Più attente, più diligenti, più studiose: le statistiche certificano che le le donne sono diventate le prime della classe
Ora che gli esami di maturità sono finiti e i ragazzi stanno riflettendo sul loro futuro - mi iscrivo all'università? In quale facoltà? In quale ateneo? - k cifre fornite dal servizio nazionale di valutazione Invalsi sui livelli effettivi di apprendimento alla fine della scuola secondaria superiore disegnano un quadro drammatico, mostrandoci impietosamente una scuola in cui la maggior parte dei «maturi» non possiede neppure le conoscenze e le competenze di base, a partire dalla capacità di scrivere correttamente nella propria lingua.
Quel che tuttavia risulta meno evidente almeno nella discussione pubblica, è quanto grandi siano le differenze di preparazione all'interno dell'universo degli studenti. L'Italia, per esempio, non sfigura affatto male nei confronti internazionali se si considera solo il Nord del Paese, o se si considerano solo i licei: i grandi punti deboli sono il Sud, gli istituti tecnici, gli istituti professionali. Ma c'è anche un'altra distinzione che resta troppo spesso in ombra, ed è la differenza fra ragazzi e ragazze. Non solo nel senso che le ragazze sono più attente, più diligenti, più studiose, più regolari negli studi, ma anche nel senso che ormai andiamo verso un mondo in cui il livello medio di istruzione delle donne sarà largamente superiore a quello degli uomini.
Nelle famiglie dei nostri genitori e dei nostri nonni era del tutto normale, anche in ambienti sociali elevati, che i figli maschi studiassero e le figlie si fermassero alla licenza elementare o alla licenza media. Ancora nel 1946, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le ragazze che completavano gli studi universitari erano circa un quarto
dei loro coetanei maschi. Quarantacinque anni dopo, nel 1991, le ragazze laureate avevano raggiunto i ragazzi. O sono una volta e mezzo i loro compagni maschi.
Questo processo di emancipazione progressiva è avvenuto in tre grandi ondate). Una prima ondata si è avuta subito dopo la fine della guerra, negli anni operosi della ricostruzione. Una seconda si è avuta fra i primi anni '60 e i primi anni '70, in corrispondenza dei processi di apertura del sistema dell'istruzione, con l'introduzione della scuola media unica (1963) e la liberalizzazione degli accessi all'università (1969). Una terza ondata si è avuta a partire dal 1985 ed è tuttora in corso.
Il divario fra ragazzi e ragazze cresce via via che si procede negli studi. Fino alla licenza media inferiore la probabilità di conseguire il titolo è approssimativamente la medesima per i ragazzi e le ragazze, forse anche in omaggio al precetto di don Milani, per cui «la scuola dell'obbligo non può bocciare». Nella scuola superiore la proba-
bilità di conseguire il titolo delle ragazze è del 15 per cento più alta di quella dei ragazzi. Nell'università il vantaggio sale al 42 per
cento, e tocca addirittura il 50 per cento se consideriamo solo le lauree vere e proprie,
ossia chi non si è fermato al triennio e ha conseguito una laurea di 4 o 5 anni.