Il G-8, che si è concluso il 9 luglio a Toyako in Giappone, non è stato un vertice come gli altri. Mai i Grandi prima di ora hanno dovuto affrontare tante crisi contemporanee: i superprezzi del petrolio e cibo, l’ instabilità finanziaria, il peggioramento dell’ambiente e la povertà dilagante. Ma gli Otto, ancora una volta non sono riusciti a trovare gli strumenti idonei a risolverli perché una cosa sono le parole un’altra le decisioni . Sul Clima e sugli aiuti all’Africa i progressi sono stati minimi . Il G-8 è pronto a dimezzare le emissioni nocive del 50% entro il 2050 e ha cercato di convincere il G-5 ( le grandi economie emergenti: Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica) e il G-3 (Australia, Corea del Sud, Indonesia ) a trasformare l’impegno in una visione condivisa. I Tre Paesi del Pacifico si sono detti disposti ma la risposta dei Cinque è stato un netto no affermando che i sacrifici devono farli soprattutto i responsabili dei guai odierni mentre loro non hanno alcuna intenzione di porre un freno allo sviluppo industriale. Se il G-8 si porrà l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’80 – 95% entro il 2050 – ha detto la Cina - il G-5 sarà disposto a riconsiderare il suo ruolo e a dare un contributo.
Per quanto ha riguardato l’aiuto al Terzo Mondo i paesi industrializzati e i paesi africani si sono rinfacciati a vicenda il mancato rispetto degli impegni presi. I Grandi rischiano di dimostrare la loro incapacità proprio mentre la crisi energetica e alimentare sta moltiplicando le difficoltà dei paesi poveri, dove i sottoalimentati potrebbero aumentare di100 milioni di unità (30 milioni nella sola Africa), e dove gli aiuti allo sviluppo destinati all’agricoltura sono scesi del 16% del 1980 al 4% nel 2004. Dopo accuse e contro accuse, il G-8 si è limitato a confermare l’impegno preso 3 anni fa in Scozia , e cioè il raddoppio degli aiuti all’Africa ,a 50 miliardi di dollari entro il 2010 ( a cui non crede nessuno dato che finora sono stati versati solo 3 miliardi), ad aumentare la produzione agricola mondiale sul lungo termine e a “studiare” l’impatto sui prezzi delle coltivazioni destinate ai bioenergia. Nel mirino delle organizzazioni umanitarie soprattutto Italia e Francia per i generosi sussidi ai loro agricoltori che ostacolano la produzione dei PVS. Secondo la classifica stilata dal centro studi del G-8 l’Italia è all’ultimo posto negli aiuti al Terzo Mondo e anzi ha recentemente approvato, un taglio di 170 milioni di euro per le risorse destinate alla cooperazione internazionale a partire dal 2009. Il segretario generale Banki Moon ha presentato un piano preparato dall’ONU,” The Food and Farming Crisis: Comprehensive Framework for Action”, secondo cui la crisi alimentare e energetica può diventare un’occasione per rivoluzionare gli aiuti e che propone 3 azioni parallele: alleviare nel breve le sofferenza che la crisi procura a 800 milioni di abitanti del pianeta; drastica riduzione delle tariffe sull’importazione agricola e dei sussidi al settore che in Europa valgono circa il 65% dell’intero budget dei sussidi di Bruxelles ai paesi membri; coinvolgimento del settore privato, soprattutto dei produttori di macchine agricole , dato che oggi almeno due miliardi di persone vivono di stenti perché il capo famiglia non è in grado di acquistare i macchinari agricoli e i fertilizzanti di cui ha bisogno e i cui prezzi sono aumentati dal 30% al 50%. L’obiettivo è almeno l’utilizzo a turno delle attrezzature agricole. Al termine dell’incontro Angela Merkel ha protestato perché su un altro tema trattato, il rapporto tra le valute,avrebbe voluto che il documento finale contenesse un accenno ai cambi, lasciando intuire la necessità di un richiamo all’apprezzamento del dollaro. Curiosamente i veri protagonisti del vertice sono stati i 5 invitati (che hanno anche organizzato un applaudito controvertice) – Cina, India, Messico, Brasile e Sudafrica – che rappresentano il 42% dell’umanità e il 16% della ricchezza mondiale. La Francia, considerato il loro peso, avrebbe voluto l’allargamento del G-8 ai 5 colossi che si stanno affacciando in modo dirompente sulla scena mondiale ma Italia, USA e Giappone hanno insistito a rendere sì più stretto il dialogo ma lasciando intatta la struttura del gruppo . Indietro..
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LE ILLUSIONI DEL G-8 |
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