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EMMA CHIAMA SERGIO. SUMMIT SUL CONTRATTO

Argomento: | Tipo di notizia: | Autore: La Stampa

L'appuntamento è per questa mattina alle 10
nei saloni della Regione Piemonte che affacciano su piazza Castello a Torino. Dopo l'annuncio, il 21 luglio scorso a Detroit, sul trasferimento della produzione della piccola monovolume L0 da Torino a Kragujevac in Serbia, l'amministratore della Fiat, Sergio Marchionne, si ritrova faccia a faccia còn il sindaco Sergio Chiamparino, il presidente della Regione Roberto Cota, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, i vertici sindacali di Cgil, Cisl e Uil e di Fiom, Fim e Uilm. Un confronto preceduto da mille polemiche e altrettanti timori sul futuro produttivo di Mirafiori e in genere degli stabilimenti Fiat in Italia, dopo che l'esito delle votazioni su Pomigliano (via libera all'accordo, ma con un 36% di no che non garantisce adeguatamente l'azienda) e l'avvio di scioperi in alcuni siti aveva indotto il Lingotto a sospendere l'attuazione del piano di investimenti nella Penisola.
E non è servita certo ad allentare granché la tensione la notizia rilanciata ieri da Radiocor e poi da tutte le agenzie di stampa della costituzione di una nuova società per Pomigliano. 

Si chiama "Fabbrica Italia Pomigliano" ed è stata iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino il 19 luglio. Controllata al 100% da Fiat Partecipazioni, con un capitale di 50 mila euro, la società è presieduta da Marchionne. Si tratta in realtà di un atto formale, già previsto dal piano di rilancio dello sta-
bilimento e permette all'azienda di superare l'impasse creata dalla mancata firma da parte della Fiom-Cgil.
La nascita di Fabbrica Italia Pomigliano consentirebbe in prospettiva alla Fiat di riassumere, con un nuovo contratto, i 5 mila lavoratori attuali dello stabilimento campano. Il Lingotto, infatti, sarebbe intenzionato a disdettare l'attuale contratto dei metalmeccanici di Confindustria (e la cosa riguarderebbe anche i lavoratori degli stabilimenti di Mirafiori, Cassino, Termini Imerese più gli addetti degli enti centrali, per un totale di 25 mila persone), che rimarrebbe comunque in vigore sino al 31 dicembre 2012, data della naturale scadenza. 
La possibile uscita di Fiat dall'orbita Federmeccanica-Confindustria preoccupa non poco l'organizzazione guidata da Emma Marcegaglia, tanto che ieri da viale dell'Astronomia precisavano «che ancora non c'è nessuna comunicazione da parte di Fiat in merito alle indiscrezioni di questi giorni». Le stesse fonti hanno altresì aggiunto che «le parti stanno lavorando a una soluzione che permetta di realizzare il progetto newco consentendo nello stesso tempo a Fiat di restare in Federmeccanica e quindi in Confindustria». In altre parole, un associato per essere iscritto deve rispettare il contratto nazionale di lavoro. Questo recita lo statuto: ed è appunto su modifiche allo statuto che stanno lavorando pool di avvocati di Fiat e Confindustria. 
La situazione sarebbe comunque ancora molto fluida, tanto che delle vicende Fiat e delle conseguenti implicazioni discuteranno questo pomeriggio a tu per tu Marchionne e Marcegaglia nel corso di un incontro convocato a tambur battente a Roma.
L'annuncio di voler procedere alla disdetta del contratto nazionale di lavoro dopo il 2012 dovrebbe invece essere dato a tutti i sindacati domani, a Torino, presso la sede dell'Unione Industriali. Un secondo incontro, a seguire, affronterà il nodo Pomigliano e l'attuazione degli accordi sottoscritti da Fim, Uilm, Fismic e Ugl ma non da Fiom, che perciò non vi prenderà parte.
Oggi in Regione Marchionne spiegherà che l'operazione serba non è una sconfessione del piano industriale. Mirafiori e Kragujevac non sono alternativi. Il piano indica l'evoluzione produttiva negli 11 stabilimenti Fiat nel mondo in termini di piattaforme e non di singoli modelli. Per Mirafiori la produzione annua è confermata in crescita dalle circa 200 mila auto del 2009 a 300 mila nel 2014, con due piattaforme, small (il segmento della Punto) e compact (l'equivalente della Bravo), mentre per l'impianto serbo è prevista una sola piattaforma (small) con una produzione di 180-190 mila pezzi l'anno. In tempi non sospetti, lo scorso 21 aprile, presentando Fabbrica Italia ai giornalisti, Marchionne aveva detto: «Mira-fiori diventerà uno stabilimento molto, molto Alfa Romeo». Oggi l'A.d. Fiat ribadirà il concetto, riaffermando però che gli investimenti previsti (20 miliardi di euro) per Fabbrica Italia, e quindi anche per Torino, andranno avanti a condizione che all'azienda siano garantite efficienza e competitività.

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