Boicottata dalla stampa maschilista
Argomento: Cultura | Tipo di notizia: Nazionale | Autore: CORRIERE DELLA SERA

Argomento: Cultura | Tipo di notizia: Nazionale | Autore: CORRIERE DELLA SERA
Qualcuno ha mai pensato a Oriana Fallaci come a un essere vulnerabile e femminile? O come a una vittima del sistema dei media? Pochi, senza dubbio: ma fra questi c'è la giornalista Lucia Annunziata. «Nel senso che - afferma parafrasando un libro famoso della scrittrice - per me è sempre rimasta soprattutto "una donna". Cioè un essere estremamente femminile, che si portava dietro moltissime delle sensibilità e dei dolori tipici del nostro sesso. Lei era proprio così, a dispetto della sua immagine pubblica di super donna, addirittura maschile».
Certo, tutti ricordano ìl suo bisogno frustrato di maternità, manifestato pubblicamente, e letterariamente. «Ma anche senza scomodare per forza la Lettera a un bambino mai nato - dice Lucia Annunziata - io so, e posso testimoniare personalmente, l'esistenza in lei di un senso profondo di solitudine». E non soltanto psicologica... Secondo la Annunziata, molte delle sue angosce nascevano in realtà «dalla coscienza d'essere stata emarginata in un mondo dell'informazione italiano esclusivamente maschile».
«E c'è di più - prosegue - perché io sono convinta che Oriana, ancor oggi, sia vittima di una vera e propria discriminazione». Non la spaventa il fatto che una simile affermazione possa far storcere il naso a qualcuno, dal momento che la Fallaci è stata la giornalista italiana più famosa del novecento, la star, la prima donna della notizia, eccetera. «Certamente è così - ammette Lucia Annunziata - e tuttavia la discriminazione contro di lei rimane. Già in vita, e tanto più in morte, Oriana è diventata un monumento, celebrato da tutti indiscriminatamente. Eppure anche gli onori che le sono tributati appaiono diversi da quelli che vengono riferiti ai "grandi uomini", in vita o in morte, del nostro giornalismo». La spiegazione è sottile: «Di Oriana si celebra la eccezionalità, la personalità, oltre al carattere, all'imprevedibilità. Ma nessuno nessuno nessuno, neanche il più aperto dei suoi estimatori, è disposto a riconoscerne l'autorevolezza. Lei lo sapeva, ed era proprio questo che le faceva male».
Sul banco degli imputati Lucia Annunziata chiama il maschilismo. «È questo lo sfondo, la tonalità dominante del sistema giornalistico nazionale. Un atteggiamento sempre pronto a celebrare in vita, e poi a parlarne bene da morti, certi senatori della penna che in realtà sono sempre stati solo cavalli».
Parole dure che la Annunziata non esita a rendere ancora più pesanti: «Se mi guardo intorno e osservo la generazione giornalistica di Oriana, vedo un gran numero di maschi che sono stati celebrati come maestri di giornalismo, senatori appunto, e costoro non valevano la mano destra di lei. E mi arrabbio ancora. Aggiungo: io so che lei lo sapeva». Il fatto è - continua - che la Fallaci è stata «il più grande elemento disvelatore del maschilismo nel giornalismo italiano. Lei, una diva internazionale, una cui il "Washington Post" aveva chiesto un contratto in esclusiva per l'America, in Italia è stata dipinta come una matta, una spostata, e negli ultimi anni anche come una venduta alla destra». Piccole e grandi cattiverie: «Di lei si è sempre detto che inventava le interviste, e intanto i suoi romanzi non venivano recensiti». Un esempio di tanta supponenza? «Ricordo un famoso giornalista, maschio naturalmente, mentre confidava a me e ad altri colleghi che Oriana sperava di essere recensita da lui. Il suo commento fu questo: mi ha chiesto di occuparmi del suo ennesimo brutto romanzo. E che ci vuoi fare, le ho scritto un po' di righe».
Il romanzo era lnsciallah.