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"COSI' HO DIFESO I PRESIDENTI AMERICANI"

Argomento: | Tipo di notizia: | Autore: redazione

L'esperienza unica dell'italiana che ha lavorato all'Us Secret Service negli anni di Clinton e Bush, tra riunioni nei Ministeri e enlle Ambasciate e viaggi sull'Air Force One


 «Quando George Bush padre si fermò dopo 40 minuti di corsa su una spiaggia della Costa Smeralda sotto il sole di luglio perché aveva le vesciche ai piedi, tirammo tutti un sospiro di sollievo. Non sapevamo che, recuperati un paio di cerotti, avrebbe ripreso per altri 20 minuti, a 35 gradi all'ombra. Più tardi ci disse che non si poteva lasciare una missione incompiuta!». Laura sorride, ricordando quell'episodio dell'estate del '99 quando lei, con altre quattro persone, era l'angelo custode dell'ex presidente, responsabile della sua incolumità. Faceva parte, Laura (il nome è di fantasia), dell'Us Secret Service, l'agenzia federale americana che si occupa della protezione del presidente e degli ex presidenti fino a dieci anni dopo la scadenza del mandato, oltre che dei loro familiari. Nel 1996 era stata "arruolata" per aprire, assieme al capo arrivato da Washington, l'ufficio di Milano, che si aggiungeva a quello di Roma nella gigantesca macchina statunitense, presente in 22 paesi e forte di 6.500 tra agenti (speciali e non), tecnici e personale amministrativo solo negli Stati Uniti.
La sua testimonianza dà un'idea dell'agile ingranaggio, pur complesso, che ruota attorno al presidente quando va all'estero. Quarant'anni, folti capelli neri trattenuti da un elastico, occhi verdi sempre in movimento, Laura racconta la sua esperienza a patto di non essere identificata, vista la delicatezza del tema. Perché agli episodi come quello di Bush in spiaggia se ne affiancano mille altri di ben diversa atmosfera «Quando un presidente si muove per una visita ufficiale, si spostano con lui tra le 700 e le 800 persone: il suo staff, gli uomini della sicurezza, tecnici e collaboratori di vari settori, dalla comunicazione al cibo, fino alla gestione delle auto presidenziali, trasportate con un apposito car piane. È un "mondo" che piomba in un paese straniero dove deve inserirsi e armonizzarsi in modo che tutto funzioni. Io sono stata la cerniera tra quella porzione di Stati Uniti e l'Italia», spiega Laura.
Lo ha fatto con un inglese perfetto, imparato da bambina durante lunghi soggiorni in Minnesota,
dove il papà lavorava in una multinazionale Usa. Dopo la maturità, la scelta della scuola per interpreti fu naturale. Ma il suo futuro era in un'inserzione sul Corriere della Sera: «Nell'aprile del 1988, sfogliando il giornale davanti a un

cappuccino, lessi che il dipartimento di Stato americano cercava una figura per rafforzare l'ufficio sicurezza. Cominciò tutto così, un po' per caso, dalla risposta a quell'annuncio. E sperimentai sulla mia pelle la diversità dell'approccio americano: non ti venivano richiesti anni di esperienza o stage o chissà che. Sapevo l'inglese ed ero sveglia. Il resto sarebbe arrivato on the job», lavorando sul campo Dopo qualche anno al dipartimento di Stato, il salto nell'Us Secret service. Con diverse settimane di preparazione al James J. Rowley Training Center, alle porte di Washington. Roba da Ufficiale e Gentiluomo? Altro sorriso: «Beh, sicuramente è stato un periodo molto intenso, anche perché l'Agenzia protegge non solo i
presidenti, ma pure il dollaro...Le compete la lotta alla contraffazione e alle frodi finanziarie. Chi esce da quel centro deve sapersi muovere su entrambi i binari». Quindi tecniche di difesa, tiro al Poligono, simulazioni di attacchi e interventi di emergenza, ma anche corsi sulla valuta e strategie di identificazione di falso monetario, con tanto di training al Bureau of Engraving and Printing dove si stampano i biglietti verdi.
In effetti la prima azione di Laura in Italia, nel '96, è stata una retata in una stamperia di dollari falsi nel bresciano, accanto alla polizia investigativa italiana: «Non ricordo più quante mazzette da 100 furono sequestrate. Erano anni in cui il dollaro era la valuta più contraffatta e l'Italia era seconda al mondo per numero di sequestri, dopo la Colombia».
Ma quelle settimane a Washington sono state fondamentali anche per essere all'altezza delle aspettative nelle tante riunioni tenute con i vertici delle Questure, dei ministeri, delle ambasciate. In modo da organizzare un evento alla perfezione. «Per il G-8 di Genovanel 200110 studio è cominciato quasi un anno prima. Ovviamente nulla era stato lasciato al caso: i percorsi, i carruggi, i tetti delle case, gli ingressi normali e le uscite secondarie, i bagni, i punti più o meno esposti a un'eventuale aggressione. Prove e perlustrazioni, nel clima che sappiamo. Quel giorno ero stata assegnata al motorcade, cioè il corteo delle auto presidenziali, ero fuori in attesa, sommersa come tutti dai lacrimogeni e dalle urla, tesa. Poi, chiuso il capitolo Genova, viaggiai sull'Air Force One, con la stampa e il personale al servizio del presidente, alla volta di Roma, dove per qualche giorno sarei stata al seguito di Barbara Bush (figlia di George W.)».
In situazioni così complesse l'intesa immediata con i colleghi delle forze di polizia italiane è determinante. «Ho sempre lavorato bene con loro, d'altra parte era nel nostro reciproco interesse far funzionare le cose. A volte però ci guardavano come fossimo pazzi. Ricordo una visita di Bill Clinton a Firenze, con un corteo di 4o auto: un'impresa farle muovere per le vie del centro storico. Alle forze di sicurezza locali sembrava inverosimile, la classica americanata, anche se non potevano dirlo».
Da otto anni, Laura ha cambiato vita (e nel frattempo l'ufficio milanese dell'Us Secret Service ha chiuso, è rimasta attiva solo la sede di Roma). «Avevo bisogno di entrare nel mondo "reale", e poi anche quel modus vivendi era diventato ormai routine, volevo cambiare». Si occupa di protezione della proprietà intellettuale in una multinazionale americana, un lavoro in cui le sono tornate utili l'esperienza investigativa e le tecniche anti-contraffazione acquisite in passato. Ma nel suo ufficio ci sono diverse tracce degli anni al fianco dei presidenti. Due foto la ritraggono proprio con Clinton e Bush junior, un'altra foto con Bush senior, una bandiera a stelle e strisce piegata con cura sul davanzale della finestra le fa brillare gli occhi: «L'hanno fatta sventolare il giorno del mio compleanno sul Campidoglio, a Washington, in onore del servizio prestato all'Us Secret service», racconta con una punta di commozione. Per sdrammatizzare, svela dei sette giorni di tour de force con Chelsea Clinton: «Era in vacanza in Toscana alla fine dell'high school con una sua amica. Avevano naturalmente voglia di divertirsi, era un continuo sfuggire ai paparazzi. Una tappa obbligata fu il Palio di Siena: passammo il pomeriggio a rincorrerle, cercando di non perderle nella folla impazzita...Dopo quella giornata, capii che sarei sopravvissuta a tutto!».

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