Sono oltre 14mila le imprenditrici bresciane: i dati diffusi nel corso dell'assemblea annuale di Cna Impresa Donna
Sono 14.5861e imprenditrici bresciane. Impegnate in settori tradizionalmente congeniali alle donne come il sociale, il non profit e i servizi, ma anche in altri prettamente maschili come le costruzioni o l'agricoltura. E a capo di aziende che «hanno resistito meglio alla crisi rispetto a quelle guidate da uomini». Questa è la fotografia de «L'altra metà dell'impresa», quella femminile appunto, emersa venerdì nell'assemblea annuale di Cna Impresa donna.
«Nel marzo del 2000 a Lisbona i Paesi europei hanno stabilito un piano sull'occupazione femminile, come volano per l'economia nazionale - ha spiegato nella sua relazione introduttiva la vicepresidente del Cna Eleonora Rigotti, dopo il saluto del presidente Roberto Lazzari L'obiettivo era raggiungere nel 2010 quota 60% di impiegate in un lavoro autonomo o dipendente. La media europea si aggira oggi sul 57,4%, quella italiana è fissa sul 46,3%, mentre a Brescia il tasso di occupazione arriva al 52%».
Contrariamente alla stabilità generale delle imprese italiane «da giugno 2008 a giugno 2009 le aziende "in rosa" sono cresciute dell'1,5% e si parla oggi di un milione e 450mila imprese (1/4 del totale), i121% delle quali in Lombardia».
Rigotti sottolinea però come «le realtà in cui il potere è in mani femminili siano una rarità» e come proprio per questo «bisognerebbe aiutare una nuova formazione, un cambiamento di tradizioni e cultura». Del tema donna e lavoro «si sta occupando anche la commissione Pari opportunità del Comune - ha proseguito Claudia Taurisano, assessore alla Sussidiarietà, trasparenza, tempi e orari della città -. Stiamo collaborando con la Prefettura per l'armonizzazione degli orari e stiamo lavorando alla semplificazione dei servizi odine». E il nuovo Pgt comprende d'altro canto «un Piano tempi e orari» come illustrato da Paola Vilardi, assessore comunale all'Urbanistica, edilizia e ambiente.
Le ragioni del successo delle donne individuate da Sara Squassina, vicepresidente della commissione Pari opportunità della Provincia, sono quattro: «Flessibilità, maggiore capacità di chiedere aiuto, management condiviso e una minore motivazione prettamente economica. Non per niente l'imprenditoria femminile ha resistito meglio di fronte alla crisi». L'obiettivo per il futuro è «valorizzare le peculiarità che caratterizzano le imprenditrici, per lo sviluppo del Paese - ha concluso Barbara Gatto, referente nazionale di Cna Impresa donna -. E cercare di risolvere le carenze nei servizi di welfare».