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Quote rosa: la Juventus batterà il calcio d'inizio

Argomento: | Tipo di notizia: | Autore: Maria Silvia Sacchi

Gli effetti della legge Golfo-Mosca approvata martedì. Nel 2013 il vero esordio. Con Danieli e Aicon tra le prime società che dovranno adeguarsi. Il «nodo» di chi controllerà le aziende pubbliche.
Una squadra di calcio, un gruppo siderurgico, una società di barche di lusso. Rispondono ai nomi, rispettivamente, di Juventus, Danieli e Aicon le società che, secondo la Consob, potrebbero «tenere a battesimo» le quote di genere. La normativa che, come noto, porterà i consigli di amministrazione delle aziende quotate e delle società pubbliche a essere composti per un quinto di donne entro il 2015, primo step del provvedimento. Più «in forse» Damiani, che chiude il bilancio probabilmente troppo presto per la piena operatività della legge.
Si iniziano, dunque, a fare stime sull'impatto della. legge. E tra gli effetti possibili potrebbe esserci la sparizione dei Cda molto piccoli, la tendenza a prendere donne per il ruolo di indipendente e anche una presenza di donne maggiore del previsto. Ma l'interrogativo più rilevante in questo momento riguarda le società pubbliche (vedi anche articoli alle pagine 2 e 3): chi sorveglierà? «Per le società quotate c'è la Consob, e per le pubbliche? — domanda Susanna Stefani, vice presidente di Governance consulting —. Diventa essenziale accedere a elenchi di professionalità indiscussa».
Delle tre società citate all'inizio, solo il Cda di Danieli vede una presenza femminile, la vice presidente Carla De Colle, parte della famiglia proprietaria. Per Juventus e Aicon si tratterà, invece, di una vera novità. Quanto a Damiani, oltre a Silvia Grassi Damiani, in Cda c'è Roberta Benaglia, consigliera indipendente.
La legge, varata martedì, deve essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale e prevede poi un anno di tempo prima di essere applicata. Si calcola, quindi, che saranno le società i cui consigli scadono nella seconda metà del 2012 a esserne coinvolte per prime (dà qui l'incertezza che ancora c'è su chi per primo adotterà le quote) per poi arrivare alla stagione delle assemblee 2013. Un anno, il 2013, che vedrà andare al rinnovo una novantina di società per complessivi 900 consiglieri (fonte: Governance Consulting). Tra i nomi, una società cruciale nel sistema finanziario italiano come Generali, municipalizzate e multiutilities come Acea, Acegas-Aps, Acsm-Agam, gruppi familiari come Benetton, Caltagirone, Cofide, Erg, Indesit, banche come IntesaSanPaolo e Ubi, gruppi fmanziari come Unipol. Un terzo del listino di Borsa che vede, a oggi, solo 61 donne nei suoi Cda, il 6,7% del totale. Sarà impegnativo. Circa la metà di queste società ha Cda totalmente maschili e nell'altra Metà quasi sempre le donne presenti sono parte della proprietà. Si può dire, insomma, che sarà più facile per le famiglie con figlie. E, chissà, magari la legge agevolerà anche qualche passaggio generazionale.
Per adesso nelle società di executive search non si è ancora sentito l'effetto, «gli italiani si organizzano sempre all'ultimo minuto», dice Massimo Milletti, amministratore delegato di Eric Salmon. «Il dibattito che è nato attorno alle quote rosa, però, ha avuto l'effetto di portare a una consapevolezza maggiore sull'importanza di avere donne nei. livelli manageriali - aggiunge Tiziana Del Vecchio, managing partner di Management Search —. Su questo fronte, il cambiamento c'è». Conferma anche Giulia Belloni, managing director di Russell Reynolds Associates, secondo la quale «la legge servirà proprio a dare "una spallata" là dove la sensibilità a questo tema, generalmente in crescita, è invece completamente assente».
E negli studi legali che si ragiona adesso, che si cercano eventuali problemi interpretativi, eventuali «buchi» normativi. Claudia Parzani, partner dello studio Linklaters per il quale «accompagna» le società in Borsa e di cui forma i consiglieri, dice ci sono almeno tre punti di riflessione: 1) capire se le donne entreranno soprattutto come Consiglieri indipendenti, un ruolo complesso per il quale è difficile trovare candidati; 2) vedere se il meccanismo della formazione delle liste porterà, com'è probabile, ad avere alla fine un numero maggiore donne e a un allargamento dei consigli di amministrazione, soprattutto quelli più piccoli, 3) comprendere come funzioneranno le società pubbliche, «un problema enorme». «Il rinvio per le società pubbliche con un regolamento separato si giustifica con l'impossibilità di applicare loro il sistema di vigilanza e sanzionatorio affidato alla Consob - aggiunge Annalisa Reale, partner Studio Chiomenti -. Si dovrà vedere però se il regolamento si limiterà a un adattamento alle specificità "tecniche" o se si coglierà l'occasione per limare qua e là e introdurre regole in pratica difformi»

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