IN ALTO ADIGE QUOTE ROSA AL 33%
Argomento: Attualità | Tipo di notizia: Nazionale | Autore: redazione

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Varata la nuova legge: nel pubblico dovrà esserci almeno una donna ogni due uomini e per le Pmi private con la certificazione di conciliabilità famiglia-lavoro, previsti incentivi
Con l’entrata in vigore della Lp 5/10, l’Alto Adige spinge sulle pari opportunità con effetti immediati per assunzioni, avanzamenti di carriera e posti apicali nel settore pubblico ma con evidenti ripercussioni anche in materia di accesso ai contributi e concessioni di agevolazioni economiche nel settore privato.
Obiettivo della norma è imporre un rapporto più equilibrato tra i generi negli organi di nomina pubblica e nelle società partecipate dalla Provincia, di cui solo 3 con donne nominate dall’amministrazione. mentre su 111 membri di commissioni le donne sono 12. Grazie alla legge la quota minima per garantire la «situazione di equilibrio fra i generi» (art. 2) dovrà essere in prospettiva del 33%.
Per raggiungere l’obiettivo, il testo prevede l’istituzione di piani di parità di durata quinquennale contenenti misure concrete per eliminare sotto-rappresentazioni e svantaggi Ogni anno l’istituto provinciale di statistica (Astat) elaborerà i dati, distinti fra uomini e donne, per ripartizione provinciale, tipo di rapporto lavorativo, qualifica, funzione, tempo pieno e parziale, classi di stipendio, monte salari, stato di famiglia, premi di produttività e aumenti di stipendio. Sulla base di questi numeri, in caso di assunzioni e avanzamento professionale - e fino al superamento della sottorappresentazione in una data funzione - si darà precedenza, a parità di qualifica, al genere svantaggiato. Il fatto di aver lavorato a tempo parziale per obblighi familiari non potrà costituire un impedimento per assunzioni o promozioni.
Sul fronte privato, le aziende che vorranno ottenere la certifìcazione di conciliabilità famiglia-lavoro, destinata a incidere anche sull’erogazione di contributi e agevolazioni economiche, dovranno soddisfare almeno 4 dei 7 criteri indicati all’articolo 33 del testo. Sì tratta del mantenimento del posto per almeno un anno e mezzo in caso di assenza per obblighi famiilari; della concessione a tempo determinato del lavoro part-time su richiesta del lavoratore con obblighi familiari; della flessibilità dell’orario di lavoro e del luogo di lavoro sempre per chi ha obblighi familiari; della previsione di misure di cura e assistenza per bambini; delle prestazioni aggiuntive per occupati con famiglia; della la promozione della “paternità attiva”. In quest’ottica, per obblighi familiari si intende la cura di un figlio fino a 6anni o l’assistenza di parenti non autosufficienti fino al secondo grado. Il certifìcato rilasciato alle imprese varrà anni e per il suo rinnovo bisognerà documentare l’efficacia delle misure adottate nel periodo precedente.
La legge modifica anche la Lp 4/97 sugli interventi a sostegno dell’economia e la Lp u/g8 sugli incentivi in agricoltura: in entrambi i casi vengono favori- tele imprese che garantiscono un ambiente di lavoro favorevole alla famiglia e adottano misure in favore del genere discriminato.
La Provincia sarà anche la prima in Italia a prevedere per legge la prima consigliera di parità a tempo pino, con diritto all’indennità di funzione di una direttrice d’ufficio. Il suo compito sarà contrastare le discriminazioni sul posto di lavoro e proporre misure per favorire la parità.
La legge avrà riflessi anche per i Comuni: nelle commissioni edilizie dovranno essere rappresentate anche le donne e in caso contrario gli atti saranno nulli.