questo numero vale al nostro paese un posto poco sopra la metà della classifica – 11esima posizione su 28 – nel confronto con gli altri stati membri dell’Unione europea. Da notare, però, che le posizioni successive della classifica si distaccano per un soffio dal risultato italiano (in Regno Unito e Lussemburgo la quota di donne in parlamento è rispettivamente del 29 e 28%). Il primo posto spetta alla camera svedese (44%), mentre all’ultimo troviamo l’Ungheria, con solo una parlamentare donna su 10. Tra i grandi paesi, fanno meglio di noi la Spagna (43%) e la Germania (36%) e peggio il Regno Unito (29%), la Polonia (27%) e la Francia (26%).

Va meglio sul versante del governo: l’esecutivo italiano è quinto a pari merito con la Finlandia, con il 38% di ministre. Ancora una volta il vertice della classifica è occupato dalla Svezia (52%), e l’ultimo posto dall’Ungheria (0%). Esecutivo completamente al maschile anche per Grecia e Slovacchia.

Solo in due paesi dell’Unione europea il capo del governo è una donna : la Germania (con Angela Merkel) e la Polonia (con Beata Szydło). Tra i capi di stato europei le donne sono 5 su 28, ma due di queste lo sono per diritto dinastico: Elisabetta II d’Inghilterra e Margherita II di Danimarca.

Confrontando le delegazioni che ogni stato elegge al parlamento europeo, si conferma per l’Italia una posizione di metà classifica.

La rappresentanza italiana è al 13esimo posto, a pari merito con Danimarca, Portogallo e Slovenia. Sul totale dei nostri europarlamentari, le donne sono il 38% – poco sopra la media Ue (37%). La piccola Malta è il paese che elegge in proporzione più parlamentari donne (67%), mentre la Lituania è all’ultimo posto (9%). Tra i grandi paesi, sopra l’Italia troviamo Spagna (43%), Francia (42%) e Regno Unito (41%). Poco al di sotto della media la Germania (36%), mentre più staccata la Polonia (24%).


QUOTE ROSA: GOLFO, LEGGE VALIDA, INUTILI INTERVENTI GOVERNO

febbraio 9, 2016

(ANSA) – ROMA, 9 FEB – “La discussione in atto sulla mia Legge è assolutamente fuori luogo e inutile. La legge è valida per tre mandati, senza alcun dubbio interpretativo”. Sono le dichiarazioni di Lella Golfo, prima firmataria della norma che ha introdotto le quote di genere nei CdA delle società quotate e controllate. “La legge 120 – ricorda – e’ entrata in vigore nell’agosto 2012 per le società quotate e nel Febbraio 2013 per le controllate e sarà valida per tre mandati consecutivi. Qualche giorno fa, invece, si è assistito a un tentativo del Governo di eliminarla con un subemendamento nel decreto Milleproroghe, poi ritirato, e mentre ancora infuria la polemica, si ventilano nuovi tentativi da parte dell’esecutivo per ‘ritoccare’ la legge”. “E’ inaudito. Il tentativo maldestro del Governo – continua Lella Golfo – ha rischiato di decretare la fine al 31 dicembre 2016 di una legge per la cui approvazione mi sono battuta aspramente per tre anni. E’ stato un atto di gravità assoluta di cui continua a sfuggirmi il senso. La legge è chiara: tre mandati consecutivi significa tre rinnovi di assemblea per un totale di 9 anni (quindi scadenza tra il 2021 e il 2025, a seconda del primo rinnovo). E’ una legge ‘a tempo’, come allora fu voluto per non incorrere in vizi di incostituzionalità, ma che sta dimostrando di funzionare. Le donne nei CdA sono passate dal 5,6% al 28% e sono certa che non ci sarà bisogno di un’altra Legge Golfo perché’ le aziende hanno compreso che la presenza delle donne ai vertici fa bene ai profitti. Per questo mi auguro che si ponga fine subito a questi tentativi fondati sul nulla, che rischiano di mandare in fumo non solo anni di duro lavoro in Parlamento e nel Paese, ma quel rinnovamento della classe dirigente italiana che la legge sulle quote sta realizzando”, conclude.(ANSA).


