A Madrid, per analizzare la crisi energetica, si sono riuniti gli stati generali dell’industria petrolifera che non hanno nascosto una certa inquietudine nonostante le ricche rendite. Eppure il petrolio a 150 dollari al barile si traduce in un enorme trasferimento di risorse dai paesi consumatori ai paesi produttori. Ogni giorno gli 87 milioni di barili estratti diventano 12 -13 miliardi di dollari diretti nelle tasche dei produttori. Allora come mai questa preoccupazione ? Il nuovo timore rinvia all’85 -86 quando il contro-shock fece sprofondare i prezzi petroliferi a 5 -10 dollari al barile. Fino ad oggi la giustificazione dell’OPEC è che il mondo è ben fornito di petrolio mentre i prezzi alti sono il risultato del dollaro debole , della speculazione e della dissennata politica americana. Al contrario, Washington denuncia la strategia dell’OPEC e sollecita un aumento di produzione . Secondo l’economista Krugman la speculazione non c’è mentre per l’IEA l’OPEC sta producendo al massimo così come i produttori non OPEC e le scorte non aumentano, segno che sono i fondamentali a spingere i prezzi. Chi ha ragione? Il fatto è che alcuni (la Russia) prospettano lo spauracchio di 200 dollari al barile e uno un shock di tal fatta non va bene neppure all’OPEC perché verrebbe spiazzata la sua teoria di tenere l’Occidente sempre sul filo del rasoio. Infatti, malgrado le difficoltà di mantenere la disciplina, l’Organizzazione ha sempre conservato il suo ruolo di cardine del mercato amplificato dall’aumento dei consumi mondiali. Adesso però l’OPEC teme la mina vagante della recessione e di conseguenza l’avvio di contromisure che potrebbero ridurre il peso del petrolio sulle maggiori economie. Un altro grave problema è il ruolo crescente della Russia la cui politica energetica si confonde con la politica di potenza. Il direttore di Economist Bill Emmot ritiene che Mosca voglia soffiare il primato all’’Arabia Saudita. Un altro elemento della partita è la sete petrolifera della Cina che adesso è preoccupata non solo del petrolio ma anche dei prezzi. Se entro l’anno, per contrastare l’inflazione Pechino deciderà di rivalutare lo yuan , la domanda si raffredderà con effetti su tutto il mercato del greggio. Non ci sarà però alcun crollo perché il prezzo energetico scenderà lentamente. Indietro..
![]() |
|||||
| ___________________________________________________________________________ | |||||
L'INQUIETUDINE DELL'OPEC |
|||||
|
|||||