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Michela Murgia vince il Campiello

Argomento: | Tipo di notizia: | Autore: redazione

Michela Murgia ha vinto il premio Campiello 2010, edizione numero 48, con l'opera "Accabadora" (Einaudi). Con 119 voti su 300, la scrittrice ha battuto gli altri quattro finalisti: Gad Lerner, Antonio Pennacchi, Gianrico Carofiglio, Laura Pariani.
DEDICA - Michela Murgia, classe '72, non ha dedicato il suo trionfo alla su terra d'origine, la Sardegna, ma a Sakineh, la donna iraniana che rischia di morire lapidata: «Non dedico questo premio alla Sardegna perché la Sardegna è capace di sollevarsi da sola, ma lo dedico a Sakineh, la donna iraniana che rischia la lapidazione perché è una donna forte che sta lottando». Poi la scrittrice ha commentato la vittoria con buona dose di ironia: «Cosa mi porterà il Campiello? Per ora solo un gran male ai piedi... Questo libro esprime il mio sguardo precario sul mondo, è un doppio sguardo, sulle cose serie e su quelle divertenti. Forse è segno di schizofrenia o di eclettismo».
I FINALISTI - La scrittrice sarda è sempre stata in testa nei risultati parziali delle votazioni comunicate al Campiello. Il suo maggiore concorrente (ritenuto favorito), Antonio Pennacchi, autore di "Canale Mussolini" (Mondadori), ha avuto 73 voti. Subito dopo si è piazzato Gianrico Carofiglio con "Le Perfezioni provvisorie" (Sellerio), che ha totalizzato 62 voti. A seguire Gad Lerner con "Scintille" (Feltrinelli), fermo a 21 voti, mentre Laura Pariani con "Milano è una selva oscura" (Einaudi) è ultima con 13 voti.
IL LIBRO - Acabar, in spagnolo, significa finire. E in sardo accabadora è colei che finisce. Nel titolo c'e già tutta la storia del romanzo della Murgia. Maria, bambina, vive in casa dell'anziana sarta Bonaria Urrai e tutti sanno a Soreni che, pur non essendo parenti, la piccola è destinata diventare la sua erede. Se dapprima Maria è spaventata dalle uscite notturne della vecchia vestita di nero, infine capirà che la sua è una conoscenza quasi millenaria delle cose della vita e della morte. Il suo compito è quello di entrare nelle case per portare una morte pietosa: il gesto finale e amorevole dell'accabadora, l'ultima madre.

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