QUOTE ROSA, ITALIA AVANTI PIANO

febbraio 5, 2016

Parità tra i sessi, ecco perchè l’Europa rimane un modello lontano
AVVENIRE 05.02.2016


RAPPRESENTANZA DI GENERE NEI CONSIGLI REGIONALI: IL SENATO APPROVA

settembre 9, 2015

Ieri l’Assemblea di Palazzo Madama ha licenziato per la Camera, in prima lettura, il ddl n. 1556, recante disposizioni volte a garantire la parità della rappresentanza di genere nei consigli regionali; 170 senatori hanno votato a favore del provvedimento, tre contro e 48 si sono astenuti.
Nella scorsa XVI legislatura fu approvata la legge n. 215 del 2012, intesa a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei Consigli comunali (ed anche circoscrizionali, nei Comuni con popolazione superiore a 300.000 abitanti) e nelle Giunte comunali e provinciali (dunque non i Consigli provinciali, materia che si ritenne di demandare alla cd. riforma delle Province, già allora in discussione). Per quanto riguarda le Regioni, quella legge poneva la disposizione di principio che le leggi regionali, disciplinanti il sistema di elezione del presidente della Giunta regionale e dei consiglieri regionali, promuovano “la parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l’accesso del genere sottorappresentato alle cariche elettive”».
Si incideva qui sulla materia elettorale regionale, la quale è attribuita alla potestà legislativa concorrente e la legge non ritenne di andare oltre la formulazione di un principio cui le Regioni dovessero attenersi. Un diverso orientamento pare affermarsi adesso con il disegno di legge A.S. n. 1556 che contiene disposizioni analitiche e prescriventi. In particolare, il testo dispone che:
a) qualora la legge elettorale regionale preveda l’espressione di preferenze: in ciascuna lista i candidati siano presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60 per cento del totale, e sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, con una riservata a un candidato di genere diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima;
b) qualora la legge elettorale non preveda l’espressione di preferenze: sia prevista l’alternanza tra candidati di genere diverso, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale;
c) qualora la legge elettorale regionale preveda collegi uninominali: sia disposto l’equilibrio tra candidature presentate col medesimo simbolo, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale.

continua

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ORNELLA BARRA CONTRO IL GOVERNO: LIBERALIZZAZIONI TROPPO LENTE

settembre 8, 2015

È un pezzo da novanta. Socia e vice president del gruppo Walgreens Boots Alliance, il leader mondiale della vendita in farmacia di prodotti per la salute (oltre 13 mila punti vendita in 11 Paesi), Ornella Barra è stata classificata da Forbes tra le 50 donne d’affari più influenti d’Europa. E al Forum AMbrosetti di Cernobbio, questa signora che ha iniziato in una piccola farmacia di Chiavari, ha fatto l’unico intervento critico al Governo: il cambiamento in Italia è troppo lento – ha sostenuto – e non è vero che il Paese si stia aprendo agli investitori stranieri. Matteo Renzi ha replicato che più in fretta non si potrebbe andare ma molto probabilmente l’appunto gli ha destato non poche preoccupazioni. Perché i contatti tra Stefano Pessina – principale azionista del gruppo e compagno di vita della Barra – e il vice-ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda vanno avanti da tempo e porterebbero a un’operazione che potrebbe valere, spalmata su più anni, fino a un miliardo di investimenti del gruppo Walgreens nelle farmacie italiane.
L’attenzione del gruppo è rivolta alle nuove norme in materia di liberalizzazione del business dei farmaci, che la Ue ci chiede e che dovrebbero essere approvate nella legge per la concorrenza. Il testo del governo, che Bruxelles vorrebbe veder varato entro fine anno, introduce per le farmacie due nuove misure: la prima apre la strada alla titolarità anche per le società di capitali, la seconda abolisce il tetto massimo di 4 farmacie controllate da un singolo soggetto titolare. Se andassero in vigore queste norme il gruppo che fa capo a Pessina sarebbe seriamente intenzionato a sbarcare in Italia investendo una somma consistente. Ma non è affatto detto che il governo riesca a condurre in porto la deregulation. Sono stati infatti depositati in Parlamento numerosi emendamenti che cercano di ostacolarla. Sostanzialmente sono di due tipi, uno prevede clausole di incompatibilità piuttosto stringenti e l’altro introdurrebbe ferrei vincoli all’intervento di società di capitali. A presentarli sono stati parlamentari di più partiti, da Forza Italia al Ncd, dai Cinquestelle addirittura a esponenti del Pd. Il testo attualmente all’esame delle commissioni Attività Produttive e Finanza della Camera, successivamente dovrebbe approdare in aula a Montecitorio e poi a palazzo Madama.


