A Milano parte la prima sperimentazione italiana
Nel resto d'Europa già esistono da anni, ma in Italia Moms@work è la prima sperimentazione d'intermediazione professionale dedicata a lavoratrici madri. Lanciato lo scorso marzo a Milano su iniziativa di Anna Zavaritt e Cecilia Spanu, in collaborazione con Gi Group e finanziato in parte dalla Regione Lombardia, il servizio sta entrando in piena operatività.
La fase pilota, durata tre mesi, è servita a realizzare un'analisi quanti-qualitativa di ottanta società family friendly dell'aerea milanese e a costruire un data base di profili qualificati, che al momento annovera 3.200 curriculum (due terzi alla ricerca di un lavoro flessibile e un terzo con un impiego full time da trasformare in part time). Oggi sono in corso di negoziazione i primi matching tra offerte e domande di occupazione al femminile. «Ma a regime - spiega Anna Zavaritt - prevediamo di offrire, oltre al servizio di recruitment e placement, un'attività di consulenza alle aziende su strumenti e modalità applicative di tutte le forme di work-life balance, di cui la flessibilità è una delle espressioni».
La riorganizzazione del lavoro secondo nuove logiche è, infatti, un'esigenza prioritaria delle aziende, che si è acuita con la crisi economica. A livello istituzionale la consapevolezza è alta, tanto che presso la Regione Lombardia è stato costituito un tavolo ad hoc, con la partecipazione di parti datoriali e sindacali. «Siamo convinti che la conciliazione in senso ampio sia il punto di incontro tra l'efficienza produttiva e le esigenze dei lavoratori, uomini e donne che siano - afferma Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia - Ora bisogna creare dei meccanismi di premialità per le aziende che investono in questa direzione». Per ora, infatti, il tessuto imprenditoriale lombardo risponde a singhiozzo. Aumenta la sensibilizzazione, ma le Pmi agiscono in modo poco consapevole e spesso dettato dall'emergenza. E il caso, ad esempio, di Codevintec, uno dei maggiori distributori di strumentazione e know-how nel campo delle scienze della terra.
«Quattro anni fa ci siamo trovati con quattro dipendenti su nove obbligati ad astenersi dal lavoro in parte per maternità, in parte per cura di familiari. Una riorganizzazione si è resa necessaria. Grazie ai contributi della legge 53/2000 abbiamo assunto una persona e mezza e abbiamo introdotto strumenti come il telelavoro e servizi come l'utilizzo di baby sitter in casi di necessità - racconta Chiara Faccioli, office manager -. Oggi l'emergenza è diventata normalità e l'azienda gestisce in maniera attiva la flessibilità di orario, il part time e l'affianca-mento al reinserimento»