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Sakineh, «forte impegno» dell'Italia

Argomento: | Tipo di notizia: | Autore: CORRIERE DELLA SERA

«Un atto altamente lesivo dei principi di libertà e difesa della vita», davanti al quale l'Italia ribadisce il suo «impegno forte e non solo con posizioni di principio». Dopo la società civile e i politici di ogni schieramento a partire da Franco Frattini, anche Giorgio Napolitano si schiera nella campagna mondiale per salvare la vita di Sakineh Mohammadi Asshtiani. La più alta carica dello Stato ha parlato della prigioniera iraniana ieri a Roma in una conferenza stampa congiunta con la presidente finlandese Tarja Halonen, che ha riconosciuto al nostro Paese «un attivismo esemplare contro la pena di morte».
Già promotrice della moratoria mondiale sulle pene capitali dal 1994 (una lunga battaglia vinta con la risoluzione Onu del 2007), l'Italia, insieme alla Francia, è ora in prima linea nella difficile missione d'impedire a Teheran l'esecuzione - per lapidazione o impiccagione che sia - della donna simbolo di migliaia di prigionieri e centinaia di condannati a morte in Iran. Che vedono avvicinarsi il rischio delle esecuzioni con l'imminente fine del Ramadan.
E mentre ogni giorno e ovunque si moltiplicano gli appelli -dal presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso al poeta e drammaturgo spagnolo Fernando Arrabal - i segnali che arrivano dalla Repubblica Islamica sono tutt'altro che rassicuranti. Dopo gli attacchi a Italia e al suo premier, e alla Francia e alla sua première dame, ieri l'Iran se l'è presa con l'Europa. «Stanno difendendo una persona condannata per omicidio e adulterio», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Ramin Mehmanparast. «Se rilasciare gli assassini è percepito come una questione umanitaria, allora tutti i Paesi europei dovrebbero liberare i loro omicidi». L'accusa di complicità nell'uccisione del marito era valsa a Sakineh una condanna a io anni di carcere, poi rivista e annullata secondo il suo difensore Javid Houtan Kian. Ma la recente sparizione di tutti gli atti giudiziari di quel processo, unita alle parole di Mehmanparast, fa pensare che Teheran stia preparando una nuova mossa, e non certo di distensione. Ieri il giornalista francese Armin Arefi, uno dei leader della campagna, ha appreso da Kian che la sua assistita è stata trascinata in tribunale e interrogata per tre-quattro ore, ripresa da una telecamera. «Da quanto ho appreso da altre detenute, volevano sapere da chi partissero tutte le interviste sui media mondiali, se la colpevole fosse lei o io», ha detto Kian, dicendosi certo «che le nuove "confessioni" di Sakineh saranno presto diffuse dalla tv di Stato». Già l'11 agosto la donna aveva ammesso d'essere adultera e omicida in tv, ma poi si era saputo che quello era stato il risultato di due giorni di torture.

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