FRANCIA: UNA NUOVA MINISTRA POCO CONOSCIUTA

settembre 4, 2015

Di Ornella Del Guasto

Giravano tanti nomi, scrive Les Echos, ma come suo stile Francois Hollande ha spiazzato tutti e mercoledì ha nominato Myriam El Khomry ministro del Lavoro, dell’Impiego, della Formazione professionale e del Dialogo sociale. Una giovane donna di 37 anni, sconosciuta al grande pubblico che avrà il difficile compito di mettere il freno alla disoccupazione e negoziare riforme sensibili tra cui il nuovo Codice del Lavoro. Myriam, nata nel 1978 a Rabat da madre bretone e padre marocchino, è relativamente novizia in politica. Ha cominciato la sua carriera 7 anni fa e non è mai stata eletta a livello nazionale. Infatti fino ad oggi la sua carriera si è svolta nella municipalità di Parigi e per diventare Ministro lascia la carica di Sottosegretario alla Città, dove secondo l’Eliseo si è distinta per dinamismo, pugnacità e pragmatismo. L’opposizione non ha preso bene la sua nomina: “il Lavoro è uno dei Ministeri in crisi. Ci voleva una personalità solida, politica ed esperta della macchina governativa e dell’apparato dello Stato”. È una persona estremamente competente, il suo lavoro è di indiscussa qualità e certamente riuscirà nel suo compito”, ha replicato l’Eliseo.


TV: QUOTE ROSA SBIADITE

maggio 18, 2015

A confermarlo sono i Dati del dossier dell’AgCom sulle presenze dei politici sul piccolo schermo nella prima metà di aprile. Si scopre così che i telegiornali Rai, su un totale di poco più di undici ore dedicate ai politici, hanno riservato alle «signore» solo il 15% del tempo, 1h 44’ 02″.
Ancora peggio va sui notiziari Mediaset, dove su un totale di circa cinque ore, alle donne viene concesso il microfono solo per 23 minuti, il 7,16% del totale.
I telegiornali del gruppo Cairo Communication concedono alle quote rosa solo il 12,67% del loro tempo, sui notiziari di Mtv c’è uno spazio totale per le dichiarazioni dei politici di 9’36″ esclusivamente dedicati ai maschietti.
Restringendo il campo agli esponenti del governo la situazione peggiora ulteriormente. Nei Tg di mamma Rai le ministre parlano per 52 minuti in quindici giorni su un totale di 5h44’, il 15,18%.
Su quelli targati Mediaset alle donne dell’esecutivo sono dedicati sei minuti su poco più di due ore, il 4,75% contro il 95,25 dei ministri uomini.
Anche Sky non sembra sensibile al tema delle quote rosa. Sui telegiornali trasmessi su Cielo e SkyTg24 le donne hanno rispettivamente il 5,58 e il 7,76% del tempo sul totale.


STIPENDI UGUALI PER UOMINI E DONNE

febbraio 9, 2015

Uomini e donne dovranno avere, a parità di ruolo, lo stesso stipendio; e questo entro il 2016. È l’impegno assunto dal governo in commissione Lavoro del Senato, nell’ambito dell’esame del ddl lavoro, accogliendo un ordine del giorno dell’Idv. Il documento, approvato all’unanimità dalla commissione con il parere positivo del governo, ricorda i dati diffusi questa settimana in occasione della Giornata europea per la parità retributiva nell’Unione europea, secondo i quali le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in meno degli uomini.
«Il fenomeno – sottolinea l’ordine del giorno – rispecchia le difficoltà che incontrano le lavoratrici a conciliare lavoro e vita privata: molte donne si vedono infatti costrette a prendere congedi di maternità o a lavorare part-time». Il problema è accentuato in Italia dalla bassa spesa sociale a favore della famiglie e la disabilità, che carica sulle donne il peso del lavoro di cura: «più di 2 miliardi di ore in un anno, in un ruolo fondamentale per l’economia e la società».
Insomma «rispetto alle lavoratrici degli altri Paesi dell’Unione europea, per le italiane le condizioni di lavoro sono meno favorevoli sia per la qualità dell’attività, sia per il salario medio (inferiore del 20 per cento, in media, rispetto agli uomini), sia per la possibilità di coniugare i tempi di vita con quelli di lavoro».
Il documento impegna quindi il governo «a definire e programmare, d’intesa e in stretta collaborazione con le parti sociali, entro un anno dalla data di approvazione del disegno di legge in esame, misure concrete volte a conseguire entro il 31 dicembre 2016 il definitivo superamento per ciascun settore lavorativo del divario retributivo tra uomini e donne».


