W quote rosa per progredire
Argomento: Economia | Tipo di notizia: Nazionale | Autore: Alessandra Zendron

Argomento: Economia | Tipo di notizia: Nazionale | Autore: Alessandra Zendron
Di quote di genere si parla dagli anni ottanta. Di recente, di fronte all'insuccesso di altri tentativi di superare la discriminazione delle donne, sono diventate l'unico modo per riequilibrare la presenza dei generi ai vertici dell'economia e della politica anche per tanti di coloro che erano dapprima perplessi. Francia, Norvegia e Spagna hanno introdotto quote del 40 per cento e ne stanno già vedendo i frutti positivi sotto l'aspetto economico. Il dibattito in Europa e si concentra sul superamento del cosiddetto"tetto di cristallo", per cui le donne non riescono a raggiungere in misura adeguata i livelli alti della dirigenza privata e pubblica. Nel mondo si diffondono le quote nelle liste elettorali, ultimi Ecuador e India. L'Italia ha previsto le liste paritarie uomini-donne nel titolo V della Costituzione, ma la legge viene regolarmente aggirata. Per ciò che riguarda la recente legge, che introduce le quote minime nelle società pubbliche e in quelle quotate in borsa, si deve dire anzitutto che il 20 per cento previsto è troppo poco per dare il via al necessario cambiamento. Gli studi a questo proposito concordano su un dato. E cioè che solo con un minimo di 30 per cento si creano le condizioni per cui le donne non siano solo rappresentanti del proprio genere, e possano avere un confronto fra di loro, e siano in grado di mutare la cultura manageriale. Dai dati pubblicati dall'Alto Adige si vede come in molte società pubbliche non c'è ombra di donne. Eppure le donne qui lavorano, sostituiscono gratis la carente mano pubblica nella cura di figli e anziani, e pagano le tasse. Sono "derubate", perché non possono partecipare alle decisioni sulla destinazione del denaro pubblico e le subiscono, anche quando pesano molto sulla loro vita.
Ne sono testimonianza i tagli alla sanità, alla scuola, all'assistenza, alla promozione dei disabili, che la ricca provincia di Bolzano sta facendo, mentre stanzia cifre da capogiro per opere talvolta inutili, che abbassano la qualità di vita e producono malattia, come l'inceneritore o le speculazioni edilizie. Ne è testimonianza a livello nazionale l'accanimento da parte del governo nell'alzare l'età di pensionamento delle donne, e l'avere "distratto" il denaro risparmiato con le precedenti manovre dalle destinazioni previste, che erano i servizi per l'infanzia e la vecchiaia.
A Bolzano le società quotate in borsa sono quasi inesistenti. Le aziende private sono spesso, come nel resto d'Italia, di carattere ereditario o famigliare. Le pubbliche sono il luogo in cui si sistemano i compagni di corrente non eletti o ritenuti utili dalle consorterie, solo casualmente "qualificati e competenti". L'obiezione che le donne qualificate e competenti mancherebbero, fa ridere, (o piangere). Fatto sta che la proposta di creare un elenco ufficiale di donne competenti nei vari settori, fatta qualche anno fa dal Comitato provinciale Parità, è stata rifiutata. In Norvegia, la quota ha portato nei C.d.A. donne che mediamente sono ben più qualificate degli uomini, ma che altrimenti non erano entrate nei Board of directors. Immagino che qui sarebbe uguale. In Germania, nell'appassionato dibattito nei mass media, le argomentazioni messe in campo riguardano il principio di eguaglianza, la giustizia, le immagini di ruolo, ma anche il successo economico e il miglioramento della corporate governance nelle imprese che hanno introdotto le quote, e inoltre il cambiamento della cultura imprenditoriale, la modernizzazione e civilizzazione dei ruoli sociali, la rivalutazione del valore del lavoro di cura e la sua conseguente suddivisione nella famiglia. La ministra Vonder Leyen si è da poco convertita alla necessità di normative specifiche, dopo che gli accordi con diverse imprese non hanno dato risultati soddisfacenti. Altre grandi imprese hanno preso però l'iniziativa. René Obermann, presidente del C.d.A. di Deutsche Telekom ha annunciato che entro il 2015 il 30 per cento di tutte le posizioni di medio e alto management nella sua azienda saranno occupate da donne. Frank Asbeck fondatore della SolarWorld parla del 50 per cento come quota naturale. Hans-Olaf Henkel, ex presidente di BDI, l'Associazione dell'industria tedesca, li ha incoraggiati, dichiarando che "è un segno di miseria per l'economia tedesca che le donne nei C.d.A. provengano solo dalle organizzazioni dei lavoratori". L'aumento del Pil dei paesi europei che hanno fatto della maggior presenza di donne nei C.d.A. delle imprese un volano di sviluppo, sono oggetto di attenzione anche del World Economie Forum attraverso il Gender Gap Report. La commissaria per la giustizia della UE, Viviane Reding, dice che si dà tempo fino alla fine del 2011 e "poi dovremo pensare a concreti passi sul piano della UE perché entro il 2015 si arrivi al 30 e entro il 2020 al 40% di donne in tutti i consigli di amministrazione delle imprese quotate in borsa". A parere di chi scrive, di fronte alla riduzione delle risorse economiche, dare alle donne il giusto posto nelle posizioni diretti-ve dell'economia e della politica è importante. Le quote significano non solo più eguaglianza, ma anche più potere e più soldi per le donne, che ne hanno meno. Significa trovare i modi di non costringerle a scegliere fra carriera e figli. Le quote possono aiutare ad affermarsi modelli di vita nuovi e umani. Se le donne assumono lavori direttivi, gli uomini non diventeranno automaticamente"uomini di casa", ma dovranno contrattare con i loro datori di lavoro nuovi modelli lavorativi. Le loro carriere diventeranno complesse, come sono oggi quelle delle donne. Fare figli, prendere aspettative lunghe, lavorare e prendersi cura dei genitori vecchi, sono impegni che la vita pone davanti a tutti e tutte. I ritmi della società si devono adeguare. Sarà un buon cambiamento.
Alessandra Zendron