LA MIA RIFLESSIONE SU UNA DONNA AL QUIRINALE

gennaio 23, 2015

Lella Golfo, Presidente Fondazione Marisa Bellisario

Sono i giorni del toto-Quirinale, siamo alla stretta finale e come sempre le candidature femminili sono tante e di spessore ma di fatto non sono supportate da un forte movimento di opinione che le legittimi, anzi! Il timore è che anche questa si trasformi nell’ennesima “occasione perduta”, che alla fine ci farà sentire il solito ritornello: «la prossima volta toccherà a una donna». Lo ripetono dall’85, quando le prime candidate donne furono Tina Anselmi e Nilde Iotti e poi salì al Colle Francesco Cossiga. Sono passati 30 anni, e siamo ancora fermi allo stesso punto! La verità è che finora le candidature femminili sono state un omaggio al politicamente corretto e non una volontà politica reale. Nel frattempo, però, il mondo è cambiato. Anche in Italia, dapprima con la legge sulle quote di genere, poi con le nomine istituzionali (dai Ministeri ai vertici delle aziende pubbliche e d’istituzioni come Equitalia), fino a una donna nello spazio sono caduti tanti tabù. Lo hanno chiarito a più riprese anche Napolitano e Renzi: è il momento che una donna salga al Quirinale.

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DONNA AL QUIRINALE…RIFLESSIONI DI DONNE

gennaio 23, 2015

Tantissime le risposte all’appello di Lella Golfo, Presidente della Fondazione Bellisario. Pubblichiamo qualche estratto di alcune delle più significative

“La mia voce forse non conta molto e scrivo anche da molto lontano, dal Sud Africa, dove al momento mi sono ricollocata.
Fai bene a scrivere sui giornali, anzi dovreste tappezzare tutti i cartelloni delle varie città di Italia e creare circoli che possano sostenere donne di spessore e con leadership in parlamento.
Ci vorrebbe una donna a Capo dello Stato, una forte leader incorruttibile dalle parti politiche che vogliono solo inciuci e che riesca a spezzare il gioco del mettersi d’accordo a tavolino su come suddividere poltrone e voti, ma piuttosto che possa portare a tavolino gente che ha voglia di impegnarsi su progetti seri, che da idee possano far nascere programmi.
Amo il mio paese e, guardandolo di fuori con distacco, le cose che più di tutte voglio augurare sono:
– che i giornalisti iniziano a scrivere seriamente di economia, politica, cultura, raccontando verità in modo semplice;
-che non si parlasse più di diversità nel nostro paese, ma piuttosto di cose che abbiamo in comune, non solo tra noi stessi ma con tutti i popoli del mondo;
-che non si scrivesse più di donne che devono sfondare il tetto di cristallo, piuttosto di traguardi raggiunti e di unioni lavorative tra donne e uomini che funzionano e portano risultati;
-che non si parlasse più di come si possono assistere i disoccupati ma piuttosto di come rilanciare produzione e industrie nel nostro paese abbassando il costo del lavoro e della vita;
-che non si trovassero nuovi nomi per tasse, ma piuttosto si trovassero formule semplici che consentano ai cittadini di pagare le tasse come risultato di tutte le loro entrate meno tutto ciò che spendono per vivere una vita dignitosa senza strafare nel lusso di cose inutili;
….potrei continuare all’infinito…ma ciò che osservo dal di fuori del nostro Paese è che abbiamo il paese più bello del mondo…
il sogno di tutti i popoli del mondo è visitare almeno una volta nella vita l’Italia per la sua cultura, il suo cibo, la sua moda, l’eleganza delle sue donne, le sue cose uniche, la sua gente, il suo mare e le sue montagne, ….
per cui auguro veramente di cuore un 2015 di rinascita per il mio Paese con a capo una DONNA!!!!!!”
Patrizia

Una donna al Quirinale, si dice e si scrive oggi…e qualcuno azzarda: ora o mai più’. Sì, potrebbe essere una donna al Quirinale ora, ma non dobbiamo pensare: ora o mai più. Forse le nuove dinamiche della #svolta di Renzi non sono ancora così ben rodate per avvalersi oggi di una donna a Capo dello Stato, e sarebbe già un buon risultato se la politica fosse innanzitutto incline a scegliere un/una Presidente che abbia intuito la #svolta di Renzi, la sua portata di innovazione. Tra i nomi che corrono, quanti o quante sono a questo punto di apertura mentale e di traiettoria politica?
Dicono che debba essere, uomo o donna, autorevole, parlano di un profilo alto e non avvinto a qualche partito (ma chi non lo è o non lo è stato?), che deve piacere a Renzi e a Berlusconi…
Siamo incamminati sulla strada della innovazione, la chiamano politicamente “delle riforme”. Ma è anche qualcosa di più. Auguriamoci, quindi, che ci sia un profilo, di uomo o di donna, soprattutto orientato a questa: innovazione.
Laura


COMUNI: 1 SU 4 IGNORA LE REGOLE SULLA RAPPRESENTANZA

gennaio 22, 2015

Sulla carta funziona tutto. Da un capo all’altro del Paese non c’è amministrazione comunale che non abbia la sua equa rappresentanza femminile. Un obbligo introdotto dalla legge 215 del 2012, secondo cui tutti i Comuni sono tenuti a inserire negli statuti comunali norme per «assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna» e di «garantire la presenza di entrambi i sessi nelle giunte». La legge 56 del 2014, si spinge un po’ più in là e fissa percentuali precise: «Nelle giunte e nei Comuni con popolazione superiore ai 3.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40%».
Eppure, nonostante l’apparato normativo, succede che su 4.087 giunte comunali nominate dopo le elezioni del 25 maggio 2014, ce ne sono 1.182 non in regola (con entrambe le leggi). Certo, se si ritiene che una giunta non sia legittima, si può sempre far ricorso al Tar della propria Regione. Ma i termini per farlo sono ormai abbondantemente scaduti e nessuno sa dire quanti siano, a livello nazionale, i ricorsi ancora pendenti e quanti destini politici potrebbero quindi essere modificati dai giudici. Nessuno salvo la consigliera regionale per le pari opportunità della Calabria, Stella Ciarletta, che pochi giorni fa si è vista accogliere i quattro ricorsi presentati al suo tribunale amministrativo di riferimento («Solo quattro perché non c’erano altri soldi» ha spiegato). Risultato: quattro giunte azzerate per palese inferiorità numerica femminile.
In quelle sentenze c’è anche una raccomandazione ai sindaci: se venite a dirci che avete provato a cercare inutilmente donne da nominare dovete dimostrarcelo con «adeguata attività istruttoria», non basta giustificarsi «soltanto comprovando la rinuncia di una consigliera eletta». In sostanza, prima di arrendersi e nominare un’amministrazione a zero donne oppure sbilanciata a favore degli uomini, «il sindaco ha l’obbligo di svolgere indagini conoscitive nella società civile o nel proprio bacino territoriale», tenendo conto ovviamente degli orientamenti etico-politici di chi interpella. Soltanto dopo una ricerca così dettagliata e provata è possibile la resa.
Ma dedicare tutto questo tempo ed energia alla causa della parità di genere evidentemente non è stato ritenuto fondamentale da 1.182 sindaci. Nella maggioranza dei loro Comuni, cioè in 968 giunte, la rappresentanza femminile è pari a zero, e poco importa che siano sopra o sotto i 3 mila abitanti. Per gli altri 214, invece, la presenza femminile è assicurata ma siamo davanti a numeri tanto esigui da risultare sotto la quota del 40% voluta dalla legge Delrio de 2014.
Numeri che portano a una sola conclusione un Comune su quattro ignora le regole e accampa scuse francamente poco convincenti.


IL JOB ACT SULLA CONCILIAZIONE: PROMESSE E RISCHI

dicembre 4, 2014

È forse la parte più importante del Jobs act, la «tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro», eppure è quella di cui forse si è dibattuto di meno. Oscurata dalla battaglia sui licenziamenti, in realtà la questione della conciliazione famiglia-lavoro rappresenta una delle leve principali per cercare di ottenere tre risultati fondamentali: migliorare il mercato del lavoro e la partecipazione femminile; rafforzare i bilanci delle famiglie e, non ultimo, invertire la tendenza demografica nel nostro Paese. Che siano problematiche da mettere in cima all’agenda, lo dicono i numeri nudi e crudi. Il tasso di occupazione delle donne in Italia è pari al 46,8% (contro il 64,6% degli uomini), tocca un minimo del 27% nel Mezzogiorno e decresce all’aumento del numero dei figli. Il 30% delle donne interrompe la sua carriera lavorativa per motivi familiari e solo quattro madri su dieci riprendono l’attività una volta stabilizzata la situazione familiare. Nel contempo, l’Italia con il 37%, ha la più alta percentuale di famiglie monoreddito d’Europa. Sul piano demografico, nel 2013 si è toccato il minimo storico di 514mila nascite, con un tasso di fecondità per donna dell’1,39, distante dal 2 che assicura la stabilità della popolazione. E arriviamo alle soluzioni pensate in merito nella legge delega, che ha ottenuto ieri il via libera definitivo al Senato con voto di fiducia.

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LEGGE STABILITA’: DUE EMENDAMENTI IN QUOTE DONNE

novembre 13, 2014

Due emendamenti alla legge di stabilità in “quota donne” sono stati presentati ieri dalla deputata di Forza Italia Elena Centemero, membro della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d’Europa.
La prima proposta emendativa incrementa di 2 milioni e mezzo di euro le risorse per i progetti legati ai percorsi formativi ‘Donna, politica ed istituzioni’ promossi dal Dipartimento per le Pari Opportunità, in collaborazione con il Miur e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, e volti a diffondere la cultura di genere e delle pari opportunità. La seconda, potenzia le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza. A tal fine sono previsti 8,41 milioni di euro per il 2015, 12 milioni per il 2016 e 16 milioni per il 2017. Per entrambe le proposte sono individuate solide coperture finanziarie.


FARNESINA, IN POLE POSITION LA 32ENNE LIA QUARTAPELLE

ottobre 28, 2014

Dalla Leopolda emerge un nome nuovo nella prima fila dei possibili successori di Federica Mogherini alla guida della Farnesina. Secondo fonti diverse e concordanti, sarebbero salite piuttosto in alto le quotazioni di Lia Quartapelle, 32 anni, deputata milanese del Pd alla prima legislatura, a lungo ricercatrice dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale.

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DE PETRIS

NAPOLITANO SCEGLIE E SCEGLIE UNA DONNA

ottobre 20, 2014

“Io procederò rapidamente”. Dopo l’ennesima fumata nera – la ventesima – Giorgio Napolitano ha voluto avvertire ieri il Parlamento che lo stallo sull’elezione dei giudici alla Corte Costituzionale (e del componente laico del Csm) doveva concludersi al più presto. E, dopo appena 24 ore da quel suo “vado avanti per conto mio” pronunciato a denti stretti lasciando il vertice Asem di Milano, mette in pratica quanto detto ‘sorpassando’ in velocità il Parlamento e nominando i due giudici di designazione presidenziale.
Un segnale importante, anche in relazione alla scelta fatta perché dei due nuovi giudici della Consulta che vanno a sostituire Sabino Cassese e Giuseppe Tesauro. Assieme a Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Milano, la seconda nomina presidenziale è infatti al femminile: la professoressa Daria De Petris. Trentina, 58 anni, due figli, sposata con il direttore generale dell’ufficio anticorruzione dell’Ue, Giovanni Kessler, dall’aprile del 2013 è rettore dell’Università di Trento e vanta un curriculum di assoluto rispetto.

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